Leo Longanesi: l’editore oppositore

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«Longanesi appartiene alla schiera degli spavaldi, degli ammazzasette di tutti i tempi. Uno di quei rari uomini che rimangono sempre all’opposizione in tutti i regimi. Scontento di Dio e del mondo. Pronto ad usare la spada in ogni torneo cavalcando un focoso cavallo con lo stesso ardimento dei capitani medioevali», è così che Francesco Grisi descriveva Leopoldo Longanesi, conosciuto semplicemente come Leo.

Chi era Longanesi?

Lo ricordiamo oggi nell’anniversario della sua nascita avvenuta il 30 agosto 1905. Egli non fu solo un uomo ma ne fu molti: scrittore, pittore, giornalista, editore, aforista.

Fin da piccolo è circondato da intellettuali e dalla massima cultura del tempo, soprattutto in seguito al trasferimento della famiglia  a Bologna. Il movimento futurista lo avvolge nel dopoguerra. Roma sarà il centro delle sue esperienze nel 1924.

I primi passi nel mondo della scrittura

Nel 1926 fonda la sua prima rivista, L’italiano, scrive il suo primo libro tra satira e ragione, Il Vade-mecum del perfetto fascista, e lascia l’Università di Giurisprudenza per dedicarsi alla sua casa editrice L’Italiano Editore. Nel 1927 rileva da Curzio Malaparte la casa editrice La Voce.

Nel 1937 nasce Omnibus – Settimanale di attualità politica e letteraria che ha l’obiettivo di dare del buon giornalismo attraverso la fotografia e i testi ben fatti. Il Minculpop di Mussolini lo proibì nel 1939. La collaborazione con la Rizzoli, tuttavia, non verrà interrotta: nella collana diretta da Longanesi usciranno capolavori come Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati e il Don Giovanni in Sicilia di Vitalino Brancati.

Trasferimento

Nel 1940 viene nominato consulente tecnico-artistico del Ministero della cultura popolare. Gli anni della guerra passano difficili ma con pubblicazioni importanti, Lev Tolstoj, ad esempio.

Nel 1946 si trasferì a Milano. Saranno gli anni delle campagne politiche anticomuniste con Indro Montanelli. Nel 1950 fonda la rivista culturale Il Borghese a cui collaborano alcuni dei massimi esponenti intellettuali del tempo. In questi anni si dedicherà solo al giornale abbandonando anche la casa editrice che portava il suo stesso nome.

Morirà il 27 settembre 1957 a causa di un infarto.

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