Liberia: manifestazione contro il governo di George Weah

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Una grande manifestazione organizzata dai partiti di opposizione al governo della Liberia, si è svolta ieri per le strade della capitale Monrovia per protestare contro la difficile situazione economica che sta attraversando il paese

Nella giornata di ieri (7 giugno), si è è svolta a Monrovia, in Liberia, una manifestazione organizzata dall’opposizione al governo del presidente George Weah per protestare contro la precaria situazione economica del paese, dovuta anche all’inflazione salita negli ultimi e la crescente corruzione che dilaga anche all’interno delle istituzioni. Alla mobilitazione hanno partecipato gruppi di politici, studenti e cittadini che riuniti nel Consiglio dei patrioti, chiedono al governo un deciso cambio di rotta per migliorare la situazione economica e sociale del paese. Già mercoledì scorso, vi erano state alcune proteste a seguito dell’arresto di Yekeh kulobah, uno dei leader dell’opposizione liberiana, rilasciato il giorno successivo, accusato di aver ordinato l’uccisione di un uomo.

Manifestazione per le strade di Manrovia

La Liberia, stato dell’Africa orientale, tra i primi ad avere ottenuto l’indipendenza nel 1847 a seguito del ritorno in patria di alcuni schiavi dagli Stati Uniti, è stata, negli ultimi trent’anni, teatro di scontri interni che hanno causato due guerre civili e centinaia di migliaia di morti.

Le guerre e gli sforzi per la normalizzazione

La prima guerra civile liberiana scoppiò nel 1989 a seguito di un colpo di stato ad opera di Charles Taylor che depose il presidente il presidente Samuel Doe, salito al potere con un golpe nel 1980 ed eletto nel 1985 in seguito a regolari elezioni. Taylor, che nel 1980 appoggiò il golpe di Doe, ottenendo un’importante incarico a livello governativo, venne in seguito allontanato dal governo in seguito a un’accusa di appropriazione indebita. Raggiunti gli Usa, venne arrestato in seguito alla rogatoria emessa dal governo liberiano che lo accusava di appropriazione indebita e rinchiuso in una carcere del Massachusets, dal quale riuscì in seguito scappare rifugiandosi in Libia, dove le truppe di Gheddafi lo addestrarono alla guerriglia armata. Giunto in Costa D’Avorio, con un gruppo di ribelli fondò il Fronte Nazionale Patriottico della Liberia che nel dicembre 1989 invase la Contea di Nimba dando inizio alla guerra civile che in pochi anni provocherà centinaia di migliaia di morti, anche tra i bambini, che venivano costretti a combattere. Samuel Doe venne ucciso dalle forze ribelli nel 1990 e nel 1995, a seguito dell’intervento dell’Onu, degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dell’Ecowas, una forza militare di pace costituita da alcuni paesi africani per porre fine alle violenze il Liberia, si raggiunse il cessate il fuoco.

L’ex presidente liberiano Charles Taylor si è reso responsabile di crimini contro l’umanità per perpetrato violenze contro gli oppositori politici e aver utilizzato bambini soldato nei suoi combattimenti

Le elezioni del 1997 portarono al potere Charles Taylor che instaurò un regime dittatoriale che si rese responsabile di torture e omicidi di uomini dell’opposizione provocando una serie di rivolte che diedero origine alla seconda guerra civile, che raggiunse il culmine nell’agosto 2003 quando il Movimento per la democrazia in Liberia, guidato da Thomas Limely, sostenuto da ex membri del Governo Doe, riuniti nell’ Ulimo, raggiunsero la capitale Monrovia dando inizio a una sanguinosa battaglia che causò migliaia di vittime e costringendo il presidente Taylor a rifugiarsi in Nigeria. In seguito all’intervento degli Stati Uniti e dell’Onu, fu raggiunto il cessate il fuoco e venne formato un governo di transizione guidato da Gyude Bryant. A seguito delle dimissioni di quest’ultimo, venne eletta Ellen Johnson Sirleaf, prima donna a capo di uno stato africano, che sconfisse Weah al ballottaggio e che restò al potere fino al gennaio 2018, quando venne eletto presidente l’ex calciatore con un programma che sosteneva la creazione di nuovi posti di lavoro e il potenziamento della rete stradale.

L’attuale presidente liberiano George Weah, ex calciatore e Pallone d’Oro nel 1995

La questione del container scomparso

Pochi mesi dopo l’elezione di George Weah alla presidenza della Nigeria, avvenne un fatto sconcertante che causò numerose proteste e richieste di spiegazioni da parte dell’opposizione liberiana. Tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018 infatti, banconote liberiane per un valore di circa 100 milioni di euro stampate in Svezia su ordine del governo, scomparvero mentre venivano trasportate dalla capitale Monrovia alla Banca Centrale liberiana a bordo di una nave container. A seguito della notizia, si scatenarono molte polemiche nei confronti del neo eletto presidente, che reagì chiedendo di aprire un’inchiesta nei confronti della Sirleaf, in quanto le banconote sarebbero giunte in Liberia nel novembre 2017, quando era ancora in carica il precedente governo.

Le misure contro la corruzione

Nei giorni scorsi George Weah in un discorso alla nazione ha annunciato la volontà di mettere in atto misure per sostenere l’economia, con un’attenzione particolare alla lotta alla corruzione, prospettando un cambio ai vertici della Banca Centrale liberiana attraverso che mira a migliorarne la trasparenza e a punire i responsabili di episodi di corruzione.

Una situazione difficile quindi in Liberia, uno stato che dopo anni di conflitti interni e una difficile transizione alla democrazia che nel 2014 si è arenata a causa di un’epidemia di Ebola che ha interessato il paese, si avvia a raggiungere una situazione di normalità. In un paese di circa 4 milioni di abitanti, in cui più del 50% per cento della popolazione vive in condizioni di povertà, nelle proteste di ieri, i manifestanti hanno chiesto riforme economiche per migliorare le condizioni del paese e maggiori sforzi nella lotta alla corruzione, una piaga che interessa gran parte degli stati africani.

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