giovedì, Luglio 18, 2024

L’Italia ha violato i diritti dei residenti vicino a Napoli per la crisi dei rifiuti

L’area è nota come “terra dei fuochi” perché i rifiuti accumulati vengono comunemente bruciati, sprigionando fumi tossici per chilometri.

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha stabilito che l’Italia ha violato i diritti umani dei residenti di Napoli e dintorni non riuscendo a gestire una crisi dei rifiuti e dell’inquinamento che dura da 15 anni e che ha contribuito all’aumento dei tassi di mortalità per cancro nella zona.

Il verdetto preliminare annunciato giovedì dalla Corte di Strasburgo è il secondo importante negli ultimi anni a stabilire che l’incapacità dell’Italia di raccogliere, trattare e smaltire tonnellate di rifiuti nella regione Campania ha influito negativamente sul benessere personale dei residenti.

I residenti della zona lamentano da tempo gli effetti negativi sulla salute causati dalle discariche, che hanno avvelenato i pozzi sotterranei che irrigano i terreni agricoli che forniscono ortaggi a gran parte del centro e del sud dell’Italia.

L’area è nota come “terra dei fuochi” perché i rifiuti accumulati vengono comunemente bruciati, sprigionando fumi tossici per chilometri.

Le autorità affermano che almeno una parte della contaminazione è dovuta al racket multimiliardario della camorra locale per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi.


La Corte di Strasburgo non ha identificato i responsabili della crisi dei rifiuti solidi in corso di studio a Caserta e San Nicola la Strada e dell’inquinamento di una discarica.

La Corte ha stabilito che l’Italia ha violato i diritti dei residenti durante lo stato di emergenza per la crisi dei rifiuti dal 1994 al 2009, non avendo adottato misure per proteggere i loro diritti privati e familiari.

I 19 ricorrenti avevano presentato al tribunale studi commissionati dal governo sull’impatto sulla salute dell’inquinamento prodotto nel corso degli anni.

Gli studi hanno rilevato che il rischio di mortalità associato a una serie di tumori – tra cui quelli allo stomaco, al fegato, ai reni e ai polmoni – e di malformazioni cardiache era più elevato nelle province di Napoli e Caserta rispetto al resto della regione, si legge nella sentenza della CEDU.

Il verdetto, noto come sentenza di camera, non è ancora definitivo.

Entrambe le parti hanno tre mesi di tempo per chiedere che il caso venga esaminato dalla Grande Camera della Corte.

Una volta raggiunta una sentenza definitiva, l’Italia dovrà presentare un piano d’azione che illustri come intende attuare le conclusioni.

In quanto firmataria della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, l’Italia è legalmente obbligata ad attuare le sentenze della Corte.

Sowmya Sofia Riccaboni
Sowmya Sofia Riccaboni
Blogger, giornalista scalza (senza tesserino), mamma di 3 figli. Guarda il mondo con i cinque sensi, trascura spesso la forma per dare sensazioni di realtà e di poter toccare le parole. Direttrice Editoriale dal 2009. Laureata in Scienze della Formazione.

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