“Legge salva suicidi”: giudice cancella il debito da mezzo milione ad artigiano di Prato

Artigiano di Prato salvato dalla legge sul sovraindebitamento.

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Un artigiano di Prato di 52 anni, grazie alla “legge salva suicidi” si è visto cancellare dal giudice un debito da mezzo milione. L’artigiano era alle dipendenze in una piccola impresa di termoidraulica.

La vicenda dell’artigiano

L’impresa entrò in crisi nel 2012, e per salvarla dal collasso i dipendenti erano entrati nel capitale della società. Per cui l’uomo, da dipendente dell’azienda ne era diventato socio di minoranza. Perciò, aveva firmato una fideiussione da 500mila euro. Esponendosi così oltre le sue possibilità economiche. Tanto da essere costretto a vendere tutto quello che aveva: la casa e un motorino, e a vivere con il minimo indispensabile. 

La legge salva suidici

La Legge sul sovraindebitamento del 2012, a tutti nota come “legge salva suicidi”, è una via di fuga per salvarsi dalla più seria crisi economico-sociale dei nostri tempi. Una legge ad hoc applicata da alcuni giudici coscienziosi. Attraverso la quale, salvano da gesti estremi vittime innocenti. Come le persone strangolate da difficoltà economiche non per loro colpa. Oggi infatti riescono a risolvere le controversie, azzerando debiti con le banche e finanziarie, spesso colpevoli, queste ultime, di aver speculato su vere e proprie emergenze. Applicando tassi e spese alle stelle.

Le motivazioni del giudice in sentenza

«Chi non può pagare certo non può fare miracoli né morire di fame»: ecco perché il giudice di Prato ha disposto di cancellare il debito da mezzo milione di un artigiano, a conclusione di una procedura durata qualche anno in cui l’uomo ha dimostrato l’impossibilità di pagare la banca. Il giudice del tribunale di Prato ha azzerato il passivo, approvando le norme della oramai famosa legge 3 del 2012. «Rilevato che l’indebitamento non è riconducibile a negligenza del debitore, ma piuttosto alla sua volontà di sostenere la vecchia società. Impiegandosi in prima persona al fine di garantire l’accesso della stessa al credito bancario, rilevato che non è stata riscontrata l’esistenza di atti in frode… Dichiara inesigibili i crediti non soddisfatti». Ha scritto il giudice nella sentenza che ha salvato l’uomo. Giustizia è fatta! Ora l’uomo potrà guardare il futuro, con il sorriso sulle labbra.