I polacchi Riverside tornano in Italia per due imperdibili appuntamenti: a Roma il 16 Marzo e a Milano il 17 Marzo.

La location scelta è il Circolo Magnolia. L’unica pecca è stato l’obbligo di tesserarsi al Circolo Arci, ma per quanto riguarda l’organizzazione non ho riscontrato problemi. Il posto era piccolo, ma ben gestito. Forse il palco era un po’ troppo stretto, ma dalla transenna la visuale era ottima.

Aprono la serata gli olandesi Lesoir, una band “artrock” con due voci femminili. Nonostante non li avessi mai sentiti prima, ho apprezzato la loro performance. Mi hanno ricordato gli Epica e i Within Temptation per quanto riguarda la voce, mentre per la parte strumentale si sentono le influenze di band come A Perfect Circle. Le doti vocali di Maartje Meessen sono notevoli, considerando anche il fatto che suonasse il flauto traverso nella maggior parte delle canzoni.

Dopo circa 40 minuti di concerto, cedono il palco agli headliner Riverside. Si tratta del tour promozionale del loro ultimo album Wasteland, uscito il 28 settembre 2018. Rappresenta la prima pubblicazione del gruppo come trio a seguito della prematura morte del chitarrista fondatore Piotr Grudziński, avvenuta nel febbraio 2016. Tutte le parti di chitarra elettrica e parte degli assoli sono state realizzate dal frontman Mariusz Duda. Dal vivo la chitarra viene suonata da Maciej Meller.

La metà della setlist è composta da brani tratti da quest’album: Acid Rain, Vale of Tears, Lament, Guardian Angel, The Struggle for Survival, Wasteland e la conclusiva The River Down Below.

Appena saliti sul palco, i Riverside vengono accolti clamorosamente e questo affetto continua a sentirsi durante tutta la durata del concerto. Si nota chiaramente che la band è felice di suonare sul palco milanese, lo stesso Marius dice di essere contento di vedere molte facce sorridenti tra il pubblico, cosa che non è accaduta in altre città europee in cui hanno fatto tappa.

Anche la band cerca sempre di coinvolgere il pubblico con vari cori e battiti delle mani a ritmo di musica. Particolarmente entusiasta è il tastierista Michał Łapaj, incredibilmente sorridente dall’inizio alla fine del concerto.

Dopo quasi ogni canzone il frontman si è ritagliato alcuni momenti per parlare al pubblico. Ha ricordato l’ultima volta in cui si sono esibiti in Italia: si trovavano davanti a “80 persone e in una stanza piena di zanzare“, ma nonostante questo sono sempre contenti di tornare. Si sono anche scusati di averci fatto aspettare tanto. A detta sua “le date in Italia dovrebbero essere una parte fondamentale dei tour“.

Successivamente si è concentrato sulla scena metal attuale. Ha ribadito più volte che i Riverside non devono assolutamente essere considerati una band progressive. Secondo lui ci sono “alcune band che scrivono canzoni ricche di virtuosismi e altre che scrivono canzoni vere e proprie. Noi apparteniamo al secondo gruppo“. Suona, quindi, come una critica più o meno diretta alle band progressive metal più famose, che non perdono mai occasione per ricordare a tutti le loro doti tecniche e musicali.

Nonostante queste affermazioni possano essere condivise o meno, anche i Riverside hanno dedicato molto tempo del loro concerto a sezioni strumentali e tecniche, soprattutto nella seconda parte della setlist in cui il canto di Mariusz ha lasciato il posto agli strumenti.

Mariusz sa come gestire il palco, incitare la folla e trovare tutte le occasioni possibili per ringraziare gli astanti. Forse la sua personalità ha oscurato gli altri componenti della band, che sembravano quasi fare da contorno alla sua esibizione. In ogni caso si tratta di uno dei live più coinvolgenti ai quali ho assistito.

Al termine del concerto i Riverside hanno promesso di tornare il prima possibile in Italia e si augurano di trovare una folla altrettanto numerosa.

Un fatto curioso è stata la comparsa di un bassista italiano per l’ultima canzone, The River Down Below, al posto di Mariusz che stava suonando la chitarra acustica. E’ stato anche un momento particolarmente commovente, perchè il frontman ha ricordato il chitarrista e l’amico scomparso 3 anni fa. Queste sono state le sue parole: “Non importa quanti musicisti ci sono sul palco, lui sarà sempre con noi.

Setlist:

  1. Acid Rain
  2. Vale of Tears
  3. Reality Dream I
  4. Lament
  5. Saturate Me
  6. Out of Myself
  7. Second Life Syndrome
  8. Left Out
  9. Guardian Angel
  10. Lost (Why Should I Be Frightened By a Hat?)
  11. The Struggle for Survival
  12. Egoist Hedonist
  13. Loose Heart
  14. Wasteland
  15. 02 Panic Room
  16. River Down Below

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