Lina Bo Bardi, a lei il Leone d’oro speciale alla memoria

La 71° Biennale d'Architettura di Venezia ricorda colei che ha introdotto una nuova visione progettuale

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Lina Bo Bardi

Lina Bo Bardi verrà ricordata nella cerimonia d’inaugurazione dell’edizione 2021 della Mostra Internazionale d’Architettura della Biennale di Venezia, che si aprirà ufficialmente al pubblico il 22 maggio.

Italiana di nascita, ma brasiliana d’adozione, Lina Bo Bardi è stata una figura fondamentale nei settori dell’archittettura e del design del XX secolo. Per tale motivo Harmin Sarkis, curatore della Biennale d’Architettura, ha deciso di ricordarla con il Leone d’oro alla memoria.

“How will we live together?”

“How will we live together?” è il tema conduttore della Biennale 2021 e in questo pensiero si rispecchia pienamente l’azione progettuale di Lina Bo Bardi.

“La sua carriera di progettista, editor, curatrice e attivista ci ricorda il ruolo come coordinatore – spiega Harmin Sarkis – nonchè, aspetto importante, come creatore di visioni collettive. Lina Bo Bardi incarna la tenacia dell’architetto in tempi difficili, siano essi caratterizzati da guerre, conflitti politici o immigrazione”.

A questi tratti distintivi di Lina Bo Bardi si aggiungono la creatività, la generosità e la tenacia di conservare sempre un costruttivo ottimismo, che l’anno resa celebre in tutto il mondo.

Lina Bo Bardi e il progetto del Museo di Arte Moderna di San Paolo del Brasile

Partendo dall’idea che nulla nasca dal niente e che non sarà mai possibile azzerare la cultura, Lia Bo Bardi progettò opere caratterizzate da una visione onnicomprensiva e non particolaristica. Ogni edificio si inserisce in un determinato contesto storico-culturale e in un tessuto urbano, che devono essere valutati in fase progettuale per creare un’armonia tra la spazialità circoscritta interna e quella ampia esterna.

Per raggiungere tale omogeneità visiva Lia Bo Bardi utilizzò il vetro, forme semplici, come il quadrato e il cerchio, cercando sempre di raggiungere quell’idea di architetto come maestro di vita e come creatore di libertà.

Il MASP (1958 – 1967), Museo di Arte Moderna di San Paolo, è tra gli edifici che meglio rappresentano il modus operandi di Lina Bo Bardi. Ideato come un grande ponte di vetro, sospeso tra due robuste travi di cemento precompresso dipinte di rosso accesso, l’edificio si presenta con spazi interni flessibili e adatto ad ospitare mostre di qualsiasi entità. E’ un esempio talentuoso di come sia possibile fare dialogare spazi interni ed esterni in una continuità visiva e concettuale.

Secondo la visione di Lina Bo Bardi, quindi, l’architettura deve svolgere la funzione di facilitatore sociale, favorendo la possibilità di unione tra le persone.

Chi era Lina Bo Bardi?

Achillina Bo, detta Lina, nasce a a Roma nel 1914 dove si laurea in architettura all’Università La Sapienza nel 1939. L’anno successivo si trasferisce a Milano, dove sarà fondamentale il suo incontro con Gio Ponti.

Collabora con diverse riviste di architettura e di costume, tra cui Lo Stile, Grazia, L’Illustrazione Italiana, Bellezza, Vetrina e Negozio, Cordelia e Tempo con la volontà di diffondere la cultura dell’abitare promossa dal Movimento Moderno.

Nel 1944 assume la direzione di Domus con Carlo Pagani. L’anno successivo Pagani e Lina Bo, che avevano avuto a Milano uno studio in Via del Gesù n. 12, distrutto dai bombardamenti del 1943, fondano e dirigono la collana Quaderni di Domus.

Inoltre, con il sostegno di Bruno Zevi, danno vita al settimanale A-Attualità, Architettura, Abitazione, Arte. Lina Bo Bardi partecipa alla resistenza ed è tra i fondatori del Movimento Studi Architettura (MSA).

Il trasferimento in Brasile

Nel 1947 con il marito Pietro Maria Bardi, critico, storico dell’arte, giornalista e gallerista, lascia l’Italia per trasferirsi definitivamente in Brasile.

Qui Bardi era stato invitato dal magnate della stampa, Francisco de Assis Chateaubriand, a dirigere il Museu de Arte de São Paulo. Lina disegna il progetto di ampliamento, che si realizza tra il 1956 e il 1968. Si tratta di un grande parallelepipedo di calcestruzzo e vetro che appare sospeso nel vuoto e sorretto da due giganteschi pilastri rossi.

Dopo la sua inaugurazione il museo diventerà uno dei punti di riferimento più iconici dell’architettura paulista brasiliana.

Nel 1950 fonda con il marito una rivista dal nome emblematico: Habitat.

Tra i suoi progetti più noti si ricorda la Bowl Chair, progettata nel 1951, la Casa de Vidro, da lei stessa disegnata, oggi sede dell’ Instituto Bardi. La casa, collocata su una collina, si presenta come una scatola di vetro modernista immersa nella foresta tropicale, che nel tempo si è integrata completamente nel paesaggio circostante. In questo progetto, come in tutti gli altri, emerge uno dei motivi pionieristici della poetica di Bo Bardi: il rapporto paritetico ed osmotico tra natura e architettura.

Lina Bo Bardi tratterà ancora altre volte il tema dell’abitazione monofamiliare, come nella Casa di Valeria Cirell (1958) o nella Casa do Chame-Chame (1959), purtroppo demolita nel 1984.

Il periodo a Salvador di Bahia

Alla fine degli Anni Cinquanta Bo Bardi inizia a lavorare a Salvador di Bahia, dove tiene una serie di conferenze alla School of Fine Arts della Bahia University.

Oltre a moltissimi allestimenti e scenografie teatrali, l’opera architettonica di Lina Bo Bardi include la ristrutturazione del Solar du Unhão per adibirlo a sede del nuovo Museu de Arte Moderna da Bahia e il Museo di Arte Popolare (1959-1963). A questi si aggiungono il teatro Gregório de Matos (1986), la Casa do Benin (1987) e il restaurante Coatì (1987-1990).

Tra il 1977 e il 1986 progetta il centro sociale SESC – Fábrica da Pompéia a San Paolo. Si tratta di un centro polifunzionale culturale e sportivo ricavato da una vecchia fabbrica di fusti di petrolio.

Durante i suoi ultimi dieci anni di vita lavora a numerosi progetti finalizzati al rinnovamento dell’architettura brasiliana, tra cui il Teatro Oficina (1980-1994), che sovverte le gerarchie spaziali del teatro borghese.

Qui, infatti, non esistono più confini tra gli interpreti, collocati in una sorta di corridoio allungato centrale, e il pubblico che occupa una struttura di ponteggio che lo sovrasta.

Lina Bo Bardi muore a San Paolo nel 1992, lasciando una grande esredità di ricerca e di pensiero che vengono portate avanti dall’Instituto Bardi.

Info

71° Biennale d’Architettura, dal 22 maggio al 21 novembre 2021/ Giardini e Arsenale/ Venezia