L’Italia chiude i porti: “Non sono sicuri”

A stabilirlo un decreto firmato da 4 ministri, Trasporti, Esteri, Interni e Salute. Gli scali italiani "non assicurano i necessari requisiti per la classificazione di luogo sicuro". Le misure sono valide per l'intera durata dell'emergenza Coronavirus

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Porti italiani chiusi alle Ong. In un decreto, firmato da Lamorgese, De Micheli, Di Maio e Speranza, il Governo dichiara che “non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di ‘Place of safety‘ (luogo sicuro). In virtù di quanto previsto dalla convenzione di Amburgo sul salvataggio marittimo“.

Decreto valido per tutto il periodo dell’emergenza covid-19.

La disposizione è valida per tutti i “casi di soccorso da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area Sar italiana“. Dunque porte sbarrate a tutte le Ong che raccoglieranno migranti in mare. Uniche eccezioni saranno rappresentate dai barconi soccorsi dalla Marina Italiana.

Dopo mesi, se non anni, di polemiche sull’arrivo di navi cariche di migranti, il nostro Paese chiude davvero i suoi porti. Nessun migrante potrà approdare sulle coste italiane. Almeno fino a quando potrà dichiararsi chiusa l’emergenza sanitaria.

La scadenza ad oggi è fissata per il 31 luglio 2020.

Decreto che chiude i porti italiani un errore politico

Secondo Erasmo Palazzotto, deputato LeU e componente della commissione Esteri di Montecitorio, il decreto che chiude i porti italiani alle navi umanitarie è un errore politico. Dettato più dalla paura per la propaganda di destra, che dalla lucidità necessaria in momenti del genere.

Il decreto che chiude i porti italiani alle navi umanitarie dichiarandoli non sicuri è un errore politico dettato più dalla paura della propaganda della destra che dalla razionalità necessaria in momenti come questi“.

Suggerendo la sostituzione del decreto con un protocollo sanitario che preveda la quarantena per chiunque approdi nei nostri porti.

Dev’essere ritirato immediatamente e sostituito da un protocollo sanitario che preveda, per chiunque approdi nei nostri porti, un periodo di quarantena obbligatorio da trascorrere in strutture sulla terra ferma o a bordo di assetti navali idonei che possano garantire la sicurezza di tutti“, conclude il deputato.

Emergenza Lampedusa

Intanto è emergenza a Lampedusa, dove sono ripresi gli sbarchi autonomi. Circa 170 sbarchi si sono verificati da lunedì, trasferiti in quarantena nell’hotspot.

Ieri mattina una sessantina di lampedusani hanno protestato davanti al comune contro il sindaco Salvatore Martello per l’arrivo dei nuovi migranti. 

La compagnia marittima che gestisce il servizio di collegamento con Porto Empedocle (Ag) ha imbarcato solo 50 migranti. Nel rispetto delle norme previste per il contenimento del Coronavirus.

Per gli altri, non c’è al momento una soluzione d’accoglienza.

La nave Alan Kurdi della Ong Sea Eye in attesa di un porto sicuro

La nave, con a bordo 145 migranti, si trova bloccata nel Mediterraneo in attesa di un porto sicuro. Già rifiutata dal sindaco di Pozzallo per l’emergenza coronavirus, arriva anche dal Ministero dei Trasporti la conferma dell’impossibilità di garantire porti sicuri in Italia a navi battenti bandiera straniera.

Il decreto, precisa in una nota il Ministero, è “ispirato ai principi di tutela della salute dei passeggeri e di eguaglianza di trattamento dei cittadini italiani, ai quali le attuali ordinanze hanno impedito anche lo spostamento da un comune all’altro e dettato norme stringenti per il rientro dai Paesi esteri“.

Intanto, spiega la nota, è stato chiesto al governo tedesco, in qualità di Stato di bandiera, di assumere la responsabilità di ogni attività in mare. Compreso il porto di sbarco della Alan Kurdi. In questo momento, tra l’altro, la nave non è ancora entrata in acque territoriali italiane.

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