Le streghe di Salem: la caccia e il processo

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Il primo marzo 1692 nella piccola comunità di Salem, in Massachusetts, tre giovani donne, Sarah Osborne, Sarah Good e l’indiana Tituba furono incarcerate per stregoneria. E’ iniziata così la storia delle streghe di Salem. Quella della caccia alle streghe di Salem è sicuramente una delle pagine più tristi e sanguinarie della storia. Perché tanta cattiveria?

Il contesto storico

Siamo alla fine del 1600, il secolo dell’assolutismo monarchico, della rivoluzione scientifica. Galileo Galilei introdusse il moderno metodo sperimentale, confermò la teoria Eliocentrica, attirandosi le antipatie della Chiesa Cattolica. Ed è probabilmente da una profonda crisi religiosa che nasce la caccia alle streghe nel villaggio di Salem, colonia britannica. Salem nel 1626 fu colonizzata da un gruppo di pescatori europei calvinisti, profondamente avversi alle minoranze religiose locali.

Le proibizioni

Alla fine del ‘600 era abitata da puritani, gente di incrollabile fede. Dedite ad uno stile di vita molto rigido. La musica era fortemente bandita, ad eccezione degli inni sacri, idem le danze e i festeggiamenti natalizi o pasquali, poiché ritenute festività pagane. Stesso discorso per bambole e giocattoli, considerati divertimenti futili. Assolutamente vietati per le donne abiti succinti e colori sgargianti, come il rosso ad esempio. Verso la fine del XVII secolo Salem venne divisa in due fazioni, Salem villaggio e Salem città, continuamente in lotta fra loro. Separazione che inasprì molto gli animi locali, già sfiancati dalle scorrerie degli indiani. Le divisioni tra ricchi e poveri divennero ancora più nette. Nel 1642 in Inghilterra venne ufficialmente riconosciuto il reato di stregoneria, punibile con la condanna a morte. Iniziarono a circolare pamphlet e testi che mettevano in guardia dal Diavolo.


Bridget Bishop: il 10 giugno 1692 la prima vittima della caccia alle streghe


Chi erano le prima donne arrestate?

In questo clima di sospetto e terrore, nell’inverno tra il 1691 e il 1692, la figlia e la nipote del Pastore Samuel Parris, Elizabeth Parris e Abigail Williams, iniziarono ad assumere comportamenti che si sposavano facilmente con la teoria di una possessione demoniaca. Le ragazze erano spesso taciturne, si nascondevano dietro oggetti vari o strisciavano sul pavimento. Diversi i medici interpellati nel tentativo di comprendere l’insolito atteggiamento. Inizialmente l’ipotesi più plausibile fu il comportamento bizzarro di due ragazzine semplicemente più vispe delle altre. Trascorse un mese, quando uno dei dottori, William Griggs, tirò fuori la tesi della possessione diabolica, gettando nel panico l’intera comunità. Non esisteva cura per le povere ragazze, se non l’intervento delle autorità giudiziarie.

La torta delle streghe

In un primo momento il Pastore si rifiutò di denunciare le presunte “possedute” alle autorità, decidendo di rivolgersi ad altri pastori locali. Il consiglio fu di affidarsi a Dio. La voce, ormai, circolava nella piccola colonia britannica, non solo, altre adolescenti iniziarono a comportarsi in maniera analoga. Gli abitanti del villaggio reclamavano chiarezza e pretendevano di risolvere la faccenda in altro modo. Si arrivò così all’espediente della Witches Cake (torta delle streghe), una sorta di focaccia, impastata con segale e urina delle presunte streghe da dare in pasto a un cane. L’animale, consumato l’insolito pasto, avrebbe dovuto riconoscere e aggredire la strega. Naturalmente l’esperimento non ebbe l’effetto sperato, se non quello di far ammalare il povero cane.

L’indiana Tituba

Costrette dalle donne del villaggio a rivelare i nomi di altre presunte streghe, Elizabeth Parris e Abigail Williams, insieme ad altre ragazze, accusarono una schiava indiana, Tituba Indians, “al servizio” del pastore Parris. L’ accusa venne confermata. Il 29 Febbraio del 1962, Tituba venne arrestata insieme a Sarah Osborne, una povera donna anziana inferma e Sarah Good, una nota mendicante, accusate anche loro di stregoneria. Tituba era una schiava indiana di colore che viveva in casa Parris. Sorpresa spesso a parlare di nascosto con una misteriosa entità “ombra”, secondo il Reverendo e le due ragazze, il Diavolo.

La confessione

La stessa schiava indiana non rinnegò mai queste accuse durante il processo, anzi confermò di essere in contatto con il demonio. Fu proprio questa sua “confessione volontaria” a salvarla dalla pena capitale, le altre due donne furono invece condannate. Sarah Good fu impiccata, Sarah Osborne morì in prigione. Tituba, invece, riuscì ad andarsene, impunita, da Salem, lasciando l’intera comunità nel dubbio e nella paura. Di lei non si seppe più nulla. Il suo nome, ancora oggi, è avvolto nel mistero, sparì dopo aver scatenato nell’intero villaggio un meccanismo di psicosi e isteria.

Il processo alle prime streghe di salem

Il primo processo ebbe luogo il 2 giugno dello stesso anno, si concluse con l’impiccagione di Bridget Bishop, esecuzione avvenuta sulla nota Collina delle Streghe, Witches’Hill. La donna era una proprietaria terriera, ultrasessantenne e possedeva una taverna, impiccata per stregoneria. Pare, inoltre, si divertisse a sedurre gli abitanti del villaggio. “Hobby” impegnativo, vista l’età. I processi proseguirono, in diverse sedute, fino all’ultimo, il 22 settembre. In totale furono processate 144 persone, 54 delle quali confessarono di essere streghe, 19 le condanne a morte eseguite. Una leggenda narra che il giorno delle ultime esecuzioni, la ruota del carro che portava i condannati si infilò in una buca del terreno. Immediato il grido delle ragazze ritenute vittime del maleficio. Erano convinte ci fosse lo zampino del diavolo, nel tentativo di salvare i suoi seguaci.