L’ergastolo ostativo è incostituzionale

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Attesissima la decisione della Consulta chiamata a pronunciarsi sull’illegittimità costituzionale dell’art. 4 bis legge ord. pen., dopo la dura sentenza della Corte Europea che condanna l’Italia in merito all’ergastolo ostativo, come istituto che vìola il divieto di trattamenti disumani e degradanti.

Oggi la Corte Costituzionale si è pronunciata con una sentenza che farà la storia del diritto, infatti l’ultima decisione in materia è stata emessa nel lontano 2003, respingendo la questione di costituzionalità.

La questione è stata proposta con ord. 20 dicembre 2018 della Corte di Cassazione e con ord. 28 maggio 2019 del Tribunale di sorveglianza di Perugia, in cui si è chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’art. 4 bis legge ord. pen. in relazione agli artt. 3 e 27 Cost. in quanto, secondo i ricorrenti, la norma violerebbe i princìpi costituzionali e convenzionali laddove impedisce che per i reati in esso indicati siano concessi permessi premio ai condannati che non collaborano con la giustizia. E la risposta della Corte è stata lapidaria.

In attesa del deposito delle motivazioni, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 bis, comma 1, legge ord. pen. “nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione all’associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo.”

Pertanto, la Corte ha sottratto la concessione del solo permesso premio alla generale applicazione del meccanismo “ostativo”, con la conseguenza che la presunzione di “pericolosità sociale” del detenuto non collaborante non sarà più assoluta ma relativa e potrà essere superata dal magistrato di sorveglianza, la cui valutazione dovrà tener conto di relazioni del Carcere, informazioni e pareri di varie autorità, dalla Procura antimafia o antiterrorismo al competente Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

È una decisione che fa tremare i più e che, secondo alcuni, fa festeggiare i mafiosi.

Prima di esprimere giudizi e formulare ipotesi che potrebbero rivelarsi del tutto errate, è il caso di aspettare il deposito della motivazione della sentenza che sarà certamente esaustiva nella ricostruzione del ragionamento che ha indotto la Consulta a pronunciarsi con una sentenza storica, con la quale ha dovuto rispondere positivamente alla Corte Europea che già troppe volte ha richiamato l’Italia per la sussistenza nel nostro ordinamento penitenziario di norme incostituzionali e violative dei diritti umani.

Ancor più attesa però sarebbe la mano riformatrice del legislatore che dovrà intervenire per modificare la disciplina dell’ergastolo ostativo al fine di tutelare l’interesse del condannato al rispetto dei diritti umani ma anche l’interesse dello Stato a non vedere vanificato il lavoro svolto con la legislazione dell’emergenza per la lotta alla mafia. Il compito sarà davvero arduo.