Lejer Zamenhof, l’inventore dell’Esperanto

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Si sente molto parlare, tra la gente, di questa famosa lingua chiamata Esperanto che, per chi non sapesse cos’è, altro non è che una lingua che dovrebbe (in teoria) unire l’Unione Europea sotto un unico tetto linguistico, un po’ come l’inglese americano per gli Stati Uniti; c’è chi sostiene con fervore e grinta questo progetto, c’è chi ne è totalmente indifferente e c’è anche chi ritiene impossibile (e addirittura utopica) la possibilità di una lingua nazionale europea, giustificando tale ipotesi con la troppa diversità culturale presente tra i vari paesi del Vecchio Continente.

Oggi però non sono qui per parlare dell’Esperanto, e voglio ancora meno discutere se sia giusto o non giusto adottarla come lingua comune; voglio invece soffermarmi sull’inventore dell’Esperanto, ovvero Lejzer Zamenhof, in quanto quest’oggi ricorre l’esatto centenario della sua morte!

Nato il 15 dicembre 1859, Zamenhof ha dimostrato fin dalla tenera età grande interesse per le varie lingue nazionali, ma in circostanze dolorose, che gli facevano vivere la molteplicità delle lingue come un’esperienza traumatica; ciò fu anche possibile a causa del territorio in cui nacque, ovvero a Bialystok (oggi in Polonia) che all’epoca era il Granducato di Lituania (che comprendeva parte dell’attuale Lituania, il nord est della Polonia, la Bielorussia e l’Ucraina), una parte disputata e oppressa da parte dell’impero russo e nella quale si combattevano tra loro diverse etnie.

Oltre a ciò, Zamenhof parlava varie lingue: il russo, il polacco fuori di casa e, come studente di ginnasio, studiava tedesco, francese, latino e greco. Apprese in seguito l’ebraico sotto la guida del padre (un colto ebraista) e probabilmente conosceva anche le basi del lituano

Nel 1879 a soli 19 anni,prima di completare gli studi superiori, elaborò il su primo progetto di lingua universale, lasciandolo nelle mani del padre in quanto, per gli studi di medicina, dovette raggiungere Mosca e poi Varsavia. Ma suo padre, censore della stampa ebraica, si rendeva conto dei pericoli che poteva comportare, per uno studente ebreo, la scoperta presso di lui di manoscritti redatti in una qualche lingua segreta; così, distrusse quel primo progetto del figlio.

Oltretutto, negli anni dei suoi studi di medicina a Varsavia, l’antisemitismo era sollecitato in ogni strato sociale dal governo zarista. Come segno di protesta, il giovane Zamenhof prese parte al movimento sionista Hibat Sion dal 1882 al 1887; durante questi anni di lotta e di lavoro duro, si rese conto che una lingua comune da sola non basta ad abbattere queste barriere sociali, così iniziò anche il progetto di un’ideale religione universale.

Nel 1886 si specializzò in oftalmologia e l’anno successivo iniziò a lavorare a Varsavia, oltre a sposarsi con Clara Zilbernik; sempre nel 1887, a 28 anni, pubblicò il suo primo opuscolo con il titolo di “Internacia Lingvo”, scritto prima in russo, poi in polacco, francese, tedesco e inglese. Questo libretto, di circa 40 pagine, comprende una prefazione, una grammatica con 16 regole di base, un vocabolario di circa 900 radici ed esperimenti linguistici di traduzione e di composizioni originali in poesia e in prosa; il tutto pubblicato sotto lo pseudonimo di Doktoro Esperanto, da cui successivamente verrà preso il nome per la lingua. Alla fine di questo libretto, Zamenhof inserì otto pagine, formate ciascuna da quattro schede, che dovevano essere compilate e spedite a questo “dr. Esperanto” nel caso in cui qualcuno volesse imparare la nuova lingua internazionale.

Malgrado le non moltissime schede che ritornarono a Zamnehof (circa mille, che vennero pubblicate nel 1888 come annuario) e la censura pesante, l’Esperanto si diffuse rapidamente, tanto che a Norimberga venne pubblicato il primo giornale in Esperanto con il titolo “La Esperantisto”, il 1 settembre del 1889. Nel 1888 Zamnehof diede alle stampe il “Dua Libro de l’Lingvo Internacia” (Il Secondo Libro della Lingua Internazionale) con un’ottimistica prefazione sui consensi che questa lingua stava ricevendo. Infine, nel 1889, pubblicò “Aldono alla Dua Libro de l’Lingvo Internacia” (Supplemento al secondo libro della Lingua Internazionale), dove oramai non considera più l’Esperanto come lingua di sua proprietà, ma come patrimonio comune di cui tutti potevano beneficiare.

Dopo un periodo di crisi economica e dopo essersi stabilito definitivamente in un quartiere popolare di Varsavia, si dedica alla scrittura e alla pubblicazione di altri manoscritti; nel 1894 pubblica “Universala Vortaro” (Vocabolario Universale) con traduzioni del lessico Esperanto in 5 lingue, “Ekzercaro” (Raccolta di esercizi) e nel 1903 “Fundamenta Krestomatio” (Antologia fondamentale) comprendente esercizi, articoli, discorsi, aneddoti, poesie e prose (sia originali che tradotte); seguì nel 1905 il celebre “Fundamenta de Esperanto”, il libro di riferimento per chi ancora oggi vuole imparare questa lingua.

Zamenhof non visse fino alla fine della guerra; stremato dal troppo lavoro e ferito nel profondo da questa rottura del suo sogno di pace ideale, morì il 14 aprile 1917, dopo aver tracciato su un foglio i suoi ultimi pensieri: “Ho avuto la sensazione che forse la morte non è una scomparsa…; che esistano alcune leggi nella natura…; che qualcosa mi guida verso un altro scopo…”.

Oggi sono molte le persone che non solo conoscono e parlano frequentemente Esperanto, ma che continuano a fare propaganda cercando di avvicinare molta più gente a questa lingua comune; il fatto di essere o non essere d’accordo con questa scelta di lingua nazionale, bisogna riconoscere che l’Esperanto è entrato a far parte anche della vita di tutti i giorni, dal momento che è presente come lingua riconosciuta nei totem per prenotare il turno di accesso agli sportelli all’Agenzia delle Entrate, assieme all’italiano e ad altre quattro lingue (francese, inglese, sloveno e tedesco).

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