Continuano a soffiare forti i venti di guerra in Libia, con Khalifa Haftar che sembra non avere alcuna intenzione di dare ascolto agli appelli provenienti dalla comunità internazionale affinché si sieda al tavolo delle trattative con Fayez al-Sarraj (premier del governo riconosciuto a livello mondiale) per giungere ad una soluzione diplomatica delle battaglie. E mentre gli scontri sono giunti fino ad una decina di chilometri da Tripoli, nella capitale comincia a serpeggiare la paura, con le scuole che resteranno chiuse almeno per una settimana e i cittadini che sono partiti all’assalto dei vari esercizi commerciali per fare scorta di generi di prima necessità.

Il generale Haftar non si ferma nell’obiettivo di conquistare Tripoli.

Il Lyban National Army, l’esercito fedele a Haftar, anche se sta proseguendo nelle sue operazioni militari, in queste ultime ore avrebbe temporaneamente rallentato la sua avanzata, in seguito alla reazione delle truppe del Governo di unità nazionale appoggiate da diverse milizie, tra le quali si segnala quella di Misurata. Nel frattempo, i rapporti tra i due contendenti si fanno sempre più tesi, con al-Sarraj che, durante un discorso tenuto in televisione, ha accusato l’uomo forte della Cirenaica di “tradimento”, ricordando di essere sempre stato disponibile alla pace, mentre dall’altro lato Haftar ha reagito con una strategia di aggressione militare e con una vera e propria dichiarazione di guerra alla quale non si può non controbattere se non con “forza e fermezza”.

Il premier libico avrebbe messo nel mirino anche la Francia, presentando all’ambasciatrice transalpina in Libia, Béatrice du Hellen, una protesta ufficiale poiché, a suo parere, il governo francese starebbe appoggiando le operazioni belliche di Khalifa Haftar. Stando a quanto riportato da Al Jazeera, al-Sarraj avrebbe chiesto alla diplomatica di riportare il suo messaggio direttamente al presidente Emmanuel Macron.

Il premier libico al-Sarraj protesta con la Francia.

Nel frattempo cresce la preoccupazione per il degenerare delle attività militari, che di recente si sono spostate anche nei cieli libici. Nella giornata di ieri, sabato, l’esercito del governo di Tripoli avrebbe fatto partire un raid aereo per colpire un distaccamento degli uomini del generale Haftar presso el-Azizia, a circa 50 chilometri dalla capitale del Paese nordafricano. Le truppe del 75enne di Agedabia hanno fatto prontamente sapere che ben presto risponderanno a quest’attacco. Il primo provvedimento comunicato dal portavoce Ahmad al-Mesmari è l’introduzione di una “no-fly zone” lungo la regione dell’ovest, sottolineando che qualora dovesse essere sorvolata da un qualsiasi aereo militare, questo verrebbe considerato un “obiettivo legittimo”.

Il caos si sta diffondendo a macchia d’olio a Tripoli, dove i cittadini si sono riversati nei supermercati per acquistare il maggior numero di beni alimentari di prima necessità, ed anche i distributori di benzina sono stati presi d’assalto, nel timore che la guerra imminente possa causare una mancanza di viveri e di generi di sostentamento. Preoccupazione pure tra gli italiani che lavorano nella capitale, con alcuni imprenditori che avrebbero già deciso di andare via. L’Eni, in pieno accordo con la Farnesina, ha comunicato ufficialmente che verrà evacuato tutto il personale italiano. Sulla questione si è espresso ancora una volta il portavoce del generale Haftar, il quale ha assicurato che quando il suo esercito sarà entrato a Tripoli, immediatamente verrà approntata un’unità speciale per la sicurezza delle aziende straniere e locali, così come degli istituti diplomatici e di tutte le istituzioni estere che si trovano in città.

La politica internazionale sta provando a seguire ancora la strada della diplomazia, con l’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamé, che ha annunciato che la Conferenza nazionale sul Paese nordafricano è stata confermata per il 14-16 aprile a Ghadames, a meno che non ci sia un precipitare degli eventi bellici. Si tratta ad ogni modo di un incontro piuttosto importante, durante il quale dovrebbe stilata una roadmap volta ad aiutare lo Stato libico ad uscire dalla profonda crisi economica e politica in cui è piombato nel 2011, dopo il crollo del regime di Gheddafi.

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