“Le origini del totalitarismo” di Hannah Arendt

Il totalitarismo è "il fardello che il nostro tempo ci ha posto sulle spalle"

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Le origini del totalitarismo

Hannah Arendt è scomparsa il 4 dicembre di quarantacinque anni fa. Noi la ricordiamo come una pensatrice attenta, filosofa coscienziosa e libera nonchè cittadina del mondo. Ella ha dato una grande mano nelle analisi delle questioni politiche, storiche e sociali del XX secolo. Hannah Arendt ha voluto comprendere i sensi nascosti del novecento. Soprattutto ha portato sempre avanti le sue tesi filosofiche senza mai smettere di porsi domande. Dunque oggi commemoriamo la filosofa parlando della sua pietra miliare: Le origini del totalitarismo.

Perchè Hannah Arendt scrive Le origini del totalitarismo?

La celebrità della filosofa è molto legata all’opera Le origini del totalitarismo. Qui infatti la pensatrice dice la sua rispetto alla dittatura politica. La Arendt non si accontenta delle analisi stereotipate sulla follia dei “tiranni”. Inoltre, ella confuta tutte le spiegazioni che fanno dei totalitarismi mere inclinazioni al delitto e alla violenza. Per la politologa le forme estreme di totalitarismo hanno una relazione con la società di massa ove gli uomini sono sradicati da ogni relazione interumana. L’opera appare all’indomani della II guerra mondiale e in piena guerra fredda. Sicuramente il libro è una delle più importanti opere storico-politiche di sempre. Il lavoro ha ancora una risonanza mondiale soprattutto per la radicalità degli interrogativi filosofici sollevati dall’autrice.

Struttura dell’opera

Hannah Arendt nel libro analizza i tratti di fondo della storia europea moderna e contemporanea. In particolare ragiona sul concetto di regime totalitario. Nello specifico, per quest’ultimo, l’autrice si riferisce al nazismo e allo stalinismo. L’opera si divide in tre parti. La prima è dedicata allo studio del fenomeno dell’antisemitismo, la seconda invece affronta in modo ampio e documentato il tema dell’imperialismo. Infine, nella terza parte, il libro si sofferma ad analizzare proprio i caratteri del totalitarismo nella società di massa.

L’essenza del totalitarismo secondo Hannah Arendt

Secondo Hannah Arendt il totalitarismo scala la vetta del potere attraverso il binomio ideologia-terrore. Per la filosofa, infatti, il terrore si manifesta attraverso la polizia segreta e i campi di concentramento. La pensatrice rispetto ai campi scrive: “L’inferno nel senso più letterale della parola era costituito dai campi perfezionati dai nazisti, in cui l’intera vita era sistematicamente organizzata per infliggere il massimo tormento possibile“. Oltre a questi elementi di cruciale importanza, Arendt conclude il saggio con la trattazione dell’ideologia totalitaria. Per la pensatrice, il totalitarismo ha la pretesa di fornire una spiegazione totale della storia e di conoscerne a priori tutti i segreti. D’altra parte, l’ideologia del totalitarismo mira direttamente alla trasformazione della natura umana. Cioè vuole capovolgere le stesse norme della logica.

Le origini del totalitarismo e il male radicale

Hannah Arendt si accorge che con il sistema totalitario compare sulla scena della storia umana una forma di male radicale inedita. Questa scoperta però ci dice di riconsiderare il passato alla luce del presente. L’importanza di tale compito ha un duplice verso. Il primo verso è il passato e il secondo, invece, comprende il presente e il futuro. Perchè un pensiero e compito sul male radicale va verso il passato e verso il presente e il futuro? Rispetto al passato ci si impone il dovere di giudicare e di risarcire la memoria delle vittime. Il compito però si proietta verso il futuro e guarda al presente affinchè si possa rimanere vigili rispetto all’insorgenza mai abbastanza scongiurata di totalitarismo.


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