L’iniziativa di Donnexstrada: “Vogliamo essere libere, non coraggiose”

0
1582
Donnexstrada
Donnexstrada

“Donnexstrada” è il progetto che vuole rendere le strade più sicure. Organizzato in modo tale che ci sia sempre qualcuno pronto a rispondere, il team in pochissimo tempo si è allargato, arrivando a contare più di 47 mila followers. Ce ne parla Raffaella Campolongo, volontaria del progetto.

Come e perché nasce “Donnexstrada”?

“Il progetto “Donnexstrada” nasce dall’idea della psicologa Laura De Dilectis. L’obiettivo è quello di riorganizzare le strade per renderle più sicure. L’evento scatenante che ha portato alla nascita di questa iniziativa è stato l’omicidio di Sarah Everard: una donna di 33 anni rapita e uccisa a Londra da un poliziotto mentre stava tornando a casa”.

“Come si può morire mentre si torna a casa?”: è questa la domanda che si è posto il team creato da Laura De Dilectis che ha trasformato l’indignazione in azione.

“Vogliamo che le donne possano camminare per strada sentendosi sicure. Vogliamo che le donne possano vestirsi come vogliono, truccarsi come vogliono, scegliere la strada che preferiscono senza paura e senza dover avvisare qualcuno che aspetta di sapere se sono tornate a casa”.

Scegliere la strada che preferiamo senza aggrapparci alla luce di un lampione è ancora difficile. Anche in Italia.

Quali sono, allora, le iniziative messe in campo dal progetto “Donnexstrada”?

“Il nostro progetto è composto da iniziative a breve, medio e lungo termine. Un esempio di iniziative già avviate sono le dirette o le chat di sostegno con le psicologhe e la psicoterapeuta del nostro team. Per iniziative a lungo termine, invece, intendiamo alcuni progetti che richiederanno più tempo. Tra questi: mappatura delle strade, creazione di punti viola, notturni sicuri. Vorremmo arrivare in ogni strada d’Italia”.

Tra le iniziative che hanno già preso il via ci sono le dirette: un’idea che si propone di “tener compagnia” alle donne che si sentono insicure e a disagio nel percorrere un tratto di strada da sole.

“Ogni mattina, nelle storie di Instagram, mettiamo a disposizione un box. Chi ha bisogno di una diretta può farcelo sapere inserendo la fascia oraria. Successivamente, noi la contattiamo in privato chiedendole il consenso per conoscere l’indirizzo e se preferisce che la diretta sia privata o pubblica. Molte donne scelgono la seconda opzione per far conoscere il loro disagio alle persone che ci seguono. Quando la diretta avviene pubblicamente, al termine di questa, si chiede il consenso per salvarla sugli IGTV“.

Proprio su Instagram, l’iniziativa nasce e cresce. “Vogliamo essere libere e non coraggiose”: è questa la frase che incornicia le iniziative del progetto.

“Pensiamo non sia giusto che le donne, decidendo di uscire con la minigonna, siano ritenute coraggiose. Ritenerle tali implica la consapevolezza di un problema di cui non ci si sta occupando. Noi vogliamo essere libere e non coraggiose perché riteniamo sia necessario normalizzare il poter uscire di notte, sole e senza aver paura”.

Donnexstrada, quindi, risponde ad un’esigenza necessaria: ma a chi dovrebbe occuparsi di rendere le strade più sicure, di far sentire le donne più sicure (e libere), cosa chiedete?

“Vorremmo che ci fosse un accordo d’intesa tra Polizia e Comune o Municipio, Regione e Associazione. Tutto ciò dovrebbe avvenire in concomitanza con dei seminari formativi. Riteniamo che l’educazione sia il primo passo per un cambiamento effettivo e concreto. Per questo abbiamo pensato a dei formativi per conducenti di autobus e stiamo iniziando a proporre dei seminari nelle scuole che spero accetteranno la nostra proposta”.

Come ci spiega Raffaella, l’educazione può essere la soluzione. Una società che permette il catcalling, il revenge porn, lo stupro, il femminicidio non è una società educata. Donnexstrada lavora per una società dove chi conosce e subisce le dinamiche della violenza di genere possa sentirsi sicuro e, chi, invece, le ignora, possa conoscerle, comprenderle e aiutare a smantellarle.

“Il riscontro positivo e i consensi ricevuti ci fanno capire che la nostra è la strada giusta e che le strade, per molte, troppe donne non sono ancora sicure. Che loro non si sentono sicure. Con questa iniziativa ci fanno sapere che si sentono capite. Molte donne ci hanno scritto dicendoci che si sentono più tutelate; sapere che c’è qualcuno che le ascolta le fa sentire meglio“.