L’Italia come l’India, il Bangladesh, il Vietnam e la Cina

0
426

“Dentro l’economia sommersa dell’Italia” l’articolo pubblicato sul New York Times il 20 settembre mira a distruggere l’immagine dell’alta moda Made in Italy

In una lunga inchiesta, il quotidiano newyorkese accusa l’Italia e la moda italiana di chiudere gli occhi davanti ad una situazione disumana, fatta di «migliaia di persone», soprattutto donne, che lavorano da casa cucendo «senza contratto né assicurazione» preziosi tessuti da destinare alle grandi firme.

 

 

 

 

Nell’articolo, «Inside Italy’s Shadow Economy», si parte da Santeramo in Colle (Ba), per descrivere la situazione: qui, una donna che chiede l’anonimato sta cucendo accuratamente nel suo appartamento «per un euro al metro» un «sofisticato cappotto di lana» della collezione invernale di Max Mara.

Ma la donna, che ha chiesto di non essere nominata per paura di perdere il proprio lavoro, riceve solo 1 € dalla fabbrica che la impiega per ogni metro di tessuto che cuce.

“Mi ci vuole circa un’ora per cucire un metro, quindi circa quattro o cinque ore per completare un intero cappotto”, ha detto la donna, che lavora senza contratto, o assicurazione, e viene pagata in contanti mensilmente.

Il lavoro le è stato affidato da una fabbrica locale, chesi occupa della produzione di capispalla anche di altre grandi firme internazionali, da Fendi e Louis Vuitton. «Il lavoro a domicilio – spiega l’inchiesta – è una pietra miliare della catena di distribuzione della cosiddetta fast fashion. È particolarmente diffuso in Paesi come l’India, la Cina, il Bangladesh e il Vietnam, dove milioni di persone, per lo più donne, sono la parte meno protetta dell’intera industria».

Secondo il New York Time,  i  salari in Italia sono identici ai salari del terzo mondo.

«L’Italia – scrive il Nyt – non ha un salario minimo nazionale, ma circa 5-7 euro all’ora è considerato uno standard appropriato da molti sindacati. In casi estremamente rari, un lavoratore altamente qualificato può guadagnare fino a 8-10 euro l’ora».

L’indagine del quotidiano ha raccolto prove su almeno 60 donne che nella sola regione Puglia lavorano da casa senza un regolare contratto nel settore dell’abbigliamento» ma sostiene che il problema sia dell’Italia e non così circoscritto.

Il presidente della Camera della moda, Carlo Capasa è passato subito al contrattacco definendo l’articolo come: “Attacco demagogico” e minaccia di procedere per via legale.

Carlo Capasa dichiara testualmente : «La Puglia non è il Bangladesh” – “Gli americani rosicano perché siamo sempre più bravi e avanti nella moda sostenibile,- non a caso l’inviata del New York Times ha disertato la scorsa manifestazione. E guardacaso la polemica scoppia proprio oggi che è una giornata fortissima con Fendi, Prada e il mega evento di Armani. Comunque stiamo procedendo per vie legali -Se hanno trovato un reato c’è obbligo di denuncia, perché non l’hanno fatto?-“I nostri contratti sono tutti a tutela dei lavoratori”».

 

 

 

 

 

 

Commenti