L’Euro compie vent’anni: le tappe e le sfide della moneta unica

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Il 1 gennaio 1999 l’Euro entra in vigore, in 11 Stati Ue, come moneta virtuale, usata per le forme di pagamento non fisiche, quali i trasferimenti elettronici e i titoli di credito.

Prima di raggiungere questo traguardo e quello, ancor più importante, del gennaio 2002, quando l’Euro viene introdotto come denaro contante, la moneta unica ha dovuto attraversare diverse tappe.

La prima è quella dei Trattati di Roma, firmati il 25 marzo del 1957, dagli allora Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Segni
e Gaetano Martino.

Essi istituirono l’Euratom, che aveva lo scopo di coordinare i programmi di ricerca relativi all’energia nucleare e assicurare che essa venisse usata per scopi pacifici, e la CEE (Comunità economica europea), volta a garantire una crescita stabile ai paesi che vi avevano aderito.

Il provvedimento più importante consisteva, però, nell’eliminazione dei dazi doganali fra gli Stati membri, che consentì la creazione del mercato unico.

Nel 1979, con l’instaurazione dello Sme (Sistema monetario europeo), vengono fissati i tassi di cambio tra i paesi della Comunità europea, al fine di limitare la fluttuazione dei cambi bilaterali.

Nel giugno 1988 il Consiglio europeo conferma l’obbiettivo della progressiva realizzazione dell’ Unione monetaria europea (UEM), processo articolato in tre fasi distinte, che vanno dal 1990 al 2002.

Prima fase (dal 1990): vengono abolite tutte le restrizioni alla circolazione di capitali tra gli Stati membri. Inoltre, al fine di creare la necessaria struttura istituzionale, fondamentale per l’attuazione dell’Unione monetaria, il 7 febbraio 1992 viene firmato a Maastricht il Trattato sull’Unione Europea. Esso costituiva un superamento dei Trattati di Roma, e fissava i criteri di convergenza per aderire all’Unione monetaria, ovvero i requisiti che gli Stati membri avrebbero dovuto adottare per entrare a farne parte.

Seconda fase (dal 1994): creazione dell’Istituto monetario europeo (IME), con lo scopo di rafforzare la cooperazione delle banche centrali e il coordinamento delle politiche monetarie. Nel 1995, a Madrid, il Consiglio europeo decide di denominare “Euro” l’unità monetaria europea, mentre nel 1996 vengono presentati i disegni selezionati per la serie di banconote in euro da immettere in circolazione il 1° gennaio 2002. Nel 1997 il Consiglio europeo adotta il Patto di stabilità e crescita, volto a garantire la disciplina di bilancio nell’ambito dell’UEM. Il 1° giugno 1998 nasce la BCE che detiene il compito di definire e attuare la politica monetaria per l’area dell’euro, di svolgere le operazioni sui cambi, di detenere e gestire le riserve ufficiali dei Paesi dell’area dell’euro e di promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.  Nello stesso hanno vengono fissati definitivamente i tassi di cambio: il 31 dicembre 1998 viene stabilito che un euro vale 1.936,27 lire.     

        

Terza fase (dal 1° gennaio 1999): 11 Stati membri dell’UE -Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia- cominciano ad usare l’euro per tutte le forme di pagamento non fisiche. Il 1° gennaio 2002 le banconote e le monete euro entrano in circolazione nei primi 12 sistemi monetari aderenti (nel 2001 si è aggiunta la Grecia).

Nonostante la moneta unica sia stata adottata, tra il 2007 e il 2015, da altri sette paesi (per un totale di 19 aderenti all’Eurozona), essa ha tuttavia dovuto affrontare negli anni una serie di sfide, in particolare quelle derivanti dalla crisi del 2008.

La crisi finanziaria, la più grande dopo quella del 1929, provoca una contrazione del credito seguita da una brusca recessione. Ma nel 2009, proprio mentre sembrava riemergere dalla recessione, l’Europa viene colpita dallo scoppio della crisi in Grecia, per la quale nel maggio del 2010 viene adottato un primo piano di aiuti da 110 miliardi, erogati da Fmi e Ue, in cambio di un rigoroso piano di austerità.

Tuttavia la crisi della Grecia aveva già cominciato a contagiare il resto d’Europa, e il conseguente crollo dei titoli di Stato di molti paesi, spinge i paesi dell’Eurozona ad istituire il cosiddetto Fondo salva Stati, una società finanziaria avente lo scopo di elargire prestiti agevolati ai Paesi con difficoltà finanziarie (oltre alla Grecia, il primo paese a richiederne l’aiuto sarà l’Irlanda).

Nonostante ciò nel 2011 la stabilità di tutta l’area euro è ancora a rischio, con la speculazione che colpisce duramente paesi come la Spagna e l’Italia, provocando il crollo dei prezzi dei bond (titoli di debito) governativi. Si inizia così a parlare di spread (ovvero differenziale tra i rendimenti dei titoli decennali spagnoli e italiani rispetto a quelli dei titoli di Stato tedeschi), il cui eccessivo innalzamento in Italia fu il fattore determinante che provoca la caduta del governo Berlusconi e la successiva nascita del governo Monti.

Nel 2012 il Presidente delle BCE Mario Draghi lancia il cosiddetto “scudo anti-spread”, minacciando operazioni illimitate per l’acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario, tramite il Fondo salva Stati, promuovendo inoltre una serie di operazioni straordinarie di politica monetaria.

Nel 2015 la BCE da così il via al primo Quantitative easing, il cosiddetto “bazooka” anti crisi voluto da Draghi per contrastare la deflazione, un programma di acquisti di titoli di Stato e di altre obbligazioni, che tuttavia è stato interrotto proprio a partire dal 2019.

Con la Brexit, l’avvento dei populismi e le elezioni per il prossimo Parlamento europeo in primavera, tuttavia, il futuro della moneta unica e dell’Europa è ancora tutto da scrivere.

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