Le ragioni della protesta

0
393

Tre parole-chiave per provare a dare una spiegazione alle sollevazioni popolari contro i provvedimenti di contenimento della pandemia, oltre ai problemi legati alla situazione economica e al perdurare della condizione di stress: complessità, responsabilità, identità.

Complessità

Ognuno di noi forma le proprie opinioni sulla base principalmente di due fattori: le informazioni a sua disposizione, e la capacità di elaborarle.

Anche la qualità delle informazioni stesse deriva dalla competenza nel selezionarle, distinguendone non soltanto l’attendibilità delle fonti, ma anche la complessità dell’interazione delle diverse variabili che concorrono a determinare un fenomeno.

Adattare a noi le informazioni

L’errore più comune è quello di adattare le informazioni a noi e non il contrario: concentrandoci solo su quelle che comprendiamo, oppure che confortano le nostre paure o confermano le nostre opinioni.

È il motivo per cui le fake news – anche se inverosimili – tendono a riscuotere così tanto successo: perché offrono una risposta (anche se falsa) ai bisogni delle persone. Dicono quello che molti vorrebbero sentirsi dire.

Semplificare in modo arbitrario un fenomeno complesso significa però formarsi un’opinione su di esso che non corrisponde alla realtà. E meno informazioni abbiamo, più i problemi che dobbiamo affrontare e la loro soluzione ci appaiono semplici.

Crediamo di sviluppare un senso critico, ma spesso, in realtà, solo diveniamo insofferenti verso tutto quello che si oppone alla nostra visione semplificata: come la pericolosità del virus, o la necessità delle restrizioni imposte dal governo per il contenimento della pandemia, ad esempio.

Responsabilità

É certamente possibile che il governo sbagli nella sua strategia per la riduzione della diffusione del contagio. Però, aldilà delle obiezioni (più o meno legittime), tutti quanti siamo chiamati a dare un contributo alla causa comune della tutela di chi ha maggiormente bisogno di ricevere assistenza.

Perché – lo abbiamo detto più volte – il problema non è tanto quello della pericolosità del virus, quanto della tenuta del sistema sanitario: è lecito aspettarci che, in caso di sintomi (tra poco inizierà a diffondersi anche l’influenza), possiamo tutti ricevere in tempi stretti la diagnosi e, nel caso, le cure necessarie.

La sostenibilità del sistema sanitario

Il diffondersi del virus rende le strutture ospedaliere sempre meno in grado di rispondere in modo adeguato ai bisogni di ognuno.

E, se è vero che per la maggior parte delle persone gli esiti sono favorevoli, una quota della popolazione più fragile (per età o condizioni di salute) è a rischio della vita se non curata adeguatamente, ma soprattutto in modo rapido.

Ognuno di noi deve fare qualcosa per permettere che queste persone siano assistite, anche solo non gravando in questo difficile frangente sul sistema sanitario, proprio come quando ci scansiamo con la nostra auto per far passare un’autoambulanza – la stessa di cui domani potremo aver bisogno noi o i nostri cari.

Non si può non fare la nostra parte: perché anche i negazionisti più accesi, in caso di sintomi, finiscono col ricorrere alle cure mediche, impegnando risorse che potrebbero così non bastare per tutti.

Identità

La storia dell’uomo trova il suo cardine nel senso di identità che, strutturandosi, ha creato forme di cultura e di aggregazione sociale – costruendo il mondo nel quale viviamo.

https://www.ibs.it/identita-ruoli-societa-libro-massimiliano-de-luca/e/9788892655621?inventoryId=69199828

Il coagularsi di tutti i grandi movimenti avviene attorno alla definizione di una identità attraverso la quale coloro che aderiscono non solo si riconoscono (e con essa un obiettivo comune), ma anche si distinguono dagli altri che viceversa non partecipano.

Può essere positiva (chi vogliamo essere), ma anche negativa (chi non vogliamo essere); il più delle volte mutevole e non duratura – ma soprattutto capace di coesistere con altre a seconda del gruppo a cui facciamo riferimento.

Possiamo infatti assumere contemporaneamente l’identità sociale di genitore, di professionista, legata al territorio in cui viviamo, alla squadra per la quale tifiamo, il partito per il quale votiamo… identità molteplici e persino contraddittorie tra loro.

La protesta

In particolare, i movimenti di protesta tendono ad unire motivazioni diverse: la fluidità dell’identità che ne deriva è particolarmente insidiosa, perché capace di convogliare attorno a sé una moltitudine di persone che in realtà condivide poco – o addirittura niente – oltre questa occasione. Far divenire massa critica visioni, obiettivi ed esigenze in realtà individuali.

Ecco perché esiste un concreto rischio (di cui abbiamo visto in questi giorni le prime avvisaglie) che le Forze dell’Ordine chiamate a far rispettare le regole di distanziamento sociale si trovino nei giorni costretti a contenere violenti scontri che vedono consumarsi occasionali alleanze tra neofascisti, qualunquisti e facinorosi, oltre che persone esasperate e oggettivamente in difficoltà.

La sola condivisione dell’insofferenza per le limitazioni imposte dal governo (senza una discussione nel merito, ma soprattutto la formulazione di proposte alternative) costituisce un pericoloso fattore di aggregazione in grado di ostacolare le misure di prevenzione della salute pubblica.

Ma soprattutto di creare un pericoloso elemento di distrazione rispetto alla definizione di strategie realmente efficaci.

Costruire una strategia, non solo distruggere

Protestare resta un diritto beninteso: ma, specialmente in un momento delicato come questo, farlo non con l’obiettivo di trovare una diversa strategia per contrastare il virus, ma solo per dare sfogo alla pressione psicologica ed economica che stiamo subendo in questi mesi è forse un lusso che non possiamo permetterci (aldilà della condanna di ogni forma di violenza).

Non basta negare l’esistenza di un problema per poterlo risolvere; forse non siamo ancora riusciti a comprendere questo virus e le implicazioni della sua diffusione – e neppure ad affrontarlo nel modo migliore.

Ma agli sforzi della comunità scientifica (e di riflesso della politica) per trovare una soluzione, dobbiamo contrapporre necessariamente un comportamento adeguato a scongiurare la possibilità che si verifichino decessi non a causa del virus ma delle cure non erogate per mancanza di spazi adeguati.

Prendendo le distanze da chi cavalca il malcontento per cercare di raccogliere facili consensi, ma anche dalla tentazione di semplificare quello che sta accadendo assolvendoci dalle nostre responsabilità ed illudendoci che una soluzione a quello che stiamo vivendo prescinda dal nostro comportamento.

Commenti
Previous articleCava Manara (Pavia) – Auto sbanda e travolge 4 persone alla fermata del bus: morti e feriti
Next articleAl Qaeda è ancora “fortemente radicata” all’interno dei Talebani
Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 52 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me "Ein Anstàndiger Menschun", un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.