Libertà riproduttiva per le donne portoricane: diritto violato

Ecco cosa sta succedendo ancora oggi alle donne portoricane

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Libertà riproduttiva per le donna portoricane protesta

Provare affetto, è una condizione naturale di ogni essere umano. Riusciamo a farlo nei confronti di persone, animali e anche oggetti. Trasferire sentimenti ed emozioni su un qualcosa d’inanimato, è forse un’azione tanto profonda, quanto, d’una semplicità sottile. Possiamo amare od odiare un utensile. Ci è permesso, entro certi limiti, trattarlo più o meno con cura. Le conseguenze del nostro comportamento, si rispecchieranno comunque su di noi o su qualcun altro. Per quanto possiamo fare a pezzi un oggetto, questo non sentirà infatti dolore. Saremmo noi, o un’altra persona, a risentire di quella perdita. Peccato che, possa succedere che i ruoli s’invertano. Si scambiano le persone per articoli senz’anima. Prive di capacità di provare dolore. Ciò succede ancora troppo spesso alle donne. Il fenomeno dell’oggettivazione femminile conduce alla preclusione di fondamentali diritti umani per la categoria interessata. Un esempio: la libertà riproduttiva per le donne portoricane.

Libertà riproduttiva per le donna portoricane: cos’è questo fenomeno?

Prima di addentrarci nelle vicende portoricane, è di fondamentale importanza comprendere cosa sia la libertà riproduttiva. Questo diritto appartiene ad ambo i generi. Tuttavia, esso ha un particolare peso sulle donne, in quanto vittime dirette di questo tipo di violenza. Con libertà riproduttiva, s’intende il possedimento delle decisioni sul proprio apparato riproduttivo. Dunque, la scelta di poter procreare, se farlo o meno, quante volte e via dicendo. Ancora oggi, le donne sembrano soggette a una sorta di pressione sociale, in questo senso. Soprattutto, in quella fascia d’età compresa tra i venticinque e i quarant’anni, i commenti sul proprio stato riproduttivo, sono particolarmente in voga tra le persone. A una donna senza figli, si domanda cosa aspetti a diventare madre. A una con un solo bambino, si chiede perché non metta al mondo un fratellino o una sorellina.

Tuttavia, a una genitrice con più di due figli, si rifila il discorso del coraggio, o magari, in tutta sfacciataggine, le si domanda come faccia a mantenere la prole. Per non parlare di tutti i giudizi e le sentenze che scatena l’argomento aborto. Può accadere ancora oggi che una donna che interrompe una gravidanza, venga additata come egoista o addirittura come assassina. Oppure, succede che siano i mariti o compagni, a costringere le gestanti ad abortire. O ancora, ancora oggi, spesso, quando una signora intraprende un colloquio di lavoro, le viene domandato se abbia dei figli, e in caso di risposta negativa, se abbia intenzione di diventare madre. Gli esempi potrebbero andare avanti all’infinito. Qualsiasi violazione che vada a minare la libertà riproduttiva, è un atto di violenza. Esistono situazioni, nelle quali tutto ciò è portato all’estremo. Come quel che stanno vivendo ancora oggi le donne portoricane.

Cosa sta succedendo nel merito, in Porto Rico?

Siamo nel 1898, anno nel quale l’arcipelago caraibico è stato conquistato dagli Stati Uniti D’America. Quella che per alcune persone segna una data storica, ad altre ricorda l’inizio di un calvario. Da quell’evento, le donne portoricane sono andate incontro a una serie di violenze, abusi, sterilizzazioni forzate, atti di razzismo e diritti negati. Proprio come se quelle persone fossero oggetti. Privi d’emozioni e di percezione del dolore. Ancora oggi, le persone di genere femminili del posto, si trovano a lottare per possedere i diritti sul loro corpo. Spostiamoci in tempi un po’ più recenti, nel 1960. In quell’anno, negli USA sbarca la pillola anticoncezionale. Conseguenza di ciò, un’indipendenza sessuale, e non solo, delle donne. Nello stesso periodo, la situazione in Porto Rico è decisamente diversa. Era già parecchio diffusa l’idea del neo-malthusianesimo. Questo termine, fa riferimento alla convinzione secondo la quale la povertà derivasse dalla sovrappopolazione del paese.

Dunque, da un problema che si sarebbe potuto arginare con un controllo delle nascite da parte dei cittadini, è invece nata una nuova tipologia di violenza. Si è provveduto a far calare le nascita attraverso la sterilizzazione forzata. Già nel 1937, era stata approvata la legge 116, la quale legalizzava la sterilizzazione basata sull’eugenetica. Ciò significa che le donne venivano incoraggiate e poi costrette all’isterectomia, ossia l’asportazione dell’utero, oppure alla legatura delle tube. Tutto questo senza spendere un soldo. Cosa alquanto paradossale, dati gli alti costi degli anticoncezionali nel paese e la proibizione dell’aborto. Ecco perché la libertà riproduttiva per le donne portoricane, rappresenta ancora oggi una priorità. Infatti, anche durante quest’epoca tanto moderna, le cose non sembrano essere cambiate.

Libertà riproduttiva delle donne portoricane: dalla parte di tutti

<<Libertà riproduttiva per le donne portoricane, significa giustizia riproduttiva per esse. Significa che tutti, indipendentemente dal sesso, dalla razza o dalla classe, possono scegliere ciò che vogliono e che le possibilità sono le stesse per tutti. Qui, a Porto Rico, invece, i ricchi hanno molte più opzioni rispetto ai poveri>> Spiega Mayra I. Díaz Torres, direttrice di Clínica IELLA. Questa struttura sanitaria ha sede a San Juan, e offre trattamenti ginecologici a prezzi accessibili. Una goccia in un mare ancora troppo in tempesta. In un mondo che riduce troppo spesso le donne a oggetti, riducendo i loro diritti a dei capricci da non ascoltare, un singolo gesto di umanità può fare la differenza. Combattere contro la violenza, è un dovere. E’ un atto di rispetto e compassione verso di noi e il resto del mondo. E solo assieme, possiamo farcela.

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