L’escalation dei talebani, la ritirata USA e l’espansione cinese

Riflettori puntati sulla questione afghana.

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L'escalation dei talebani

Promesse, speranze, desideri detti un mese, perfino una settimana fa, non contano più nulla. Da parte di chi prospettava un futuro di sviluppo e democrazia per il settimo Paese più povero al mondo. L’Afghanistan. Difatti l’escalation dei talebani è arrivato come un colpo di tosse. Che annuncia che si starà male per molto tempo. E che difatti ha spazzato via, quei diritti, finora faticosamente conquistati. Tuttavia, dopo il disimpegno militare dell’USA e della Nato, tutti pensavano che sarebbe potuto succedere. Ma nessuno immaginava che sarebbe accaduto così in fretta.

L’escalation dei Talebani: a quale prezzo?

Affermare che tra tutte le crisi politico-militari nel mondo ve ne siano di facile soluzione è un’assurdità. Però sapevamo sarebbe finita così. Tra l’altro con Mosca e Pechino che trattengono a fatica il compiacimento per l’ennesimo fallimento a stelle e strisce. E che cercano quindi, di utilizzare l’escalation dei talebani, per scopi non certo disinteressati. Difatti Pechino ha mostrato disponibilità a collaborare con i talebani per assicurarsi l’isolamento della minoranza uigura in armi. Di contro i talebani hanno assicurato che non forniranno aiuto ad alcuna forza ostile alla Cina. Ma molti si dimenticano che dietro a tutto questo ci sono persone, ci sono storie. E c’è un dolore che toglie il fiato.

I traffici commerciali: si può negoziare con i talebani?

Nello scacchiere globale delle strategie commerciali, l’Afghanistan occupa un posto determinante per il transito bidirezionale delle merci asiatiche ed europee. Difatti è il crocevia terrestre dell’Asia centrale. Che interconnette Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagkistan, Pakistan e Cina. I quali stanno favorendo il processo di stabilità economica e lo sviluppo dei traffici dell’intera regione. Intanto i cinesi, si sono insinuati senza sparare un colpo. Accaparrandosi appalti di strade e miniere. Mentre gli iraniani puntano a riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti. Ma la domanda è: la Cina, riuscirà a portare l’Afghanistan nella sua sfera di influenza, senza restare a sua volta impantanata? Con l’Isis e Al Qaeda, che dovrebbero essere combattuti dai talebani ma in realtà se ne stanno tranquilli e in disparte. In una situazione così precaria la questione afghana è tutto tranne che un fatto locale. E’ una battaglia che si svolge su un campo internazionale.

Una comunità segregata

Messi da parte contrasti e inimicizie, alla fine i potenti trovano sempre un accordo. Quando si tratta di conservare il controllo, la sottomissione di classi subalterne. Minoranze indocili e popoli ribelli. Però in questo scenario la popolazione continua a vivere drammaticamente nella violenza. Amnesty International ha affermato che fino a qualche settimana fa, i talebani si sono macchiati di attentati e omicidi mirati. Contro uomini Hazara nel villaggio di Mundarakht. Inoltre tra le categorie più attaccate vi sono attivisti, donne e intellettuali. Nonchè giornalisti. Nove sono i reporter e operatori dei media uccisi in un solo anno. E’ un Paese tra i più pericolosi al mondo per chi fa informazione. Ma il timore tra gli afghani è di un ritorno al duro governo dei talebani alla fine degli anni ’90. Quando il gruppo confinava in gran parte le donne nelle loro case. Vietava la televisione e la musica. Tagliava le mani ai presunti ladri e organizzava esecuzioni pubbliche.Tuttavia, la maggior parte degli afghani non è in grado di lasciare la propria patria e coloro che potrebbero essere in pericolo non hanno una via d’uscita chiara.



La risposta occidentale ai talebani sarebbe comica se non fosse tragica