Finalmente, nel panorama della musica italiana ecco farsi spazio una band innovativa, capace di far apprezzare, anche ad un fermo oppositore come me, la musica elettronica. Libra. 

Questa band nasce  a Roma, circa un anno fa, da un gruppo di amici: Iacopo Sinigaglia, voce e synth; Gian Marco Ciampa, chitarre e synth; Alberto Paone, beat e pelli; Federico Russo, basso e synth.

Col loro ultimo disco, uscito nel maggio 2013, La Calma, essi sono capaci di mescolare testi ricchi di significato e quella musica che molti, troppi, quasi non considerano neanche tale.

Basta però parlare di loro. Parliamo con loro.

 

Un gruppo, il vostro, nato non troppo tempo fa, che fa il suo esordio sul lastampa.it con il singolo “La Calma” nel Maggio 2013. Come vi siete conosciuti?

Ci conoscevamo già prima della nascita della band. Condividevamo la stessa passione per la musica ed un giorno abbiamo deciso di chiuderci in un box e fare musica. Abbiamo avuto una fase rock e una ancora diversa, tuttavia siamo cresciuti ed è arrivata la musica elettronica che ci ha permesso di realizzare quello che veramente volevamo essere. Così sono nati i Libra.

Gruppo certamente singolare, almeno quanto il suo nome: Libra. Cosa vi ha ispirato per la scelta di una “bilancia” come segno distintivo?

La bilancia rappresenta l’equilibrio. Questo stato noi lo raggiungiamo con la musica, sia quando l’ascoltiamo che quando la suoniamo. Dal vivo ognuno di noi è nella sua dimensione ma insieme riusciamo a creare qualcosa di armonioso e sospeso. Ci sembrava giusto imprimerlo nel nostro nome.

Il vostro stile riesce ad amalgamare in modo completo i suoni della musica elettronica con testi importanti. Trattate temi purtroppo quasi scontati per la società odierna, come ad esempio nel testo de’ “La paura di Cloe “, da dove si evince la paura di una ragazza nei confronti del futuro che l’attende. Da dove nasce l’dea di esprimere le vostre emozioni con il linguaggio della musica?

Scrivere un pezzo è un po’ come scrivere una pagina di un diario, solo che si hanno più livelli. La musica fa parte di noi fin da quando eravamo piccoli e una volta che abbiamo deciso di parlare di quello che avevamo dentro la scelta del linguaggio è stata facile. Nell’esempio, Cloe è una ragazza come tante altre e ha una fottuta paura del futuro, come tanti altri. Per noi è importante parlare di qualcosa che sia attuale e condiviso dalle persone, perchè se lo senti in una canzone sai di non essere il solo.

Nell’universo musicale di ora, la musica che presentate voi, electro-minimal, a volte non viene considerata neppure tale. Come rispondereste a coloro che pensano alla musica elettronica come ad “un’accozzaglia di rumori senza senso”?

La musica elettronica è un’accozzaglia di suoni, tra cui anche rumori, ma è proprio questa la sua forza. Con l’elettronica si può usare qualsiasi suono per comunicare qualsiasi cosa; ad esempio in un nostro brano “La Noia” c’è il rumore dell’acqua. Non vogliamo convincere per forza tutti ma siamo sicuri che questo genere musicale dia enormi possibilità per sperimentare qualcosa di nuovo. C’è bisogno di qualcosa di nuovo.

Un gruppo di quattro giovani ragazzi come voi avrà un buon numero di fans alle spalle. Come gestite il rapporto con loro, e come questi vi aiutano?

Oggi che il concetto di fama è molto relativo. Noi cerchiamo solamente di arrivare alle persone. E’ importantissimo  per noi che ci sia uno scambio. Cerchiamo il contatto con la gente sia con la musica che a “livello umano”. I social networks ci permettono di conoscere e rimanere in contatto con le persone che vogliono comunicare con noi ed è una parte fondamentale di quello che facciamo, ci aiutano ad andare avanti. Sono il nostro carburante.

La rivista Rolling Stone vi definisce una rivelazione a metà strada tra canzone d’autore ed electro. Avete già sostenuto eventi importanti come l’evento del 23 Maggio a Palermo per la commemorazione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Siete però ancora agli esordi. Concludiamo quindi con i vostri sogni e le vostre aspettative. Dove vi vedete tra dieci anni?

Dieci anni sono molti e noi abbiamo i piedi ben piantati a terra. Ci hanno descritto come quattro ragazzi metodici e direi che ci calza a pennello. A noi interessa fare bene quello che facciamo, scrivere sempre qualcosa che sia valido e che abbia senso di esistere.Ora stiamo organizzando un tour per portare la nostra musica anche al di fuori della nostra città, il resto si vedrà.

 

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