L’Italia insieme alla Spagna il maggior numero di progetti LIFE E SPECIE ALIENE

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In Europa il numero di specie aliene é cresciuto negli ultimi 30 anni  del 76%; in Italia del 96%. Un fenomeno stimato in termini di costo socio-economico superiore ai 12 miliardi di euro per anno. Attualmente, nel nostro Paese le specie aliene sono più di 3000, di cui oltre il 15% invasive (Banca Dati Nazionale delle specie alloctone. Lo studio pubblicato su Nature Communications (http://www.nature.com/articles/ncomms14435), ora conferma che: “per tutti i gruppi di organismi, in tutti i continenti, il numero di specie aliene è costantemente aumentato durante gli ultimi 200 anni. Per la maggior parte dei gruppi, il tasso di introduzioni negli ultimi anni è il più alto di sempre. In quasi tutti i gruppi non ci sono segni di rallentamento e dobbiamo quindi aspettarci ancora più invasioni nel prossimo futuro”.

In occasione dei 25 anni del programma comunitario LIFE, si è tenuto oggi il primo incontro dei rappresentanti dei progetti (nella gran parte dei quali ISPRA ha un ruolo di primo piano) che si occupano di specie aliene.

Il programma LIFE compie 25 anni.

Dal 1992, ci sono stati 265 progetti a vario titolo interessati dalla tematica delle specie aliene invasive e finanziati in Europa, senza contare quelli ancora in corso; il 52% di essi è stato interamente o sostanzialmente dedicato al preoccupante fenomeno.

Il 35% del totale dei progetti è stato realizzato dall’ Italia e dalla Spagna

In Italia, dal 1996 ad oggi, sono stati finanziati 55 progetti LIFE, che hanno affrontato problemi legati a specie esotiche o invasive: 28 progetti hanno riguardato le piante, 20 gli animali e 7 progetti avevano come target specie aliene invasive sia di flora che di fauna. Negli ultimi 10 anni i progetti finanziati dal programma LIFE riguardanti le specie aliene invasive in Italia sono stati 28. Il budget complessivo di questi progetti ammonta a quasi 77 milioni di euro (€ 76.815.747,00; budget medio per progetto € 2.743.419) e il 53% di tali costi (€ 41.672.583) è stato cofinanziato dalla Commissione Europea.

Una buona parte di questi progetti ha riguardato il controllo o l’eradicazione di specie invasive vegetali e animali in una grande varietà di habitat (forestali, praterie, costieri, acquatici) e, in particolare, negli ambienti insulari, più fortemente minacciati. Tutti gli interventi sono stati finalizzati al ripristino della biodiversità originaria, con risultati estremamente positivi. A titolo di esempio, si può citare l’eradicazione del ratto realizzata nell’ambito del Life Montecristo 2010 in questa isola, che ospita il 12% delle berte minori ai mondo e dove prima dell’eradicazione nessun uccello riusciva a riprodursi, mentre oggi il successo di nidificazione è pari al 95%. Nel 2016, il progetto STOPVESPA ha permesso di individuare 480 nidi di Vespa velutina in Liguria, con un incremento esponenziale rispetto alle segnalazioni degli anni passati (5 nidi nel 2013, 50 nel 2014 e 221 nel 2015). L’84% dei nidi segnalati è stato neutralizzato e rimosso, grazie all’attività svolta da 5 squadre di neutralizzazione e monitoraggio con la collaborazione di nuclei locali di Protezione Civile.

Molti progetti hanno contribuito all’attivazione di sistemi di monitoraggio e allerta nei confronti delle specie invasive, spesso avvalendosi del supporto dei cittadini. Il coinvolgimento, l’informazione e la sensibilizzazione del grande pubblico e dei portatori di interesse sono stati temi centrali nei progetti realizzati nell’ultimo decennio, nell’intento di aumentare il livello di conoscenza e di consapevolezza nei confronti del problema delle specie aliene e dei loro impatti sulla biodiversità, la salute e l’economia. In vista dell’incontro europeo sui progetti LIFE che si occupano di specie aliene invasive, in programma per il prossimo novembre a Milano, è in fase di costituzione un network nazionale con lo scopo di creare uno “spazio” di circolazione delle informazioni, scambio di esperienze e condivisione delle soluzioni adottate, in particolare per affrontare le diverse criticità di natura tecnica e sociale caratterizzano questo tipo di progetti. I progetti LIFE presenti alla riunione tecnica, a cui ISPRA partecipa, in alcuni casi, come capofila, sono ASAP (Alien Species Awareness Program), PonDerat (Restoring the Pontine Archipelago ecosystem through management of rats and other invasive alien species), U-SAVEREDS (Management of grey squirrel in Umbria: conservation of red squirrel and preventing loss of biodiversity in Apennines) e RESTO CON LIFE (Island conservation in Tuscany, restoring habitat not only for birds). Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, a conferma dell’interesse su questa tematica, ha deciso di sostenere l’iniziativa ospitando, oggi, la prima riunione tecnica di avvio del Coordinamento italiano.Saranno, inoltre, presenti rappresentanti di EC-SQUARE (Eradication and control of grey squirrel: actions for preservation of biodiversity in forest ecosystems), CSMON-LIFE (Monitoring biodiversity by a Citizen Science approach for solving environmental problems) e STOPVESPA (Spatial containment of Vespa velutina in Italy and establishment of an Early Warning and Rapid Response System).

Cosa sono le specie aliene?
La flora e la fauna del pianeta si sono evolute nel corso di miliardi di anni e gli oceani, i mari, le catene montuose, i deserti e persino i grandi fiumi hanno creato barriere fisiche allo spostamento delle specie, contribuendo in maniera significativa alla grande biodiversità del pianeta e allo sviluppo delle comunità animali e vegetali considerate tipiche di particolari regioni o località. Tuttavia in seguito all’intervento umano sono cadute quelle barriere naturali che avevano circoscritto lo sviluppo di flora e fauna entro determinate regioni e le varie specie stanno arrivando, accidentalmente o intenzionalmente, in località distanti migliaia di chilometri dal loro habitat naturale originario. In molti casi le specie alloctone si adattano a stento al nuovo ambiente e si estinguono rapidamente, ma altre volte riescono a sopravvivere, riprodursi e insediarsi. In alcuni casi i nuovi arrivati si insediano talmente bene da non rappresentare più solo una curiosità dal punto di vista biologico ma una vera e
propria minaccia, causando gravi danni non solo agli ecosistemi ma anche alle attività agricole e zootecniche, turbando l’ecologia locale con effetti sulla salute umana e serie conseguenze sul piano economico. Le specie alloctone che hanno un tale impatto negativo sono note come specie invasive.
Le progressive invasioni di specie alloctone costituiscono attualmente una delle principali emergenze ambientali e sono considerate dalla comunità scientifica internazionale la seconda causa di perdita di biodiversità a scala globale. Per molti milioni di anni, le barriere ecologiche costituite da oceani, montagne, fiumi e deserti hanno costituito un elemento fondamentale dei processi biologici. L’isolamento ha reso possibile la creazione di un ampio mosaico di ecosistemi all’interno dei quali le specie si sono differenziate seguendo percorsi evolutivi distinti. La colonizzazione di nuove aree geografiche da parte degli organismi animali e vegetali è avvenuta attraverso processi generalmente lenti di dispersione naturale e questo fenomeno ha rappresentato uno dei motori dell’evoluzione. Tuttavia, a partire dall’inizio dell’Olocene, ma con un’intensità crescente nel corso degli ultimi cinque secoli, l’azione dell’uomo ha profondamente alterato tali processi naturali, sia attraverso il trasporto involontario di piante ed animali (come nel caso dei ratti e di molti invertebrati), sia per la diffusione accidentale o intenzionale di specie allevate o trasportate per gli scopi più diversi.
L’ambiente mediterraneo, caratterizzato da inverni piovosi ed estati calde, favorisce le produzioni agricole, ma anche l’insediamento di specie invasive di piante provenienti da regimi climatici simili. Non a caso in Sud Africa e nell’Australia Occidentale, il numero di specie esotiche è elevato e gran parte degli ecosistemi sono stati invasi da specie provenienti proprio da altre regioni a clima mediterraneo. Secondo i risultati di un modello di previsione che analizza la biodiversità globale nel 2100, nel bioma mediterraneo la presenza di specie esotiche, insieme al cambiamento di uso del suolo, è considerata la maggiore “ driving force” per il cambiamento di biodiversità. La diffusione incontrollata di specie introdotte dall’ uomo al di fuori del loro areale di distribuzione originario, oltre alle conseguenze di tipo ecologico, ha serie ripercussioni di carattere socio –economico e sanitario. Per questi motivi la problematica dell’impatto delle specie “aliene” è attualmente oggetto di particolare attenzione da parte del mondo della ricerca e delle istituzioni e sono ormai numerose le pubblicazioni e gli articoli scientifici a riguardo, i convegni e i workshop realizzati, alcuni dei quali molto recenti. Da
tale interesse è scaturito negli ultimi anni anche un progressivo sviluppo di normative, regolamenti e risoluzioni a livello internazionale ed europeo. Purtroppo, nonostante la consapevolezza sempre più diffusa del problema, manca nel contesto italiano ancora una strategia nazionale complessiva ed integrata che consenta di affrontare efficacemente il problema.
(Esito del lavoro tecnico: Impatto delle specie aliene sugli ecosistemi: proproste di gestione. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare)

 

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