L’Italia ripudia la guerra: ma non la disdegna

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“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. Promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Ricordate queste parole? È l’articolo 11 della Costituzione italiana.

L’Italia ripudia la guerra: ma allora perché è impegnata in vari fronti?

La realtà è molto diversa da come i nostri politici voglio farci credere. L’Italia è il quarto paese al mondo più attivo nel mercato delle armi. Si pone come forte concorrente di USA, Russia e Inghilterra, nella vendita di armi leggere. Ma non solo, da un po’ di tempo, sta armando navi dell’area mediterranea e basi strategiche in Medio Oriente. L’Italia ripudia la guerra ma si arricchisce con essa. Il suo mercato di armi, basato soprattutto sulla vendita di armi leggere è molto attivo.

Il mercato

L’AR 70/90 è un fucile d’assalto prodotto dalla fabbrica d’Armi Pietro Beretta Calibro 5,56 × 45 mm NATO, attualmente adottato dall’Esercito italiano. E qui come disse il bardo c’è l’intoppo: lo stesso fucile è in mano di Hezbollah e paradossalmente della Guardia Nazionale libica. Quindi, l’Italia ripudia la guerra, ma vende armi alla Arabia Saudita per poter armare i ribelli che combatte. Le armi passano dalle mani dei sauditi a quelle degli Houti. I ribelli yemeniti che proprio stanotte hanno attaccato una piattaforma petrolifera siriana che fornisce anche l’Italia. Ma il suo mercato non si ferma solo a fucili e pistole, l’Italia è fortemente impegnata nell’armare navi da guerra o costruire e vendere navi da guerra o elicotteri da combattimento. L’ex Agusta tatticamente trasformatosi in Leonardo S.p.A. costruisce i migliori elicotteri da combattimento e addestramento del mondo: elicottero aw119kx e AW249.

L’Italia ripudia la guerra: il mercato alternativo

Questi due elicotteri sono in donazione non solo dell’esercito Italiano, ma sono da poco stati venduti all’esercito Israeliano. Oltre al denaro ha pagato l’Italia anche fornendo missili anticarro a guida da remoto, che vengono utilizzati dall’Italia nelle postazioni in Kuwait da essa controllate. Oltre ai missili, l’Italia ha portato, con la sua ultima spedizione di soldati, hardware per comunicazione codificata: sviluppati in Italia e di livello altissimo. A tutt’oggi l’Italia che ripudia la guerra è presente in tre conflitti internazionali con il ruolo di attore protagonista, ma anche con ruolo di controllo come in Libano.

Il mercato navale

Se qualcuno pensa che l’Italia è un ottimo costruttore di armi leggere e basta, si sbaglia. Questa estate L’Italia ha dato il via libera alla vendita di due fregate Fremm all’Egitto. Si tratta di due navi della Marina militare italiana, le ultime due delle dieci ordinate: la “Spartaco Schergat” e la “Emilio Bianchi”, per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro. Ma questi soldi, come tutti quelli venuti da tale mercato, non vengono mai resi noti al popolo italiano. Poche settimane fa una fonte di Israel news, ci ha informati che le fregate dell’esercito libico, in allarme rosso davanti alle fregate israeliane pronte a fare fuoco, montano cannoni italiani di ultima generazione: Oto Melara da 76mm. Questo cannone di ultima generazione è prodotto dall’omonima azienda con sede a La Spezia. Ma anche italiane sono: 40 celle per il sistema missilistico “C-Iron Dome”. 16 missili superficie-superficie. Due lanciatori di siluri da 324mm. Le unità potranno imbarcare anche gli elicotteri multi-missione Sikorsky SH-60.

Visto che l’Italia ripudia la guerra, i nostri politici ci spiegheranno tutte queste cose, compreso il nostro impegno in Kuwait. Un impegno sempre rinnovato come il nostro mercato delle armi.


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