Erano le 3.33 di questa notte quando la Legge regionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere é stata approvata dopo 39 ore di lavori ininterrotti nella sede della regione in via Aldo Moro a Bologna.
Solo qualche breve pausa caffé e tre interruzioni più lunghe di un’ora per permettere a tutti i consiglieri e le consigliere (e a noi presenti da ore ad assistere i lavori) di rifocillarsi e magari si riposarsi per qualche minuto.

Una maratona mai vista in regione iniziata mercoledì 24 luglio, che ha però permesso ad una legge importante (ma considerata non completa da buona parte del movimento omo, bi, trans, intersessuale e asessuale locale) che mira a tutelare maggiormente le minoranze di genere e sessuali all’interno di tutto il territorio emiliano romagnolo. Il precedente, battuto ieri notte, risale al 1999 quando tra l’11 e il 15 gennaio il consigliere di opposizione di sinistra Carlo Rasmi, presentò più di 1000 emendamenti protagonisti di una tattica di ostruzionismo sull’approvazione, all’epoca, della nuova legge per il diritto allo studio.

A non rendere completa la legge, per molte associazioni LGBTIA emiliano romagnole, sono gli accordi al ribasso ai quali, il Partito Democratico, sarebbe dovuto ricorrere per mettere d’accordo (finalizzato ad un voto compatto) anche la sua componente cattolica, rappresentata tra le sue file dal consigliere Giuseppe Paruolo.

Al balcone del secondo piano che si affaccia sulla sala votazioni dell’Assemblea Regionale tanti e tante le attiviste singole e di associazioni a favore della legge, molti meno i rappresentanti e le rappresentanti delle associazioni “pro vita” e “no gender”.

La proposta di legge discussa é arrivata al consiglio regionale dell’Emilia Romagna nella sua forma finale composta da 12 articoli ognuno dei quali portava con sé numerosi emendamenti da discutere e votare (iter molto lungo se si pensa che era iniziato alla fine dell’ultimo mandato del presidente della regione Vasco Errani nel 2014), presentati principalmente da due consiglieri eletti nelle file di Fratelli d’Italia, il consigliere Michele Facci e il consigliere Giancarlo Tagliaferri, che così facendo hanno messo in atto una vera e serrata campagna di ostruzionismo fino all’ultimo minuto (compresa la richiesta di voto elettronico per ognuno dei 1787 emendamenti da votare (nella quasi totalità gli emendamenti hanno visto il voto unito contrario da parte di PD, Movimento 5Stelle, Sinistra Italiana e Gruppo Misto) e il rispetto dell’ora di pausa tra mezzanotte e l’una anche se a poche votazioni dalla fine). Alle ore 14 del 26 luglio i capogruppo riuniti avevano deciso, per ridurre i tempi di approvazione sulla legge, di ridurre i tempi per ogni votazione elettronica palese (molto più lenta rispetto alle votazioni per alzata di mano ma non voluta dai consiglieri Facci e Tagliaferri), da un minuto a 30 secondi.

In totale 43 i consiglieri votanti presenti nella votazione finale della legge, 33 i favorevoli e 10 contrari. A votare contro Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il Movimento 5 Stelle invece ha appoggiato in pieno la proposta di legge.

I partiti di destra, non hanno esitato a dichiarare durante le loro dichiarazioni di voto finale, che nel caso la Regione Emilia Romagna (alle elezioni tra pochi mesi) passasse in mano alla Lega e ai suoi alleati, la neolegge, sarà uno dei primi argomenti ad essere ritrattato e votato.

I lavori di votazione nelle sale di via Aldo Moro da parte del consiglio regionale dell’Emilia Romagna continuato per trattare gli altri punti all’ordine del giorno, tra cui un approfondimento sui fatti di Bibbiano, tema spesso accostato da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega alle tematiche LGBITA durante le votazioni degli emendamenti della legge appena approvata.

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