Le più belle posie di Grazia Deledda, voce sarda nel mondo

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Grazia Deledda
Grazia Deledda

Il 15 agosto del 1936 moriva Grazia Deledda, voce sarda nel mondo. Grande scrittrice del 900, fu la prima donna italiana a vincere il premio Nobel per la Letteratura.

La vita di Grazia Deledda

Grazia Deledda nacque a Nuoro, in Sardegna, nel settembre del 1871. La sua era una famiglia benestante: questo le permise di avere una buona educazione, seppur ad intermittenza tra la scuola pubblica e gli insegnanti privati.

Deledda iniziò a scrivere molto giovane e, all’età di vent’anni, le sue prime opere erano già in circolo con un discreto successo.

Nel 1899, Deledda conobbe il mantovano Palmiro Madesani. I due si sposarono pochi mesi più tardi e si trasferirono a Roma. Negli anni romani, Grazia Deledda pubblicò alcune tra le sue opere maggiori, come “Canne al vento“. Il successo fu tale che il marito Madesani decise di abbandonare il suo lavoro di funzionario al ministero di Firenze, per diventare agente della scrittrice.

Nel 1927 Deledda fu insignita del premio Nobel per la Letteratura, il quale le veniva riconosciuto per la sua “potenza di scrittrice”. Grazia Deledda fu la prima donna italiana a riceverlo per la letteratura, e la seconda italiana dopo Carducci nel 1906. La scrittrice morì il 15 agosto 1936 a causa di un tumore al seno.

Deledda e l’amore per la Sardegna nella sua scrittura

Grazia Deledda fu una scrittrice ostinata e profondamente innamorata delle sua terra, la Sardegna. Ne raccontò le tradizioni, ne disegnò i passaggi. Ci accompagna, ancora oggi, a scoprire la vita del suo popolo.

“Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità e di egoismo, ma perché amo intensamente il mio Paese, e sogno di poter un giorno irradiare con un mite raggio le fosche ombrie dei nostri boschi, di poter un giorno narrare, intesa, la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri così vilipeso e dimenticato e perciò più misero nella sua fiera e primitiva ignoranza!”. Queste le parole della scrittrice.

Le poesie più belle di Deledda

“La Primavera”

L’inverno aveva rinfrescato anche
il colore delle rocce. Dai monti scendevano,
vene d’argento, mille rivoletti silenziosi,
scintillanti tra il verde vivido dell’erba.
Il torrente sussultava in fondo alla valle tra
i peschi e i mandorli fioriti. E tutto era puro,
giovane, fresco, sotto la luce.

“Noi siamo sardi”

Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi,
romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.

Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono
sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo,
lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.

Siamo il regno ininterrotto del lentisco,
delle onde che ruscellano i graniti antichi,
della rosa canina,
del vento, dell’immensità del mare.

Siamo una terra antica di lunghi silenzi,
di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.

Noi siamo sardi.

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