L’Etna,il tesoro dei siciliani fra leggenda e realtà.

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« … l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore. »
Così scriveva nel lontano 470 a.C il poeta greco Pindaro, offrendo una poetica ma veritiera descrizione di uno dei patrimoni più preziosi dell’Italia.

Annoverato dal 21 giugno 2013 fra i beni del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, ed oggi il più alto dell’Europa, il vulcano attivo Etna è considerato la maggiore meta attrattiva nel territorio siciliano: c’è chi infatti, oltre che dal mare cristallino dell’isola, rimane folgorato dalla terra nera e dal panorama offerto da un gigante buono la cui storia, segnata da un passato irrequieto, è pregna di numerose leggende: come quella di Eolo, re dei venti, imprigionato sotto il maestoso vulcano; o Efesto , dio del fuoco e della metallurgia, fabbro degli déi, che nell’Etna ebbe la sua fucina. Ma a spiegare poeticamente la furia e l’impeto di questa maestosa creatura è la leggenda del gigante Tifeo, confinato sotto il vulcano, le cui grida e la cui rabbia causarono terribili eruzioni nei secoli: la potenza inaudita e inarrestabile, racchiusa apparentemente in una leggenda mitologica, riesce però ad uscire e concretizzarsi in eventi di origine catastrofica…

 

 

Nonostante la bellezza sconvolgente ,infatti ,L’Etna è stata, in passato, letale. Nel 1614 si assistì all’eruzione più lunga, durata ben dieci anni, le cui colate diedero origine al fenomeno dell’ingrottamento, ossia la formazione di veri e propri tunnel di lava che, una volta svuotati ,diventarono grotte visitabili, come la Grotta dei lampioni (fra la città di Bronte e Castiglione) e la grotta del Gelo (a Randazzo): incredibili, suggestive, ma frutto di un fenomeno spaventoso; eppure, nonostante il tempo prolungato, non fu l’evento decennale ad essere il più devastante. La popolazione siciliana venne colpita nel 1669 da un’eruzione spaventosa, la cui potenza devastò tutti i paesi etnei ,ricoprendoli interamente; colpì anche la città di Catania, superandola dalla parte occidentale e circondando il Castello Ursino, dirigendosi poi verso il mare. La lava formò due coni piroclastici, oggi conosciuti come Monti Rossi, anch’essi meta turistica , perfetta per escursioni,picnic e champing. Non furono fatti isolati: il nostro gigante fu minaccioso e preoccupante fino 1991, quando  la Protezione Civile, il Genio dell’esercito e altri esperti ,decisero di erigere delle barriere in terra per placare e contenere la lava eruttiva. Aiutandosi con escavatori, ruspe e cariche esplosive cave che deviarono il flusso , riuscirono ad ostruire il canale principale attraverso cui la lava scendeva pericolosamente verso i centri abitati.

Nonostante un passato di distruzione e pericolo, oggi l’Etna è costantemente monitorata e dà ai siciliani un orgoglio incommensurabile. I Catanesi venerano questo meraviglioso dono della Natura, e la stessa roccia lavica, che è semplicemente lava antica e ‘raffreddata”,  viene abilmente utilizzata per creare svariati oggetti : dai gioielli, alla pavimentazione, ai souvenir. Inoltre, offre oggi spettacoli meravigliosi con eruzioni stromboliane che attirano turisti e allietano gli abitanti. E’ ormai diventato un gigante buono, che non dorme mai.

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