21 giugno 2006: le ossa ritrovate hanno oggi un nome

Il caso nasce nel 2003, quando non si hanno più notizie di Imane Laloua. La donna aveva raggiunto la madre Zoubida Chakir a Montecatini Terme. Nel 1995 la sua vita si alternava tra lo studio all’istituto alberghiero ed il lavoro di badante. Aveva 22 anni quel 27 giugno 2003,quando uscì di casa senza tornare. 22 anni e sposata da 3 anni con un marocchino, la cui esistenza oscillava tra prigione e domiciliari. Dunque, questa giovane esistenza aveva molti elementi per far pensare ad un allontanamento volontario: il 6 luglio dello stesso anno un conoscente informa di aver visto la donna festeggiare il suo compleanno in un locale a Firenze.

La madre della ragazza tuttavia vede molto più di una fuga spontanea e la notizia rinvenuta il 21 giugno del 2006 le danno ragione. Autostrada A1, carreggiata nord, dopo il Casello di Barberino di Mugello: un autista di camion si ferma in un’area di sosta, nel boschetto vicino nota due sacchi: uno contiene delle ossa, un altro le parti molli. Gli omeri dello scheletro sono legati con dello spago: la squadra “anti-sette” della Mobile di Firenze avanza l’ipotesi secondo cui quel trattamento disumano abbia come responsabile una setta satanica.

La vittima del presunto rito satanico è oggi riconosciuta come Imane Laloua, accertato dall’esame del DNA. La procura di Firenze richiede informazioni per le indagini. Il pm Giuseppina Mione indaga per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Una falsa pista

Il 25 maggio del 2004, a Cento, vicino all’argine destro del Reno, in prossimità di via Mussolina, fu ritrovato un cadavere di una donna, in stato di decomposizione. Nel 2015 i dati del corpo sembrano combaciare con la denuncia esposta da Chakir, madre di Imane. L’avvocato Rometta Daica che, insieme all’associazione Penelope, assisteva all’epoca la signora Chakir, trovarono compatibilità di età, nazionalità ed anche la presenza di un piercing. Il corpo viene sepolto nel cimitero di Mizzana.

Tuttavia, secondo gli ultimi accertamenti, la madre di Imane non potè piangere quel corpo, non essendo di sua figlia, né nessuno mai, considerando il ritrovamento del 2006, il cui dna è stato accertato nella giornata di ieri, 6 novembre 2018, 12 anni dopo.

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