Litio ottenuto dall’acqua: è davvero possibile?

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Torniamo a parlare di litio, che come detto è estremamente difficile da ottenere e rischioso per l’ambiente. Alcuni scienziati stanno cercando di ottenerlo… dall’acqua.

Il litio può essere estratto dall’acqua?

Negli Stati Uniti la produzione di litio non è grande come ci si aspetterebbe. Per questo, Il Pacific Northwest Laboratory (PNNL) del Dipartimento dell’Energia americano sta lavorando con le aziende allo scopo di utilizzare le nanoparticelle magnetiche per isolare diversi materiali dalle acque reflue. Il minerale di cui sopra è uno di questi.


Il lato oscuro della transizione elettrica l’estrazione del litio


Buoni risultati con poca fatica

Se la tecnologia in oggetto dovesse funzionare, potrebbe ottenere risultati in maniera più semplice e veloce, e con un costo inferiore. I test in corso utilizzano appunto le nanoparticelle: queste, magnetiche, sono avvolte in un guscio assorbente, in grado di agganciarsi al litio e ad altri metalli presenti nell’acqua utilizzata nei processi industriali. Sappiamo che il litio è presente nell’acqua pompata nel corso dell’estrazione di petrolio e gas: secondo gli scienziati, se si raccogliesse il 25% di quest’acqua si arriverebbe all’intera produzione annuale. Attualmente i test sono in corso, con l’ausilio di PNNL, Moselle Technologies, Canada Natural Resources Limited e Conoco Phillips. “Il team sta sottoponendo la tecnologia a test a ciclo esteso con il sistema del separatore magnetico, un passaggio necessario per la produzione industriale su vasta scala” fa sapere il PNNL.

Eliminare metà dei costi

“Utilizzando le nanoparticelle magnetiche per attaccarsi alle particelle di litio in soluzione, prevediamo che il concentrato risultante sia una forma più pura” spiega Jerry Mills, CEO di Moselle. Questa è una società texana, che ha concesso in licenza la tecnologia e vorrebbe dirottarla in altre località. “Questo ridurrebbe il costo di ulteriori elaborazioni, e eliminerebbe più della metà dei costi”.

Il processo

Le particelle di ferro vengono aggiunte all’acqua. Un magnete aiuta a raccogliere le nanoparticelle, “traghettandole” in pochissimo tempo, pronte ad essere estratte. A questo punto, le nanoparticelle ricaricate possono essere anche riutilizzate. Tutto questo potrebbe essere impiegato anche negli impianti di desalinizzazione, o dalla stessa acqua del mare. Questa tecnologia potrebbe essere implementata negli impianti geotermici. Se ciò accadesse, il valore del litio recuperato in questo modo potrebbe aumentare il rapporto costo-efficacia di questo metodo di energia verde.

Non solo litio

Ma questo non è possibile soltanto con il litio: gli scienziati stanno lavorando alla possibilità di personalizzare il guscio delle particelle per estrarre altri materiali. Gli ultimi esempi sono le collaborazioni con Moselle e Geo40 per arrivare ad estrarre cesio e antimonio dalle salamoie geotermiche di un impianto in Nuova Zelanda. “Il nuovo approccio del PNNL è davvero straordinario. Offre la promessa di estrarre minerali critici in modo rapido ed economico. E un’innovazione come questa potrebbe valere il suo peso in oro” dichiara Steven Ashby, direttore del PNNL.