Un libro: ‘Leopardi e le mummie di Ruysch’

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‘Leopardi e le mummie di Ruysch’ è un libro di Giuseppe Lauriello. Ha sempre avuto l’interesse per le tematiche storico-mediche. Il libro raccoglie appunti, commenti, relazioni e articoli dell’autore.

Il libro: descrizione di ‘Leopardi e le mummie di Ruysch’ e breve presentazione dell’autore

‘Leopardi e le mummie di Ruysch’ è un libro di Giuseppe Lauriello, primario emerito di Pneumologia di Salerno. Egli è uno storico della medicina. Ha sempre avuto l’interesse per le tematiche storico-mediche. Ha all’attivo molte pubblicazioni su riviste letterarie, periodici culturali e di interesse scientifico. Studioso ed esperto della Scuola Medica Salernitana.

https://www.periodicodaily.com/la-storia-della-scuola-medica-salernitana-di-giuseppe-lauriello-2/

Il libro raccoglie appunti, commenti, relazioni e articoli del Lauriello.

Il volume è stato pubblicato nel 2012 con la Casa Editrice Noitrè di Gabriella Pastorino. L’editrice ha affermato: “Pur pregni di cultura, risultano di gradevole lettura, in quanto frutto dell’impegno dell’autore e del suo amore per le lettere, mantenuto vivo anche quando il lavoro prevalente di medico non gli dava sosta né gli consentiva un esauriente colloquio con se stesso”.

Analisi della prima parte di ‘Leopardi e le mummie di Ruysch’

Tra le pagine di ‘Leopardi e le mummie di Ruysch’ è presente un’indagine delle ‘Operette morali’ di Giacomo Leopardi. Sono presenti stati d’animo e le emozioni più intime del poeta. Si può leggere il dialogo tra Federico Ruysch e le sue mummie, sul tema della
morte. Questo è un tema ricorrente nelle opere leopardiane.

Leopardi si avvale di Ruysch per cercare una spiegazione scientifica alla fine della vita, alla paura nutrita per quel momento, per -dice il dottore- “l’insaziabile desiderio di vivere”.

Leopardi riflette che la vita è dolore e l’uomo è infelice: c’è il desiderio di felicità e l’impossibilità di conseguirla.

Il dialogo tra Federico Ruysch e le sue mummie privilegia il problema se la morte al momento del trapasso sia o meno dolorosa. L’originalità consiste nel fatto che la domanda è rivolta a chi ne dovrebbe avere avuto esperienza per averlo verificato. Cioè al defunto. Infatti, solo lui ha oltrepassato il confine del mistero.

Ma chi è Federico Ruysch? Nato all’Aia nel 1638, farmacista nel 1661 e successivamente medico nel 1664 a Leida. La sua abilità settoria della dissezione di cadaveri umani lo rende medico legale affermato. Egli si fa notare soprattutto per gli studi sulla conservazione dei cadaveri, attraverso l’iniezione di liquidi nei vasi sanguigni fino alle ultime diramazioni, proprio per preservarli.

Quindi si trova Ruysch con le sue mummie: personaggi in varie posizioni, corpi fissati in estrosi movimenti, espressioni grottesche o cariche di vivacità. Come pure particolare esposizione di organi interni e ventri lacerati.

La considerazione del Lauriello si sofferma sulla differenza tra dolore e sofferenza. Dice il nostro: “Dolore e sofferenza non sono la stessa cosa, anche se intimamente legati alla storia della nostra vita e grandi interrogativi nel momento della morte. Il dolore può essere dominato con gli analgesici, la sofferenza no, è incurabile. Esistono medicine che possono alleviarla, ma non guarirla, anzi a volte si rischia di aggravarla, perché possono crearsi condizioni tali da negarla. Il dolore va sedato, perché degrada l’uomo, quindi la terapia del dolore si rende necessaria, quando questo sussiste, perché mantiene lo stato di coscienza del morente”.

Il dolore è accompagnato dall’angoscia che è angoscia di morte. E’ terribile veder morire qualcuno che è in piena coscienza e lucidità.

L’autore riprende dal Leopardi il pensiero che non è possibile seguire la persona che sta andando incontro alla morte. Tuttavia, la si può accompagnare fino alla soglia per un addio. E non si potrà avere conferma del dopo.

Analisi della seconda parte di ‘Leopardi e le mummie di Ruysch’

Il libro del Lauriello presenta anche alcuni saggi molto interessanti.

‘Compiuta Donzella’ può colpire particolarmente per la tematica dell’evoluzione della condizione femminile dai secoli passati. La donna è stata sottomessa, comandata, considerata un oggetto dell’uomo padre padrone. Queste ragazze e donne vissute nel medio Evo erano fragili sia a livello fisico che psichico: dovevano prendersi cura della casa e della famiglia, procreare figli sani e magari maschi, e questo era imposto con pressione psicologica e dall’ignoranza che ciò non poteva dipendere dalla donna. Qui, il Lauriello, scrive qualche pagina di interpretazione psicologica, dove comprende il vissuto negativo della futura sposa, prevaricata dal padre,

Sfogliando ancora le pagine del libro del dottore, troviamo Torquato Tasso, inquadrato come folle dotato di genio. Ancora, si incontra un commento a ‘La Ricciarda’. Essa è una tragedia in cinque atti di Ugo Foscolo, composta tra il 1812 e il 1813 e ambientata presso il Castello Arechi a Salerno. Tra equivoci e l’amore di due giovani, prendono piega i temi cari al Foscolo di amore-morte, del rapporto padre/figli e del culto dei sepolcri, che si trovano nei sotterranei del castello dove si nasconde uno dei protagonisti. Contrariamente a Ricciarda, chi di regole non vuol proprio saperne è Pinocchio che pure si incontra tra le pagine di questo libro.

Come afferma l’autore, egli rappresenta un “personaggio…tratteggiato tra il sogno e la realtà, ancorato alla negazione, ma proteso al positivismo in un reiterato slancio di redenzione…”.

Chissà se il burattino può rappresentare quel “fanciullino” pascoliano che è dentro di noi sempre, anche nella vita adulta, cioè quel lato individuale che agisce incoscientemente a contrasto col bambino in carne e ossa, che impara a studiare e rispettare le norme sociali.

E poi, Olindo Guerrini. Con i suoi pseudonimi e le ‘maschere’, è un poeta vissuto all’ombra di Giosuè Carducci. E ancora, si incontrano Francesco Redi e Francesco Petrarca.

Inoltre, il Lauriello descrive i concetti di ‘ierodule’ e ‘ierogamia’, trattando il fenomeno della prostituzione. Ciò attraverso la bella Criside. Non fa un mestiere degradante, ma qualcosa di sacro perché è donare se stessi agli dèi. Avveniva a Corinto, e ‘corintithein’ significa: frequentare prostitute.

L’autore delinea la figura della ‘ierodula’. Era una schiava sacra, la sacerdotessa che si univa carnalmente al sacerdote. L’obiettivo era il tentativo di immagazzinare l’energia vitale, come atto propiziatorio alla fertilità e alla ricchezza.

Veniva pagata una somma di denaro in cambio della prestazione, che però restava come tesoro del tempio.

La ‘ierogamia’, cioè matrimonio sacro, accoppiamento, permetteva di avere un’esperienza religiosa attraverso i rapporti fisici.

Conclusione

Come si evince, è un testo dai mille volti. Comprende contributi della letteratura italiana e latina, di autori più o meno noti. Ha un volto antropologico, sia storico, che psicologico. Dunque, ha valore culturale notevole. Di godibilissima lettura.