Lenny Bottai del Partito Comunista Livorno e la sfida sul ring delle regionali

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Lenny Bottai il pugile toscano, campione del popolo ci parla del contesto politico italiano. Militante comunista da sempre, segretario provinciale del Partito Comunista è candidato per le regionali toscane come capolista

Lenny, per quale motivo il Partito Comunista sceglie di votare per il No?

Partiamo dal presupposto che chiunque sceglie questo partito per statuto sceglie, in caso di elezione in qualsiasi carica, di prendere il corrispettivo stipendio di un operaio per lasciare il resto al partito e alla lotta.

Già da questo si capisce che se si trattasse di ridurre i costi della politica saremmo ovviamente a favore.

Tuttavia questa riforma, in questo momento, in questo sistema, non farà altro che diminuire la rappresentanza e soprattutto tagliare le voci fuori dal coro.

Ho sentito parlare di cialtroni assenteisti e visto utilizzare le immagini di Razzi che balla con scritto di votare SI per non dargli più lo stipendio ed è indicativo.

Indicativo perché in realtà il suddetto è stato eletto per Berlusconi nel PDL, quindi questa riforma in nessuna maniera garantirebbe che un elemento del genere non venisse eletto.

Tutt’altro, semmai i partiti egemoni saranno ancora più liberi di fare quello che meglio credono. I mostri come lui e come altri del resto scelgono da sempre le cordate forti per guadagnarsi poltrone facili.

Questa riforma non mira assolutamente ad un miglioramento dell’aspetto qualitativo che rimarrà esattamente com’è, ridurrà il numero e basta favorendo i soliti.

A questo punto qualcuno si potrebbe domandare come mai qualcuno di questi è contrario?

Per me il gioco è semplice, tutti sanno ormai che vincerà sicuramente il SI e un po’ lo fanno per simulare di essere democratici, un po’ per favorire la fasulla cultura anti casta dei promotori che sono diventati ormai la nuova casta.


172 anni fa nasceva Il Manifesto del Partito Comunista


Quali sono gli obbiettivi e i programmi che il Partito Comunista ha proposto alla cittadinanza?

Noi proponiamo un ribaltamento completo del sistema vigente, interrompere ed invertire i processi di liberalizzazione e privatizzazione che stanno stritolando le classi popolari.

Un rafforzamento della spesa pubblica nella sanità e nella scuola, nelle bonifiche del territorio.

Noi proponiamo la nazionalizzazione e collettivizzazione dei grandi mezzi di produzione, con essi dei profitti derivanti. La chiusura della forbice degli stipendi tra dirigenti e lavoratori.

Come prevederebbe la costituzione l’utilizzo delle tante strutture abbandonate e sfitte, di proprietà dei grandi gruppi monopolistici, per utilizzo pubblico (abitazioni,ospedali e servizi), quindi la redistribuzione del lavoro, quello che chiamiamo lavorare tutti lavorare meno e vivere meglio.

Ovviamente per fare tutto questo bisogna prima di tutto rompere la gabbia europea, quella che ci costringe da anni ad andare nella direzione opposta.

Qui bisogna stare molto attenti, perché per mera tattica elettoralista c’è una cordata che si definisce sovranista che cavalca l’euro scetticismo, ma uscire dall’Europa per favorire la borghesia italiana non migliorerebbe affatto le condizioni di vita delle classi popolari, sarebbe solo un cambio di padrone.

Uscire da questa Europa perché irriformabile deve significare andare verso il socialismo. Insieme abbandonare i vincoli con la NATO ed aprire al mondo “fuori”.

Molte persone pensano che tutte queste cose oggi sono impossibili, un po’ perché bombardate da questa convinzione che passa continuamente nel mainstream, che uscendo finiremo in rovina senza l’Europa, ma basta aguzzare la vista: non tutti i paesi europei sono nell’UE e ancora meno hanno la moneta unica.

Nessuno di questi è in rovina. Quella che doveva essere l’Europa dei popoli è diventata l’Europa delle banche che a colpi di obblighi di pareggi in bilancio imposti da organismi votati da nessuno privano le future generazioni di un degno avvenire.

Quali sono le vostre posizioni riguardo la situazione economica in Italia?

L’Italia è dentro la gabbia europea, un vincolo che si ripercuote sulle classi popolari. La crisi sanitaria ha dimostrato che anni di politica da commercialisti contabili non fornisce nessuna giustizia sociale.

In alcuni settori importanti come ad esempio la sanità oppure la scuola, ovviamente nel pubblico, si deve investire non badare a spese.

I bilanci si debbono guardare altrove, magari dove non si fa. Ricordiamo la “potenza di fuoco” di Conte che nessuno ha mai visto, eppure molti tifosi della politica sono disposti a non vedere quanto detto.

L’Italia è un contributore netto, da questa Europa non riceverà un centesimo gratis.

Sono soldi a strozzo e per di più spesso vincolati da condizioni e dall’accettazione di future riforme che andranno a prelevare soldi nel pubblico e nei risparmi.

A che pro? Ovviamente delle banche europee. Per far riprendere questo paese abbiamo bisogno di una seria rivoluzione economica.

Quando un commerciante ha la pressione fiscale del 40% ed Amazon paga il 3% e fa una fortuna durante il Covid, si capisce che qualcosa non funzione.

Abbiamo il 5% del paese che ha la ricchezza complessiva del 90% più povero, 5 milioni di persone che vivono in soglia di povertà ed i primi 10 peperoni che hanno un patrimonio di 100 miliardi di euro.

Mentre ciò accade ci dicono che il comunismo è un’idea obsoleta. Ma di cosa parliamo?


Il Partito Comunista Italiano. Il 21 gennaio 1921, a Livorno, prese forma e vita…


Secondo il Partito Comunista l’emergenza Covid poteva essere gestito diversamente?

Appare ovvio, mentre la gente moriva per i contagi, spesso avvenuti in fabbriche rimaste aperte per “deroga”.

Tutto ciò succedeva mentre lo stato concedeva 6,5 miliardi alla FCA che oltretutto a la sede legale all’estero per non pagare le tasse, milioni di operai aspettavano la CIG, e migliaia di commercianti e partite IVA finivano sul lastrico.

L’unico intervento fatto, quello di concedere prestiti a lungo termine.

In più mettiamoci che anni di tagli alla sanità pubblica hanno decimato strutture e disponibilità di posti letto.

Siamo corsi ai ripari con assunzioni in extremis ma che sono a tempo determinato, quindi finito questo gli eroi torneranno magari disoccupati.

Mentre ciò avveniva la Lega faceva passare una proposta di legge per esautorare i datori di lavoro da possibilità di rivalsa, qualora gli operatori sanitari avessero contratto il virus per loro negligenze.

Per alcune questioni, come anche per i soldi alle scuole private, per votare la ripubblicazione dell’acqua, la reintroduzione dei vitalizi, i due volti della stessa medaglia sono molto uniti, altro che destra e sinistra.

L’impianto economico d’altronde è il medesimo e l’orizzonte europeo ugualmente. La bufala dei cinque stelle ha completato l’opera.

Il problema è che si può solo sperare che la gente abbia imparato da questo Covid.

Il capitalismo, il liberismo, il modello del mercato globalizzato, ha fallito.

Sei candidato del Partito Comunista per le regionali toscane come capolista, cosa ti aspetti?

Sappiamo che la polarizzazione oggi è il cancro da combattere, il PD gioca come sempre al situazionismo.

Giani in visita a Livorno si è presentato sul palco con una bandiera del primo PCI, dicendo che portano gli stessi valori.

Io, basito, ci ho fatto pure un video sulla mia pagina come dirigente politico , loro sono gli ultimi che possono parlare di questo simbolo e di questa bandiera.

Loro sono i rottamatori del pensiero comunista come gli autori della macelleria sociale nei confronti dei lavoratori.

Il problema è che con questi stratagemmi, e spesso con la complicità di alcuni sindacati, riescono ancora a raccattare consensi dagli stessi che hanno abbandonato, una specie di sindrome di Stoccolma.

A queste regionali andiamo tranquilli, il nostro obiettivo è usare le elezioni per far conoscere e crescere il partito che, diversamente, rimarrebbe fuori dai giochi.

Livorno è una città che può rispondere bene, poi come detto la situazione è difficile, ma i presupposti ci sono per fare bene.

Abbiamo dato tutto in questa elezione, sacrifici personali, economici e tanto lavoro. Abbiamo l’unico candidato Presidente che lavora come operaio precario. Se non basta questo.

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