L’imperialismo dei diritti umani contro la Cina

Il Dipartimento del Commercio americano ha aggiunto ulteriori 14 aziende cinesi alla lista delle sanzioni

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Altre 14 imprese cinesi entrano nella lista nera del governo americano. Ieri, Reuters aveva preannunciato il provvedimento di oggi, 9 luglio. Così, gli Usa allungano la lista delle imprese cinesi sanzionate. L’entity list contro la Cina era lunghissima contava, già, 260 imprese.

Che cos’è la Entity List?

La Entity List è uno strumento importante per prevenire il commercio non autorizzato degli materiali soggetti all’EAR (Export Administration Regulations). L’EAR regola l’esportazione di articoli per la difesa, cioè quei beni e servizi con potenziali applicazioni militari che vengono esportati prevalentemente per scopi commerciali. Tali articoli specifici sono soggetti alle leggi di controllo delle esportazioni e raggruppati sotto la Commerce Control List (CCL). La lista che identifica le aziende straniere da cui è proibito ricevere alcuni o tutti gli articoli soggetti all’EAR, a meno che l’esportatore non ottenga una licenza. Perciò, quando l’azienda entra nella Entity List si ottiene un divieto al commercio. Per ottenere una deroga, le aziende elencate nella lista sono tenute a richiedere licenze al Dipartimento del Commercio. Ed, in seguito, affrontare un duro esame per ricevere articoli dai fornitori statunitensi.

Come si entra nella Entity List?

La Bureau of Industry and Security (BIS) può aggiungere alla Entity List una parte straniera. Come un individuo, un’azienda, un istituto di ricerca o un’organizzazione governativa. La motivazione per l’introduzione nella lista è quella di aver intrapreso attività contrarie alla sicurezza nazionale e/o agli interessi di politica estera degli Stati Uniti. In particolare, le aziende soggette alla lista saranno quelle che presentano programmi di produzione di armi di distruzione di massa, terrorismo e violazione dei diritti umani.


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Perché le aziende cinese sono incluse nella Entity List?

Le 14 aziende che hanno sede nella Repubblica Popolare Cinese e hanno consentito la campagna di repressione, detenzione di massa e sorveglianza ad alta tecnologia contro uiguri, kazaki e membri di altri gruppi minoritari musulmani nelle regioni autonome cinesi dello Xinjiang Uyghur (XUAR), dove la RPC continua a commettere genocidio e crimini contro l’umanità.

Prosieguo delle sanzioni contro la Cina

Il Dipartimento del commercio USA prosegue nella sua campagna contro la Cina per tutelare la minoranza uigura. Difatti, il 24 giugno, il Dipartimento aveva aggiunto altre cinque entità cinesi alla propria lista nera. Queste sostengono direttamente i programmi di modernizzazione militare della Cina relativi ai laser e i programmi C4ISR (Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance).

Le dichiarazioni pro diritti umani

Oggi, la segretaria al commercio Gina Raimondo ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il Dipartimento del Commercio rimane fermamente impegnato a prendere un’azione forte e decisiva per colpire le entità che stanno permettendo gli abusi dei diritti umani nello Xinjiang. O che usano la tecnologia prodotta negli USA per alimentare gli sforzi di modernizzazione militare destabilizzanti della Cina. Continueremo ad usare in modo aggressivo i controlli sulle esportazioni per ritenere i governi, le aziende e gli individui responsabili. Nel tentativo di accedere agli articoli di origine statunitense per attività sovversive in paesi come Cina, Iran e Russia che minacciano gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e sono in contrasto con i nostri valori”.

Sanzioni anti lavoro forzato

Le aziende colpite, a giugno, dal Dipartimento del Commercio sono state sanzionate per: “aver accettato o utilizzato il lavoro forzato nell’attuazione della campagna di repressione della Repubblica Popolare Cinese contro i gruppi di minoranza musulmana nella regione autonoma dello Xinjiang”. Tra le cinque aziende alcune sono produttori di silicio, il materiale principale per la costruzione di pannelli solari e una coinvolta nella raccolta di cotone. Queste erano la Hoshine Silicon Industry, Xinjiang Daqo New Energy, Xinjiang East Hope Nonferrous Metals, Xinjiang GCL New Energy Material e Xinjiang Production and Construction Corps (XPCC).

Sanzioni anti sorveglianza high tech

Le azioni sanzionatorie verso le aziende cinesi che producono componenti di video sorveglianza non sono le prime compiute dal governo americano. Già nel 2019, Trump aveva sanzionato gli uffici di sicurezza pubblica cinesi e altre aziende come la Hikvision. Ed alcuni tra i leader della tecnologia di riconoscimento facciale SenseTime Group e Megvii Technology. L’allora accusa e quella di oggi coincidono, infatti, le tecnologia di sorveglianza high tech sono utilizzate per tracciare le persone appartenenti alla minoranza uigura.


La strategia di contenimento americana


La reazione cinese

La Cina ha sempre respinto le accuse di genocidio e violazione dei diritti umani. Le autorità cinesi hanno sempre dichiarato che le proprie politiche sono necessarie ad eliminare i separatisti e gli estremismi religiosi da proprio territori. Il 7 luglio, Wang Wenbin ha detto che gli USA non sono in grado di contenere lo sviluppo della Cina e vogliono diffondere il caos nello Xinjiang con il pretesto di proteggere i diritti umani. Aggiungendo che l’obiettivo della Cina è quello di combattere il terrorismo violento, l’estremismo e il separatismo nello Xinjiang. Quindi questo problema non riguarda l’etnia, la religione o i diritti umani. Ma, molto probabilmente, riguarda l’aspetto economico, sia per gli uni che gli altri. Il controllo della Regione dello Xinjiang è fondamentale per l’acceso ai canali della via della Seta che portano in Europa. Così le sanzioni americane sono motivate dal necessario contrasto allo stra potere economico cinese.