Le proteste a Portland – scontro fra Oregon e Trump

Da giorni Portland, la città più grande dell'Oregon, è luogo di uno scontro politico fra alcuni politici dello stato, dirigenti della polizia locale e l'amministrazione Trump.

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le proteste di portland
Manifestanti a Portland, Oregon.

Le proteste a Portland contro il razzismo sistemico e la brutalità della polizia vanno avanti ormai da 50 notti. I manifestanti chiedono il taglio dei fondi della polizia e la rimozione dei simboli considerati razzisti. Inoltre, gli agenti hanno più volte cercato di placare con la forza le proteste. Ma le proteste sono dilagate dopo che Trump ha inviato sul posto dei federali.

Le proteste a Portland

Il clima di proteste a Portland è iniziato il 25 maggio, quando un poliziotto bianco ha ucciso a Minneapolis l’afroamericano George Floyd. Nella maggiore città dell’Oregon, così come in molte altre località, sono iniziate delle manifestazioni contro la brutalità della polizia.

Nelle proteste, in corso da oltre 50 giorni, i manifestanti chiedono un taglio dei fondi della polizia, nonché l’eliminazione di simboli ritenuti razzisti. Anche a Portland la polizia ha cercato di reprimere violentemente le manifestazioni anti-razziali. Dopo che un giudice ha limitato l’uso della forza, però, la situazione si è tranquillizzata.

In questi giorni, il presidente Trump ha accusato i governi locali di non essere abbastanza duri con i manifestanti. Dopo che dei partecipanti alle proteste hanno abbattuto le statue dei Confederati, il 26 giugno Trump ha firmato un ordine esecutivo per la protezione dei monumenti e i luoghi di interesse nazionale.

L’ordine prevede la formazione di squadre di risposta rapida per difendere la città dai manifestanti di sinistra. Trump è inoltre solito definire questi ultimi “criminali”. 2000 truppe del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, generalmente impiegati nella difesa delle frontiere, nell’antiterrorismo, sono state mandate in varie città del Paese. Tra queste Seattle, DC e Portland.

E’ proprio dopo questo che la situazione è degenerata a Portland. Infatti, se all’inizio i federali sono stati in disparte, dopo il 4 luglio hanno preso il controllo dell’ordine pubblico. Hanno quindi cercato in molteplici occasioni di reprimere violentemente le rivolte.

Gli abusi degli agenti federali

Molti video mostrano gli abusi dei federali sui manifestanti. Secondo una serie di testimonianze, molte persone sarebbero state picchiate senza motivo, arrestate e tenute in cella per ore senz’acqua.

Inoltre, in un altro video degli agenti attaccano un gruppo di donne che manifestano pacificamente. Infine, in un video diffuso si nota che gli agenti colpiscono con un manganello un uomo fermo. L’uomo era andato a chiedere agli agenti di rispettare il loro giuramento e la Costituzione.

Dopo questi fatti, le proteste, prima pacifiche, sono degenerate in veri e propri scontri.

Oregon vs Trump

In tutto questo caos, ha avuto inizio uno scontro fra gli amministratori dell’Oregon e l’amministrazione Trump. Il sindaco di Portland, il governatore dell’Oregon e dei senatori hanno accusato Trump di aver peggiorato la situazione.

Il sindaco di Portland, Ted Wheeler, ha persino parlato di un attacco alla democrazia. La governatrice dell’Oregon, Kate Brown, ha intimato il governo di ritirare gli agenti. Ha anche definito tutto ciò “uno sfacciato abuso di potere”.

Inoltre, il capo della polizia di Portland ha ordinato ai suoi agenti di non collaborare con le truppe federali. Infine, la procuratrice generale ha aperto un’inchiesta. Ha infatti detto che l’amministrazione Trump si comporta in modo illegale.

Il presidente Trump, però, prosegue per la sua strada. Insiste infatti che a Portland vige l’anarchia. Ha anche dichiarato che invierà truppe federali dove i sindaci democratici non sono in grado di garantite ordine e sicurezza.

L’Oregon ha inoltre richiesto alla giustizia di allontanare i federali. Tuttavia, il giudice Michael Mosman rifiuta la richiesta.


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Ragioniamo sulle proteste a Portland

Pensiamo se questa situazione caotica si fosse verificata sotto l’amministrazione Obama. In particolare, analizziamo la questione della violenta repressione della polizia e dei federali.

Come avrebbe reagito il partito repubblicano, che ora sta in silenzio? Sicuramente avrebbe parlato di un “colpo di Stato”.

Le paranoie e le cospirazioni dell’ala GOP più conservatrice sembrano svanire sotto l’amministrazione Trump. Infatti, molti repubblicani simpatizzano per diverse teorie del complotto secondo cui il governo federale mandi i suoi soldati, distruggendo così le forze locali e annullando i diritti degli Stati: proprio come adesso, sotto l’amministrazione Trump.