Leone XII: il 28 settembre 1823 viene eletto il Papa osteggiato da Carbonari e liberali

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Il 28 settembre 1823 Annibale della Genga viene eletto papa col nome di Leone XII.

Annibale della Genga salì al soglio pontificio in un periodo storico delicato, caratterizzato dall’avanzata dei movimenti liberali e della Carboneria italiana che gettò le basi per quello che sarebbe stato il successivo Risorgimento. Il Conclave che portò alla sua elezione il 28 settembre 1823 fu piuttosto lungo e carico di tensioni. I cardinali si riunirono infatti il giorno 2 settembre e conclusero i lavori dopo circa un mese. Ricordiamo che a quell’epoca era ancora valido il principio della «esclusiva», ovvero il veto che una potenza europea poteva far scattare nei confronti di un cardinale non gradito per la nomina papale. La scelta infatti ricadde su Leone XII dopo l’opposizione ad un altro candidato.

Dopo la morte di Pio VII, il favorito alla sua successione era il cardinale Gabriele Severoli. Quando durante il Conclave la sua candidatura si fece sempre più forte e ormai appariva chiaro che l’assemblea avrebbe virato su di lui, il cardinale Giuseppe Albani intervenne per comunicare che la Corte Imperiale di Vienna aveva deciso di far scattare la «esclusione» nei suoi confronti. Diversi porporati provarono a ribellarsi ma alla fine dovettero ripiegare su un altro nome, quello di Annibale della Genga, che dal 1820 era vicario di Roma.

Annibale della Genga diventa papa dopo l’esclusione di Giuseppe Albani.

Si arrivò così alla fumata bianca il 28 settembre 1823 quando il cardinale anconetano diventò il nuovo pontefice con il nome di Leone XII. Annibale Sermattei, nato il 20 agosto 1760 presso il castello della famiglia aristocratica di Genga, divenne sacerdote nel 1783 e studiò a Roma presso l’Accademia dei Nobili. Negli anni in cui la Chiesa di Roma fu guidata da Papa Pio VI si rese protagonista di una brillante carriera ecclesiastica: il pontefice lo nominò ben presto arcivescovo titolare di Tiro e di Senigallia, e soprattutto fu Nunzio apostolico a Lucerna e Colonia. Nel 1805 ricevette il delicato incarico di presenziare alla Dieta germanica e tre anni dopo fu Nunzio sia a Monaco che a Parigi.

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La nomina come cardinale avvenne sotto il pontificato di Pio VII che, al contempo, gli conferì il titolo di arciprete di Santa Maria Maggiore, nonché vicario di Roma a partire dal 1820.

Leone XII: il conservatore che provò a guadagnarsi le simpatie del popolo

Annibale della Genga, ancor prima di diventare pontefice, non guardava di buon occhio l’operato del segretario di Stato Ercole Consalvi, il quale aveva introdotto una politica moderatamente riformatrice, mentre lui apparteneva allo schieramento conservatore, quello dei cosiddetti «zelanti». Non a caso, dopo essere salito al soglio pontificio, intervenne per rimuovere dal suo incarico il cardinale Consalvi, rimpiazzandolo con Giulio Maria della Somaglia, noto per le sue posizioni reazionarie e certamente dotato di una minore capacità di gestire le situazioni politiche rispetto al predecessore.

Leone XII ad appena tre mesi dalla sua elezione si rese conto che avrebbe dovuto confrontarsi con una situazione socio-politica a dir poco delicata: l’Europa stava affrontando il periodo post-napoleonico e pre-risorgimentale e alcune realtà clandestine come Carboneria e Massoneria operavano in segreto per supportare i malumori e le tendenze al cambiamento di alcuni Stati. Per questo motivo, per avere un uomo di maggiore esperienza nella gestione degli affari politici, il Santo Padre richiamò il cardinale Ercole Consalvi.

Il porporato romano ricevette la nomina di Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide. Da questo momento l’atteggiamento di Annibale della Genga cominciò a cambiare (dietro consiglio di Consalvi) allontanandosi dall’ala conservatrice degli «zelanti» per abbracciare maggiormente una visione moderatamente riformatrice che portasse il Vaticano a mettere da parte le caratteristiche proprie della cristianità medievale. Il pontefice cercò quindi di accattivarsi le simpatie del popolo e dei fedeli.

Il cardinale Ercole Consalvi.

Il 5 ottobre 1823, dopo la sua consacrazione a San Pietro, fece distribuire tra i poveri che si recavano presso il cortile del Belvedere del denaro chiamato «paolo», dopodiché sorteggiò i nomi di 30 «zitelle da marito» che avrebbero ottenuto in regalo cento doti da circa 30 scudi ciascuna. Fece inoltre consegnare i buoni per il pane e la pasta ai disoccupati, pagò i pegni del Monte di Pietà e concesse diverse amnistie. Al contempo il Papa lavorò anche ad una politica moralizzatrice all’interno della Chiesa.

Leone XII promosse una svolta degli ecclesiastici verso l’austerità nello stile di vita e stabilì che tutto il clero cominciasse a seguire degli studi più approfonditi di teologia. Inoltre maturò la convinzione che, per superare la diffidenza dei liberali verso l’istituzione cattolica, fosse necessario riaccendere in loro il sentimento religioso e diede vita ad una serie di attività che avevano proprio l’obiettivo di riavvicinare gli scettici alla Chiesa. Non a caso, Annibale della Genga riconobbe la legittimità e l’indipendenza delle colonie spagnole d’America, raggiunse una serie di accordi con gli Stati della Renania, con quelli dell’America del Sud e con la Svizzera e ordinò una serie di lavori per migliorare e ampliare il Ghetto di Roma.

La lotta alla Carboneria e le critiche dei liberali

Leone XII, se da un lato cercò di riguadagnare la fiducia del popolo e dei poveri, dall’altro portò avanti una politica intransigente nei confronti del liberalismo, mirando a creare un’alleanza compatta tra il Papato e le varie monarchie europee. Volle dare una prova di forza introducendo l’Anno Santo nel 1825, al contrario di ciò che aveva fatto nel 1800 Pio VII, il quale aveva preferito rinunciarvi temendo eventuali attentati o ribellioni da parte dei giacobini o rivoluzionari.

A Roma giunse circa mezzo milione di pellegrini, ma l’evento fu vissuto in un clima surreale: vennero vietate feste, serate di danza e spettacoli teatrali, e furono organizzate soprattutto prediche e orazioni. Il segretario di Stato e le forze di polizia pattugliavano sempre l’intera zona, temendo che potesse esserci da un momento all’altro qualche attacco da parte di cospiratori politici o esponenti delle società segrete. Questo clima di tensione si acuì ancor di più quando nel giugno del 1825 vennero eseguite le condanne a morte di Angelo Targhini e Leonida Montanari, accusati di «lesa maestà e ferite con pericolo».

Il pontefice, nonostante l’anno giubilare, non volle concedere loro alcuna indulgenza, e diede anzi l’autorizzazione affinché i due condannati fossero ghigliottinati in Piazza del Popolo. Intanto lo scontro coi Carbonari portò Leone XII a nominare il cardinale Agostino Rivarola Legato straordinario in Romagna con poteri illimitati. Questi fece partire una serie di arresti di massa e il 31 agosto 1825 la sua politica repressiva culminò in una sentenza nei confronti di più di 500 imputati, 26 dei quali furono condannati ai lavori forzati. Invece le sette persone per le quali era stata predisposta la pena capitale ottennero la carcerazione perpetua (in altre parole l’ergastolo).

Gli aspetti controversi del pontificato di Leone XII.

Le repressioni del pontefice nei confronti dei primi Carbonari non indebolì il movimento, anzi, aumentarono coloro i quali appoggiarono l’associazione segreta, ritenendo che i membri arrestati e giustiziati fossero dei martiri della libertà. Il segretario di Stato, resosi conto che non riusciva più a gestire la situazione, si dimise e al suo posto arrivò Tommaso Bernetti. Il nuovo funzionario diede il via ad una linea politica più tollerante, poiché ormai era chiaro che con le persecuzioni e le condanne non si riusciva ad ottenere nulla se non addirittura un rafforzamento della battaglia degli esponenti della Carboneria. Fu concessa anche un’amnistia che però non ebbe alcun risultato di rilievo.

L’intransigenza pontificia ampliò ancora di più la distanza tra la Chiesa di Roma e il popolo che anelava la libertà e che ormai vedeva alla guida del Vaticano una sorta di Papa-re. Si diffusero a Roma i versi dei poeti dialettali romani (tra i quali Gioacchino Belli) che cominciarono ad affiggere alla statua Marforio delle poesie contro Leone XII, e anche alla scultura di Pasquino si diffusero gli scritti contro la politica repressiva del Santo Padre e le opere satiriche che lo vedevano protagonista. Quando Annibale della Genga morì il 10 febbraio 1929, le cronache storiche parlarono di un sospiro di sollievo da parte della popolazione capitolina.

Significativo l’epitaffio di Pasquino, che recitava: «Qui della Genga giace – per sua e nostra pace».

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