Le violenze in Etiopia non finiranno con la guerra

Le violenze in Etiopia non finiranno con il finire della guerra. Il popolo etiope sta lentamente sprofondando

0
554
Violenze in Etiopia

Le violenze in Etiopia continuano al proseguire della guerra. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ne è sicuro: il Tigray perderà, la capitale cadrà e così anche il partito TPLF. Probabilmente vincerà, o forse no. Una cosa è sicura, anche se la guerra finirà con una vittoria del premier, il popolo etiope non può che uscirne sconfitto. Tutte le prospettive di pace, di difesa della democrazia, di abbattimento della carestia, saranno sicuramente rimandate ad un’altra generazione. La guerra di Ahmed in Tigray non mette solo a repentaglio l’Etiopia, ma tutta la stabilità del Corno d’Africa

Le violenze in Etiopia sono una guerra civile?

Se facessimo un giro in Etiopia in questi giorni, troveremmo sbarramenti di artiglieria, attacchi aerei, soldati improvvisati e non. Tuttavia, non ci sono prigionieri di guerra o città sotto assalto che vengono liberate. Forse le cose stanno effettivamente così, o forse, l’Etiopia sta nascondendo al mondo qualcosa. Il leader etiope si rifiuta di chiamare questo confitto “guerra”. Dice che si tratta di un’operazione militare volta a far rispettare la pace e lo stato di diritto. Continua dicendo che il TPLF ha attaccato la sue basi militari e massacrato tutti gli ufficiali non tigrini. Potrebbe essere vero, ma in Etiopia c’è una guerra e questo è innegabile. Se mai si scoprissero crimini di guerra, in tribunale non ci sarebbero giustificazioni che tengano. Inoltre, anche se l’esercito di Abiy riuscisse a conquistare la capitale del Tigray, la guerra non si fermerebbe. Anche tra i civili le tensioni sono altissime e si rischiano delle vere e proprie violenze tra etnie diverse.

Un problema etnico

L’Etiopia è caratterizzata da un’insieme di etnie diverse, che fino ad oggi hanno convissuto più o meno pacificamente. Ora, non sono solo i tigrini ad aver paura. E’ il turno degli Oromo, il più grande gruppo etnico di Etiopia ed anche il più discriminato. Tre anni fa, delle intense proteste degli Oromo hanno portato all’elezione di Abiy Ahmed. L’etnia voleva di più, voleva più soldi, voleva più lavoro, non voleva essere discriminata. Tuttavia, Ahmed ha preferito un approccio più unitario, puntando alla creazione di un’Etiopia unica e unita. Non solo gli Oromo si sono sentiti traditi, ma tutte le etnie hanno temuto di perdere la propria indipendenza. Ora, sia Oromo che Tigrayan hanno paura di una futura dominazione. Proprio lo scorso anno, Ahmed ha arrestato uno dei più grandi leader degli Oromo con l’accusa di terrorismo. forse non lo abbiamo sottolineato, ma Abiy Ahmed è il vincitore di un premio Nobel per la Pace. Tuttavia, tutti quelli che lo hanno sostenuto ora si stanno un po’ tirando indietro.

Dal premio per la Pace alle violenze in Etiopia

Il Premio Nobel è stato consegnato ad Abiy perchè è riuscito a mettere in Pace Etiopia ed Eritrea. I due paesi vicini hanno combattuto una guerra fredda dalla durata di 18 anni. L’altro protagonista di questa storia è Isaias Afewerki, il presidente eritreo. Molti considerano Afewerki l’antitesi di un riformatore. Ha accettato la pace con l’Etiopia solo per sfuggire dal suo principale avversario, il TPLF. Oltre a questo, non ha grandi considerazioni sull’Etiopia, secondo lui il paese si frammenterà e non vede l’ora che accada. Ora, il leader eritreo sta osservando con piacere gli accanimenti tra i due suoi grandi nemici: il TPLF e l’esercito etiope. Mentre Afewerki e Abiy osservano il conflitto, gli etiopi precipitano sempre di più in un abisso che non hanno mai cercato, per una guerra che non volevano combattere.