Le parole chiave dell’epidemia da coronavirus

Cosa c’è da sapere e quali sono i termini più utilizzati in questa fase di emergenza. Un glossario per scoprirne il significato.

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In una fase come quella che sta attraversando in questo momento l’intero territorio nazionale, è necessario conoscere il significato delle diverse parole utilizzate dai media ma soprattutto dagli esperti chiamati ad intervenire sull’emergenza coronavirus che desta preoccupazione nella maggior parte della popolazione.

C’è infatti chi riesce ad affrontare l’emergenza pensando di trovarsi al cospetto di un virus influenzale che, una volta contratto, deve passare come una semplice influenza stagionale, ma c’è anche chi, spaventato dall’utilizzo frequente di termini quali ‘epidemia’, ‘pandemia’ o ‘quarantena’ si lascia prendere dal panico.

A questo proposito, proprio per rendere chiaro a tutti, soprattutto a chi non è esperto, il significato di questi termini poco utilizzati e poco sentiti nella quotidianità fino a poco più di una settimana fa, l’Istituto superiore di sanità (Iss), ha pubblicato sul proprio sito, in una pagina unicamente dedicata al coronavirus, un glossario in cui specifica il significato di parole che sembravano fino a qualche giorno fa potersi ricondurre solo a determinate epoche storiche o a paesi le cui condizioni igienico sanitarie rendono purtroppo ancora possibile il diffondersi, a macchia d’olio, di malattie virali talvolta anche letali.

Dunque, vediamo quali sono i termini di cui conoscere il significato e le loro differenze.

Le indicazioni dell’Iss

Focolaio epidemico: si ha un focolaio epidemico quando si registra un aumento del numero dei casi di una malattia infettiva in una comunità o in una regione ben circoscritta, come è accaduto per le regioni di Lombardia e Veneto per il COVID-19. Per individuare l’origine di un focolaio è necessario attivare un’indagine epidemiologica dell’infezione tracciando una mappa degli spostamenti delle persone contagiate.

Epidemia: si parla di epidemia quando vi è una manifestazione frequente e localizzata, ma limitata nel tempo, di una malattia infettiva, con diffusa trasmissione del virus. Si ha ‘epidemia’ quando un soggetto ammalato contagia più persone e il numero dei casi di contagio aumenta rapidamente in breve tempo.

Pandemia: si ha pandemia quando una malattia si diffonde in più continenti o comunque in vaste aree del mondo. L’OMS individua cinque fasi di una pandemia: la fase interpandemica, la fase di allerta, la fase pandemica, la fase di transizione, la fase interandemica. La fase pandemica è quella fase in cui vi è massima trasmissione della malattia.

Anche se al momento secondo l’OMS in relazione al COVID-19 non si può ancora parlare di pandemia, la stessa OMS definisce il rischio globale molto alto.

Soggetto ‘asintomatico’: si tratta di un soggetto che, nonostante sia affetto da una malattia, non ne presenta alcun sintomo apparente. Si distingue un periodo iniziale chiamato “incubazione” in cui una malattia infettiva è già presente senza mostrare alcun sintomo, che termina quando il paziente avverte i primi sintomi. In questo caso dunque la malattia da “asintomatica” diventa “sintomatica”. È bene precisare che una malattia può rimanere asintomatica per periodi brevi o lunghi, ma alcune possono rimanere sempre asintomatiche.

Quanto al coronavirus, anche in questo caso la malattia può essere asintomatica, tuttavia, secondo l’OMS solo l’insorgenza dei sintomi rende le persone infette un maggiore veicolo di contagio.

‘Contatto stretto’:in linea generale, il contatto stretto è quella persona che è rimasta in contatto diretto con la persona contagiata. In particolare, si distinguono:

  • gli operatori sanitari o altre persone impiegate nell’assistenza di un caso sospetto o confermato di COVID-19, o il personale di laboratorio addetto al trattamento di campioni del virus;
  • le persone conviventi o che sono state a stretto contatto o nello stesso ambiente chiuso con un caso sospetto o confermato di coronavirus o che con esse abbiano viaggiato nello stesso aereo, nella stessa fila o nelle due file antecedenti o successive;
  • i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove era seduto il caso sospetto o confermato di coronavirus.

Quarantena: periodo di isolamento e di osservazione di durata variabile al quale vengono sottoposte persone che potrebbero essere state contagiate. Il termine quarantena, inizialmente riferito al periodo di ben 40 giorni di isolamento applicato in passato soprattutto a chi proveniva dal mare, oggi si riferisce ad un tempo ridotto che varia a seconda delle diverse malattie infettive e al loro periodo di incubazione.

Nello specifico, per il coronavirus la misura della quarantena con sorveglianza attiva, è stata fissata a 14 giorni e si applica a chiunque abbia avuto contatti stretti con casi confermati di infezione.

Ad oggi, in base agli ultimi aggiornamenti comunicati dalla protezione civile, più della metà del numero totale dei contagiati si trova in isolamento fiduciario presso la propria abitazione (cioè in quarantena), non necessitando di cure ospedaliere, costituendo essa l’unico metodo più efficace di contenimento del virus.

Aggiornamento coronavirus – 29 febbraio 2020

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