L’imposizione della vaccinazione obbligatoria non ha fondamento giuridico (e neppure logico)

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L’articolo 4 del Decreto Legge n. 44/2021 prevede la vaccinazione obbligatoria per il COVID per il personale sanitario, estesa anche ad operatori sociali, secondo l’interpretazione estensiva di alcune Regioni.

Individuare chi non si vaccina e sanzionarlo

Si tratta di una disposizione che prevede un articolato meccanismo di trasmissione di informazioni (che coinvolge Ordini professionali, datori di lavoro, Regione e Aziende Sanitarie), finalizzato all’identificazione dei soggetti sottoposti all’obbligo vaccinale, quindi ad un percorso che può prevedere, in caso di mancata accettazione di sottoporsi al vaccino, a sanzioni di particolare gravità, dal demansionamento alla sospensione del rapporto di lavoro.

Tale disposto, anche se sembra incontrare il favore dell’opinione pubblica – o forse è questa solo l’impressione riportata dai media, molti dei quali apertamente schierati – pone seri interrogativi dal punto di vista della legittimità costituzionale, ma (soprattutto, a mio modo di vedere) della logica.

Il punto cruciale della questione

Il presupposto logico-giuridico dell’imposizione di una vaccinazione obbligatoria è che questa sia indispensabile per il perseguimento di un interesse pubblico.

Nella fattispecie, si concretizza nel concetto che il personale socio-sanitario debba essere vaccinato per evitare che rischi di veicolare il contagio del virus ai pazienti (ma anche agli utenti, nel caso di professioni chiamate in causa, come l’Assistente Sociale: dal che non si comprende perché tale obbligo non sia esteso da chiunque lavori a contatto col pubblico, visto che gli assistenti Sociali non hanno a che fare necessariamente con soggetti fragili dal punto di vista sanitario).

Tale presupposto deve necessariamente basarsi su una chiara evidenza scientifica della circostanza che i soggetti vaccinati non siano capaci di trasmettere la malattia. E qui sorge il primo problema, peraltro già affrontato dalle colonne di questo giornale:

L’assenza di un presupposto scientifico

L’assenza di un presupposto scientifico inficia il valore giuridico della norma: non c’è infatti evidenza del fatto che il vaccino impedisca alla persona di contagiare a sua volta (neppure di riammalarsi, peraltro): anzi, sia l’Agenzia Italiana del Farmaco che il Ministero della Sanità, raccomandano esplicitamente di continuare ad osservare tutte le norme di sicurezza

Ciò significa che il Decreto impone una vaccinazione obbligatoria nonostante la mancanza di una certezza scientifica della mancata trasmissione del virus da parte dei vaccinati faccia venire meno il presupposto della difesa di un interesse collettivo.

D’altronde ogni giorno la cronaca riporta notizie di questo genere:

https://www.lanazione.it/cronaca/vaccinati-contagiati-rsa-1.6223736

Ancor più grave il fatto che venga imposto un trattamento sanitario obbligatorio attraverso la somministrazione di un farmaco ancora in fase di studi. Non si comprende quale sia la base non solo giuridica (ma anche logica) che possa giustificare l’imposizione di tale obbligo.

Senza dimenticare, in subordine, che il dato relativo alla vaccinazione, come ogni altro sanitario, è  coperto da privacy (che verrebbe violata in caso di sanzione).

I limiti della politica

Il tema diviene quindi generale: è possibile, all’interno di un ordinamento democratico, disporre un trattamento sanitario non sulla base di evidenze scientifiche ma solo su una valutazione discrezionale relativa ai possibili benefici per l’interesse pubblico?

Ancor di più, attraverso l’utilizzo di un farmaco per il quale si stanno verificando in corso di somministrazione i possibili effetti avversi (soprattutto di lungo periodo, di cui non si parla mai)?

È lecito chiedersi, infine, quale sia il confine tra ciò che il potere politico può o non può fare e sulla base di quali evidenze scientifiche.

La questione va oltre l’opportunità (e la sicurezza) del vaccinarsi, e investe quella più generale della democrazia e dei diritti soggettivi.

Anche l’Europa dice no

“Gli Stati non devono rendere la vaccinazione contro il Covid obbligatoria per nessuno e almeno per il momento non devono utilizzare i certificati di vaccinazione come passaporti”: così si è espresso il Consiglio d’Europa con il rapporto “Vaccini Covid-19: questioni etiche, legali e pratiche” votato a larghissima maggioranza.

http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=91964

La risoluzione precisa inoltre che “deve essere garantito che tutti i Paesi abbiano potuto vaccinare il personale medico e i gruppi vulnerabili prima di estendere la vaccinazione ai gruppi non a rischio”.

Scenari possibili

L’auspicio è che una soluzione politica corregga in corso d’opera questo orientamento, prima che lo faccia attraverso un ricorso che si preannuncia scontato quanto giustificato.

Il calo di vittime osservato in Inghilterra è dato non dalla vaccinazione di massa, ma unicamente dalla messa in sicurezza delle persone più fragili, traguardo che l’Italia è ben lontana dal raggiungere.

L’Italia che, a fronte della mancanza di vaccini per over 80 e soggetti vulnerabili, non trova di meglio da fare che ampliare l’obiettivo della campagna vaccinale a coloro che, statistiche alla mano, non sono a rischio.

Una inopportuna pressione, non solo mediatica

L’esperienza della pandemia, com’era prevedibile, non ci sta rendendo migliori. Non è cresciuta la solidarietà, ma la diffidenza. Così come la pulsione dell’opinione pubblica a sostenere una strategia che si sta rivelando piena di contraddizioni.

Chi non si vuole vaccinare subisce pressioni, come se (contrariamente ad ogni evidenza) contribuisse a diffondere e perpetuare il virus. Il decreto del governo che minaccia di penalizzarlo e persino discriminarlo agli occhi dei colleghi di lavoro, rafforza questo pregiudizio.

Recentemente il TAR del Lazio ha imposto alla presidenza di riesaminare le misure che, sulla base del Dpcm del 2 marzo, comportano l’automatica chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado nelle zone rosse, poiché “…non esistono evidenze scientifiche solide e incontrovertibili circa il fatto che il contagio avvenuto in classe influisca sull’andamento generale del contagio…”

https://www.repubblica.it/cronaca/2021/03/26/news/scuola_tar_lazio_sospende_chiusura_e_didattica_a_distanza_in_zona_rossa_dpcm_2_marzo-293941771/

Non stiamo parlando più di vaccini e restrizioni, ma dell’uso legittimo del potere politico nel rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione. E, nuovamente mi si permetta, dalla logica.

Si vaccini chi vuole (sempre possa farlo: chiedetelo ai milioni di persone fragili ancora in attesa), così come ognuno, nel disinteresse dello Stato fuma, consuma alcool, mangia in eccesso, conduce uno stile di vita non salutare i cui costi, oltre che su di lui, ricadono sulla collettività.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me "Ein Anstàndiger Menschun", un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.