“La diversità è ricchezza”: capolavoro per la legge Zan

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Da settimane ormai infuriano proteste e polemiche sulla discussa approvazione della legge Ddl Zan. Tuttavia L’Espresso, lancia una copertina degna di essere chiamata capolavoro rappresentando un uomo incinto il cui ventre ha una scritta che recita “la diversità è ricchezza”. Il tutto accompagnato da una didascalia che celebra la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

Qual è l’obbiettivo della copertina de L’Espresso riguardo la legge Zan?

A seguito della copertina rivelata da l’Espresso, testate come “L’Opinione della Libertà” l’hanno definita come “rivelatrice di una “rivoluzione culturale” nichilista”. Identificando il Ddl Zan come “cavallo di Troia della sovversione culturale in corso“. Una copertina che rivela solamente la realtà senza nemmeno sfiorare l’idea di “distruzione della scienza” o del “senso comune”. Un pancione, una vita che nasce, un bambino che arriva. E poco importa che la persona incinta disegnata da Fumettibrutti per la copertina del nuovo numero abbia barba e baffi: “La diversità è ricchezza”. Eppure ciò che è diverso ci spaventa a tal punto da identificare il tutto come sovvenzione illiberale e nichilista. Una copertina provocatoria? Certo. Ma il giusto strumento per una lotta che va ben oltre i “semplici” temi dell’omosessualità.

“La legge Zan minaccia la libertà d’opinione”

Il Ddl minaccia di creare reati di opinione e di fare diventare reato il senso comune, le verità scientifiche e passi dei testi sacri“. Scrive L’Opinione della liberà. Nulla di tutto ciò ha senso considerando che la proposta di legge Zan punisce solo l’istigazione e il compimento di atti discriminatori e violenti. L’articolo 4 della proposta di legge chiarisce che sono fatte salve le opinioni che non siano idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. Determinare un soggetto, metterlo all’indice e invitare alla discriminazione è un reato già ampiamente condannato dal reato di diffamazione. Con la legge Zan, potrebbe diventare “aggravato” in caso di soggetti vulnerabili come le persone Lgbt, le persone con disabilità, le donne.

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Un opera di distruzione culturale?

Silenziosamente, l’opera di distruzione culturale procede“. Scrive ancora L’Opinione della Libertà. Distruzione culturale? No. La legge Zan punta sulla cultura, quella che serve veramente per arginare il fenomeno dell’omotransfobia. La legge Zan prevede la strategia Nazionale attivata dall’UNAR, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri. Un lavoro in sinergia con le associazioni anti-discriminazioni già rodato da anni. Nessuna ideologia gender, solo educazione al rispetto. I corsi sono già riconosciuti dalle alte istituzioni da più di vent’anni

L’identità di genere: un privilegio

Il concetto di identità di genere non è astratto ma già presente nella giurisprudenza. L’identità di genere non è dunque un’invenzione della proposta di legge Zan, ma è un concetto ampiamente presente nel nostro ordinamento. Il suo riconoscimento riporta alla necessità di un accertamento rigoroso non solo della serietà e univocità dell’intento, ma anche dell’intervenuta oggettiva transizione dell’identità di genere emersa nel percorso seguito dalla persona interessata; percorso che corrobora e rafforza l’intento così manifestato. La proposta Zan riguarda il contrasto della discriminazione e della violenza. Contiene disposizioni penali che devono essere formulate nel modo più preciso possibile e soprattutto, essere adatte a colpire discorsi e crimini d’odio lì dove si manifestano, riconoscendo il motivo specifico per il quale si manifestano. E l’identità di genere è uno di questi motivi, le persone transgender del resto, sono il 70% delle persone aggredite.

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