L’esercitazione congiunta di Egitto e Russia nel Mar Nero

Le navi militari attraverseranno l'Egeo navigando nelle acque territoriali turche. Per gli esperti è un monito ad Ankara

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l'esercitazione congiunta

Al via l’esercitazione congiunta di Egitto e Russia nel Mar Nero. Le flotte dei due Paesi transiteranno dal Mar Egeo attraverso le acque territoriali turche. Gli esperti ritengono che sia un monito di Mosca ad Ankara, la principale potenza militare nella regione. Infatti, l’operazione fungerà da banco di prova per le future relazioni russo-turche. Ma ecco maggiori dettagli.

L’esercitazione congiunta che scopo ha?

L’esercitazione congiunta Ponte dell’Amicizia 2020 avrà luogo dal 17 al 24 Novembre come conferma l’emittente televisiva Al Arabiya. In realtà, non si tratta della prima operazione militare tra Egitto e Russia: l’esercitazione sarà la prosecuzione del programma siglato dalle due delegazioni nel 2015. La novità è la scelta del luogo, ossia la base navale di Novorossiysk affacciata sul Mar Nero. Quindi, le due flotte navigheranno attraverso lo stretto del Mar Egeo attraversando le acque territoriali turche. L’operazione si propone anche di allentare le tensioni insorte nella regione a causa delle mire espansionistiche di Ankara.

Le precedenti operazioni tra Egitto e Russia

La prima esercitazione congiunta tra Egitto e Russia risale al giugno 2015. Nell’occasione i due Paesi avevano schierato: l’incrociatore missilistico Moskva e l’hovercraft Samum; la nave da sbarco Alexander Shabalin; la petroliera Ivan Bubnov e un rimorchiatore d’altura; le fregate egiziane Taba e Domyat; la nave cisterna Shalatin oltre a due unità missilistiche veloci minori. Alla flotta si erano uniti anche due F-16. Compito delle flotte era proteggere le rotte marittime contro diversi tipi di minacce, organizzare le comunicazioni tra alleati, testare la capacità di rifornimento in mare e ricercare navi sospette. Lo scopo? Rafforzare la cooperazione militare a favore della sicurezza e stabilità dei mari e pianificare sforzi congiunti per reagire alle potenziali crisi. Il tutto attraverso il confronto delle esperienze tra il personale delle flotte.

L’esercitazione congiunta del 2020 nei dettagli

L’esercitazione congiunta del 2020 ricalcherà in buona parte quanto collaudato cinque anni fa. Nell’unico scenario previsto, infatti, i militari si coordineranno per simulare il rifornimento marittimo nonché l’ispezione di “navi sospette”. Le operazioni consisteranno anche in manovre di attacco e difesa a fuoco vivo, missilistico e d’artiglieria. In particolare, il comando della Marina della Repubblica araba d’Egitto spetterà al contrammiraglio Mahmoud Adel Mahmoud Faizi. All’agenzia TASS il Maggiore Generale Gamal Mazlum ha dichiarato: “Le forze egiziane arriveranno nel Mar Nero attraverso lo stretto di transito internazionale del Bosforo e dei Dardanelli“. E ha aggiunto: “Nel corso delle manovre, le parti simuleranno ordini di combattimento congiunti secondo le tattiche più avanzate“. Le navi impiegate saranno la fregata Alexandria, il pattugliatore missilistico Ezzat e la corvetta El Fateh. Inoltre, parteciperà anche la flotta aerea.

Un monito all’espansione turca?

Sembra proprio di sì. Come ha confermato Mazlum: “A seconda dei tempi e della posizione, le manovre navali invieranno una sorta di segnale ai Paesi della regione e alla comunità internazionale“. Inoltre, ha ammesso che l’esercitazione “potrebbe vedersi come una risposta ai tentativi di alcuni Stati di destabilizzare la regione, in particolare il Mediterraneo orientale“. E questo conferma il sospetto degli osservatori internazionali che hanno lo considerano un monito alla Turchia. L’esercitazione iniziata in queste ore rinsalda i legami di Mosca con il Cairo anche sotto l’aspetto militare. Oltre che dagli USA l’Egitto dipende anche dalla Russia per gli armamenti. Inoltre, i due Paesi sono affini sulla questione libica, come mostra il sostegno del regime di al-Sisi alla causa di Tobruk.

L’esercitazione congiunta prova nuove alleanze

Il Ministro della Difesa russo ha spiegato che l’obiettivo sarà testare un piano d’azione a garanzia delle rotte commerciali: l’area, infatti, è famosa per il dilagare di pratiche illegali come terrorismo e contrabbando. In realtà, sembra che Mosca si preoccupi soprattutto per la situazione dell’asse Caspio-Mar Nero anche rispetto al suo peso nella NATO. E questo è ancor più vero se si considera il deterioramento delle relazioni del Cremlino con l’Armenia occasionate dal conflitto scoppiato nel Nagorno-Karabakh. Nella disputa, la Turchia era intervenuta a sostegno all’Azerbaigian soprattutto nella speranza d’imporre la propria leadership nel Caucaso. L’area, infatti, interessa sempre più Stati a causa del suo elevato potenziale dal punto di vista energetico. Infatti, a luglio anche gli USA hanno terminato l’annuale esercitazione con i partner alleati. La Sea Breeze ha coinvolto 27 navi e 19 aerei da Stati Uniti, Norvegia, Spagna, Ucraina, Romania, Turchia, Bulgaria e Georgia.

L’opinione degli esperti

Gli esperti prospettano un maggior attivismo statunitense nell’area, soprattutto dopo l’elezione del democratico Biden. Secondo l’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI), Russia ed Egitto avvertono l’esigenza di controbilanciare la presenza turca nel Mar Nero. Al momento la capitale turca costituisce la principale forza militare nella regione, soprattutto dopo la scoperta di giacimenti di gas naturale a Sakarya. Il pericolo, avverte IARI, è che riemergano le tensioni tra Russia e Turchia. I due Paesi, infatti, mantengono interessi contrapposti nel Caucaso e nei Balcani. Inoltre, i loro rapporti hanno risentito del conflitto tra Armenia e Azerbaijan.


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