L’Iran banna la tortura e le confessioni forzate

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L’Iran ha approvato una circolare in cui vieta la tortura, la confessione forzata dei detenuti, l’isolamento e la detenzione illegale della polizia. Il “documento sulla sicurezza giudiziaria” è stato firmato dal capo della magistratura iraniana Ebrahim Raisi e rilasciato da Mizan Online, l’agenzia di stampa dell’autorità.

L’Iran e la tortura

La decisione di apporre modifiche sostanziali al proprio apparato giudiziario, arriva dopo diverse denuncie delle agenzie internazionali. L’Iran è regolarmente accusato dalle Nazioni Unite, da diversi paesi occidentali e da organizzazioni per i diritti di infrangere i principi che Raisi ha detto di voler vedere rispettati. Il particolare provvedimento della Repubblica Islamica giunge ad una settimana dalla pubblicazione di un video in cui si vedono agenti della polizia picchiare alcuni detenuti in mezzo alla strada. A proposito di questa testimonianza, il capo della magistratura ha annunciato immediati provvedimenti contro quei poliziotti, che rischiano ora pesante provvedimenti.

“Un chiaro caso di violazione dei diritti civili”. Ha detto Raisi all’agenzia Mizan.

Chi è Raisi, l’uomo forte di Khamenei

Ebrahim Raisi, 59 anni, è l’attuale capo del sistema giudiziaro dell’Iran, oltre che membro di punta del conservatorismo rappresentato da Khamenei. Raisi ha partecipato alle elezioni presidenziali del 2017 con il sostegno di un’ampia coalizione conservatrice, ma è stato sconfitto da Hassan Rouhani che ha vinto un secondo mandato. Secondo molti analisti politici del paese è l’uomo giusto per presentarsi alle prossime elezioni presidenziali programmate per il 2021.

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