L’Istituto: il nuovo romanzo di Stephen King

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Il Re è tornato. E sembra proprio che non riesca a fermarsi. Dopo “22/11/63”, il romanzo in cui Jake Epping viaggia a ritroso nel tempo per sventare l’assassinio di John F. Kennedy, zio Steve ha infilato una serie di successi letterari dietro l’altro. L’ultimo, in ordine di tempo, è “l’Istituto”, una storia che mescola sapientemente fantascienza e horror.

Tutto ha inizio quando un ragazzino, Luke Ellis, si sveglia in una camera molto simile alla propria, tranne che per un particolare: la totale assenza di finestre. Luke ci mette poco a capire che non si trova più a Minneapolis, nella casa paterna. Quello dove si è risvegliato è un posto molto particolare. Pare quasi un motel, a ben guardare. Ci sono molte stanze, arredate sapientemente. E un’altra cosa: gli occupanti di questo particolare motel sono bambini. Bambini speciali, come Luke. Ognuno ha un potere speciale. La gamma spazia dalla telepatia alla pirocinesi, più tutto quello che sta in mezzo.

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Luke e gli altri bambini vivono in quella che è stata ribattezzata Prima Casa. Di tanto in tanto, qualcuno viene prelevato senza preavviso e portato nella Seconda Casa, ed è facile che non faccia più ritorno. Questo accade quando la signora Sigsby, direttrice dell’Istituto, si mette in testa di estrarre un particolare dono da un ragazzino. E come ogni direttrice che si rispetti, la signora Sigsby è parecchio severa. Chi non collabora viene punito.

I ragazzini cominciano a sparire uno dopo l’altro, ed è allora che Luke decide di tentare la fuga.

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Con “l’Istituto” King ritorna a scrivere delle paure e dei sogni dei più piccini. Sembra che l’autore abbia un certo feeling con il bambino sepolto nel proprio subconscio. Non è un caso che le opere più riuscite di zio Steve abbiano come protagonisti proprio dei ragazzini (il celebre Club dei Perdenti di IT e il Danny Torrance di Shining sono due esempi calzanti). E poi la lotta fra bene e male, che sembra non avere mai fine. Una perfetta metafora della vita nascosta (ma neanche tanto) tra le righe.

Lo stesso King ha commentato: «Penso che i bambini siano una sorta di magia. Da giovane prendevo ispirazione dai miei figli. Ora che sono cresciuti, attingo dai miei nipoti.»

Come già accaduto per altri romanzi del Re, “l’Istituto” potrebbe trasformarsi presto in un film.

Intanto, zio Steve si è rimesso al lavoro. Un nuovo romanzo potrebbe vedere la luce nel 2020. Che dire: gli dèi della carta stampata sono stati buoni con lui.

E noi li ringraziamo.

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