Libia, Haftar non si ferma, bombe sull’aeroporto di Tripoli: anche l’Isis all’attacco

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Libia: raid aereo su scalo internazionale di Tripoli.

Nonostante gli appelli della comunità internazionale ad una soluzione diplomatica e la richiesta degli Stati Uniti di cessare le ostilità, prosegue l’offensiva militare lanciata da Khalifa Haftar su Tripoli per abbattere il governo riconosciuto dall’Onu di Fayez al-Sarraj. Durante la scorsa notte, l’esercito nazionale libico ha bombardato l’aeroporto di Mitiga con due razzi, generando il panico tra i passeggeri.

In un primo momento lo scalo internazionale era stato chiuso, ma qualche ora dopo le autorità libiche hanno deciso di far sì che riprendesse l’attività anche se ad azione ridotta, e infatti successivamente è atterrato anche un velivolo proveniente da Istanbul. Nel frattempo le truppe governative hanno annunciato di aver catturato circa 34 miliziani fedeli al generale Haftar a 30 chilometri da Tripoli. Oltre agli uomini, i soldati avrebbero anche requisito dei mezzi bellici, molti dei quali privi di carburante, segno (secondo il governo libico) delle difficoltà dello schieramento nemico nel ricevere rifornimenti. Il contrattacco dovrebbe proseguire nelle prossime ore, con le truppe di Misurata in appoggio all’esercito di al-Sarraj che starebbero organizzando una serie di assalti in vari punti strategici ai combattenti dell’uomo forte della Cirenaica.

Aeroporto di Tripoli bombardato dalle truppe di Haftar.

La guerra civile in Libia, però, rischia di espandersi a macchia d’olio e soprattutto di assumere risvolti ancor più drammatici. Il quotidiano Repubblica ha riportato che sarebbero entrati in azione anche alcuni militanti dell’Isis, i quali avrebbero preso d’assalto il villaggio di Al Fuqaha, nel distretto di Kufra. I terroristi islamici sarebbero giunti nella cittadina intorno alla mezzanotte a bordo di una quindicina di mezzi e avrebbero ucciso nel sonno il presidente del Consiglio locale. Nel corso dell’attacco, avrebbero dato fuoco a diverse abitazioni. La preoccupazione è che l’Isis, sconfitto a Sirte al termine di alcune operazioni militari nel 2016, possa approfittare dello stato di caos e di guerra in cui versa il Paese nordafricano per prendersi la sua rivincita per riconquistare i territori perduti in passato.

Isis all’attacco in Libia.

Gli attacchi del generale Haftar stanno diffondendo panico e paura tra la popolazione libica. Le Nazioni Unite hanno lanciato un primo allarme, riportando che in seguito ai primi scontri bellici ci sarebbero già circa 3.400 sfollati che avrebbero lasciato le varie città di Wadi Al-Gharbi, Ain Zara, Tariq Al-Matar e Qasr Ben Gashir per spostarsi verso luoghi più sicuri. Al momenti si conta che 25 famiglie sarebbero state accolte nei rifugi collettivi e umanitari di Tajoura e Ain Zara. Al contempo, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) ha chiarito che non c’è stato alcun esodo da Tripoli, dove fino ad oggi non si sono registrate attività belliche lungo le strade della capitale, anche se non si esclude che, qualora la situazione dovesse ulteriormente degenerare, delle “cellule dormienti” vicine al generale Haftar possano organizzarsi per andare all’attacco.

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