Sessant’anni di storia italiana che non vengono insegnati.

Molti di noi hanno frequentato un liceo o un istituto e una materia che non può mancare nel percorso scolastico è la storia. L’essenza di questa disciplina è la trasmissione del sapere nel corso del tempo, la sua utilità è quella di permettere agli uomini di comprendere, con tutti gli strumenti donati dal passato, le sfaccettature del presente. Ora, proviamo a cogliere quanto e come viene trasmessa la storia nelle scuole superiori, “in primis” concentrandoci sull’insegnamento di quella italiana.

Prendiamo in considerazione il programma ministeriale liceale italiano e osserviamolo. Analizziamo in particolare la disciplina storica  evidenziando la sua “strabordante” quantità di contenuti.
Molto in generale: nel primo e nel secondo anno rispettivamente ci si immerge nella storia greca e in quella romana. Il terzo anno si apre con il Medioevo e si chiude con il Rinascimento. Al quarto anno spetta l’età moderna sia con la rivoluzione americana che quella francese, Napoleone e molto altro.
Il quinto anno è interessante perché si aspira ad analizzare tutta quanta “l’età contemporanea” che in linea di massima, senza offendere la storia insegnata fino al quarto anno, è il periodo che in assoluto bisogna far comprendere ai nostri giovani se vogliono un minimo interpretare il presente.
Le mie preoccupazioni si rivolgono per lo più agli argomenti non trattati della storia italiana contemporanea e con quali conoscenze storiche i nostri giovani possono interpretare le realtà politico-sociali del nostro paese. L’idea è semplice, il quinto anno è un “mare magnum” di eventi fondamentali che vanno dalla seconda metà del XIX sec agli ultimi decenni del XX: l’epoca della Restaurazione, le varie lotte per l’indipendenza , imperialismi e colonizzazioni, le due guerre mondiali, i totalitarismi, la rivoluzione bolscevica e chi più ne ha più ne metta. 

Quindi, osserviamo che parti della storia italiana contemporanea si ritagliano ai nostri giovani studenti in vista dell’esame di maturità. 
Partendo dalla metà del XIX sec. con l’opera di governo di Cavour e la sua geniale operazione diplomatica, si passa poi all’impresa dei mille con Garibaldi, continuando fino all’unità d’Italia (1861). Successivamente viene trattato l’operato della destra e della sinistra storica, l’eta giolittiana e la crisi dello stato liberale. Dopo la prima guerra mondiale si apre il ventennio fascista che non può di certo mancare. Tutto sommato il programma di storia che uno studente apprende  (fatte rare eccezioni)  si conclude con la nascita della Prima Repubblica (1946).

Ora, dal ’46 ad oggi, chi insegnerà il resto della storia del nostro paese ad un giovane appena diplomato che ha ormai l’età per votare? Fatta eccezione di quei pochi che percorreranno studi universitari aprendosi al resto della storia italiana e tolti quelli che, da autodidatti appassionati, continueranno a documentarsi, il resto rimane a guardare un presente privo di significato. 

Un neo-diplomato non sa che a partire dal ’47 il percorso della democrazia nel suo paese, costruito e voluto fortemente dai sei partiti anti-fascisti che si riunirono a Salerno per iniziare una nuova fase storica, venne investito dalla Guerra fredda. Egli è ignaro dell’impossibilità di un’alternanza al governo, che i comunisti di fatto non potevano guidare la nazione  (il famoso fattore “K” su cui Craxi premerà più volte) e che quest’ultima veniva trainata dalla Democrazia cristiana (il cosiddetto partito “pivot”). Egli non può sapere che dal ’46 al ’75 si apre il cosiddetto “trentennio glorioso”, la crescita economica più sbalorditiva del nostro paese dall’unità (gli addetti all’agricoltura nel ’51 erano il 44%, nel ’71  scesero al 15% e in vent’anni il reddito pro-capite  raddoppiò). Gli anni ’50 erano gli “anni ruggenti del capitalismo italiano” citando Guido Carli. L’Italia si posizionava come sesta potenza economica mondiale.

 Il giovane liceale  non è informato sulle tragedie che il nostro paese ha vissuto lasciando un segno nella storia italiana. Non ha idea di che cosa sia il “caso Moro” o la “la Strage di Capaci”.  Non ha appreso nessuna informazione sugli scandali politici che sono sorti nel corso dell’ultimo ventennio del XX sec. come il “caso Gladio”, “La P2 di Licio Gelli” e  “Tangentopoli”. Non conosce l’epoca berlusconiana, il nuovo e potentissimo concetto di “partito-persona” che è sorto con il Cavaliere e l’ideologia che ruotava attorno a questo personaggio.

Chiediamoci allora come un giovane appena diplomato possa osservare/interpretare l’attuale realtà italiana senza conoscere i fatti storici sopra-elencati e molti altri che non sono stati accennati.
Con che mezzi può approcciarsi al suo presente?

Per concludere, di fronte alle realtà socio-politiche che si stanno vivendo in questi anni, come si possono interpretare gli effetti della storia senza conoscerne le cause? 
Facciamo alcuni esempi: un adolescente italiano vede il suo paese all’interno dell’Unione Europea, ma non sa quali sono i motivi per cui è stata fondata questa organizzazione internazionale. Non conosce quali politici in passato hanno vi hanno aderito e per quali intenti. Appena maggiorenne lo scorso 4 marzo è andato a votare non sapendo la storia di nessuno dei partiti canditati. Non riesce ad interpretare il motivo per cui il “M5S” si auto-definisce “apartitico” proprio perché non conosce la storia dei partiti in Italia. Egli sente incessantemente alla televisione e nelle discussioni fra adulti parlare di “debito pubblico”, magari sa anche che cosa sia in termini economici, ma non conosce quali governi del passato hanno incrementato drasticamente la sua crescita. 

Lascio a voi la soluzione al problema.

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