Le politiche di Kamala Harris – moderata o radicale?

Kamala Harris è davvero una radicale come la dipinge Donald Trump?

0
285
Le politiche di Kamala Harris

Per alcuni è troppo moderata, per altri un simbolo del cambiamento. Per Donald Trump e molti repubblicani è una radicale che attirerà Joe Biden all’estrema sinistra. Tuttavia di sicuro la nuova vicepresidente americana avrà un ruolo importante nei prossimi quattro anni. Scopriamo le politiche di Kamala Harris, moderata o radicale?

Le politiche di Kamala Harris, che politico è?

Kamala Harris, la neo eletta vicepresidente degli USA, ha trascorso tutta la sua vita ad infrangere barrire, ad essere la “prima”. Prima donna procuratore distrettuale di San Francisco, prima donna procuratore generale delle California. Prima donna di origine indiane di essere eletta al Senato e ora la prima donna ad occupare la carica di vicepresidente degli USA. Se dovesse succedere qualcosa a Biden potrebbe diventare la prima donna di colore Presidente USA.

Come era successo a Barack Obama, molti hanno messo in dubbio la sua americanità, la madre e indiana e il padre e giamaicano. Appena Biden l’ha scelta come sua vice, hanno iniziato a spuntare teorie di complotto sul suo certificato di nascita, naturalmente amplificate da Donald Trump.

La Harris per molti è un enigma. Troppo moderata per alcuni, mentre il simbolo del cambiamento per altri. Dal momento in cui è stata presentata come candidata alla vicepresidenza per il Partito Democratico ad agosto, Donald Trump e il Partito Repubblicano hanno lanciato una campagna nel tentativo di etichettarla come un politico “radicale” che avrebbe attirato Joe Biden all’estrema sinistra.

Politiche di Kamala Harris, moderata o radicale?

Quindi Kamala Harris e moderata o radicale? Una domanda piuttosto complessa da rispondere.

Partiamo dalla politica estera. Scegliendo Harris, Trump ha detto ai suoi sostenitori in una manifestazione di settembre, che Biden aveva stretto “un’ampia alleanza con gli elementi più estremi e pericolosi della sinistra radicale”. Kamala Harris è sul palcoscenico nazionale solo dal 2017, ma le posizioni che ha assunto nei suoi tre anni come senatrice la collocano nel campo più filo-israeliano del suo partito.

Nel giugno 2017, Harris ha votato per una risoluzione approvata all’unanimità per celebrare il 50 ° anniversario della Guerra dei Sei Giorni del 1967. La risoluzione esprimeva sostegno alla legislazione del 1995 che considera Gerusalemme la “capitale indivisa di Israele”. Ma è in un discorso all’Aipac che la Harris sintetitizza le sue posizioni alla perfezione.

Harris aveva detto: “L’appoggio a Israele deve essere solido come una roccia. E se l’Iran continuerà lanciare missili balistici e armare i terroristi di Hezbollah, dobbiamo sostenere Israele. Mentre Hamas mantiene il controllo di Gaza e lancia missili sulla frontiera sud di Israele, dobbiamo appoggiare Israele. E dato che L’ISIS e la guerra civile in Siria destabilizzano la regione producendo milioni di profughi e minacciando gli interessi si sicurezza condivisi dobbiamo sostenere tutti coloro che sono minacciati dai terroristi, dobbiamo sostenere Israele. Mi impegno a sostenere il ventaglio militare qualitativo di Israele, per questo sostengo i 38 miliardi di dollari di aiuti militari ad Israele”.

Quindi possiamo dire che, al contrario di quello che sostengono Trump e i repubblicani, la Harris in politica estera non è legata all’ala più radicale del partito democratico.  

E in politica interna…

Dal punto di vista della politica interna degli USA la situazione è complessa. I repubblicani l’hanno etichettata anche in questo caso come una radicale. Ma è davvero così? Bè non proprio. Quando era procuratrice distruttale a San Francisco si era vantata di aver aumentato dal 53% al 67% le condanne. Inoltre si schierò a favore di una legge che prevedeva l’incarcerazione dei genitori se i figli saltavano abitualmente la scuola. Come procuratrice generale si è opposta alla scarcerazione anticipata dei detenuti condannati per crimini non violenti. Tutto questo però non ha impedito alla destra di sostenere che la Harris fosse una socialista radicale.  In realtà la Harris non sembra seguire un programma politico preciso, è un politico programmatico.

Come sarà la vicepresidenza Harris?

Come vicepresidente si sposterà su posizioni progressiste o resterà ancorata al centro? Anche in questo caso rispondere e molto difficile. Harris è legata all’ala conservatrice del partito democratico rispetto ai rapporti con Israele e a quella più progressista sulla crisi climatica. Sicuramente cercherà di portare il tema del razzismo strutturale al centro del dibattito pubblico, ma non è chiaro fino a che punto si spingerà per combatterlo. Una cosa però è sicura Kamala Harris ha dimostrato più volte di non avere paura quando si tratta di affrontare uomini di potere.


Leggi anche: Kamala Harris: “E’ una nuova alba per l’America”

Commenti