Lettera aperta al segretario del PD

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Gentilissimo,

a destra, come a sinistra, il tempo delle ricette magiche è finito da un pezzo. L’idea di governare strizzando l’occhio al Centro e mantenendo la fedeltà dell’elettorato di riferimento non è adatta ad un contesto nel quale la scarsità di risorse costringe a mettere in fila priorità che finiranno per scontentare gli uni o gli altri.

Allargare la base elettorale è possibile solo se si è in grado di restituire a tutti qualcosa in cambio della loro fiducia: la politica delle promesse funziona finché ci sono soldi da investire per dare risposta ai bisogni, altrimenti il cittadino si accorge subito che dietro il fumo non sta cuocendo nessun arrosto, e allora è gioco facile per i beceri populismi attrarre consensi altrettanto beceri ma comunque validi ai fini elettorali.

Ma se guardiamo oltre, anche questa strada non ha sbocchi: con buona pace per i sondaggi che sembrano oggi premiare le destre più estreme, la loro attitudine a fare campagna elettorale in modo permanente appare inversamente proporzionale a quella di riuscire a governare i reali problemi del Paese.

A poco a poco si esaurirà di morte naturale anche quella narrazione articolata su slogan e luoghi comuni di facile presa, ma che non restituiscono la complessità del mondo nel quale viviamo.

Ma più di tutto, ciò che è diventato insostenibile, è questa perversa abitudine ad intercettare il consenso dell’elettorato, anziché promuovere una visione della società e i valori che le corrispondono. Rincorrere gli elettori su terreni sempre meno confacenti a quella che era l’identità culturale dei partiti che hanno fatto la storia d’Italia, sino alla loro inevitabile dissoluzione.

Gentile segretario, quello che le chiedo, in questa ennesima fase di transizione, è una scelta di campo tale da ridefinire con chiarezza – a qualunque costo – quelli che sono gli schieramenti interni all’arco costituzionale. Non una associazione di interessi particolari, e neppure di potenziali portatori di voti, ma un partito nuovo – con un nome che faccia riferimento alle sue radici – con una proposta definita di società da realizzare, con un pantheon che renda omaggio al contributo di idee ed esperienze che lo definiscono.

Un partito che si ponga in continuità con le sue radici, ché la storia è un flusso, e non un episodio; che reinterpreti criticamente i grandi mutamenti sociali e ideologici del ‘900, così da portare avanti la loro migliore eredità facendo tesoro degli errori.

Questa è l’epoca – ce lo insegnano i più giovani – nella quale il mondo lo dobbiamo salvare tutti insieme, e ciò pone la duplice esigenza di educare le persone ai valori della democrazia, della pace, della multiculturalità e della coesione sociale, e che il partito sia uno strumento per la loro realizzazione. Ne parlava Gramsci, oramai un secolo fa.

E a chi ripete come un pappagallo addomesticato che le “ideologie sono finite”, che fascismo e antifascismo sono cose vecchie e dimenticate, che non ha più senso distinguere tra destra e sinistra, le chiedo di ricordare che le idee non muoiono mai; solo che, in certe fasi storiche, non ci sono uomini in grado di interpretarle con correttezza, onestà, efficacia, e non solo governanti, ma anche governati. E che la forza della democrazia non risiede in un uomo forte, ma nei cittadini che la costruiscono e la difendono ogni giorno.

Gentile segretario, l’occasione di risollevarci da questo lungo sonno nel quale la ragione sta generando mostri è troppo importante per non essere colta. E non abbiamo troppo tempo a nostra disposizione prima che l’emergenza diventi l’unico criterio per programmare l’azione politica.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 52 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me ein anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.

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