Le Olimpiadi, gli uiguri e l’ipocrisia cinese

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I giochi olimpici sono iniziati e con essi le polemiche. Durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, uno dei due tedofori cinesi appartiene al gruppo etnico degli uiguri. Tale minoranza, in Cina, negli ultimi anni è stata imprigionata, schiavizzata e demonizzata.

Cosa è successo agli uiguri in Cina?

Un’intera generazione di uiguri, ossia cinesi musulmani, è stata rinchiusa nei campi di rieducazione dalle autorità cinesi. Lì, gli uiguri sono stati “riammaestrati” alla cultura mainstream cinese. Solo rispettando ed imparando i principi comunisti preminenti gli uiguri potrebbero uscire e vivere la propria vita. Abbandonando, però, per sempre un pezzo del proprio passato e della propria cultura identitaria tra quelle mura.


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Olimpiadi: gli uiguri rappresentano la società cinese?

In senso lato, gli uiguri rappresentano parte della società cinese. Quella, però, che non deve esistere per come è. Da anni, la minoranza uigura è soggetta ad una stretta sorveglianza, a incarcerazioni arbitrarie ed a una massiccia campagna di rieducazione culturale.

Come mai il tedoforo alle Olimpiadi appartiene agli uiguri?

Le Olimpiadi sono l’evento internazionale con la più alta risonanza mediatica e culturale. Nello scenario sportivo mondiale rappresentano per antonomasia la fratellanza, la competizione pacifica fra culture diverse e il rispetto per gli altri. Valori internazionalmente condivisi dagli atleti in gara in quanto simbolo dell’unità tra i popoli del mondo. Però, la fraternità made in China è solo uno specchio per le allodole, come si suol dire. Infatti, la scelta di mostrare la propria benevolenza nei confronti di una minoranza perseguitata in diretta mondiale non è altro che una grandissima mossa strategica. Se non di marketing.

Il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino

Le polemiche riguardo alla scelta di ospitare le Olimpiadi su territorio cinese sono state iniziate ben prima della cerimonia d’apertura. In particolare, alcuni paesi, con a capo gli Usa, hanno intrapreso un vero e proprio boicottaggio diplomatico alle Olimpiadi di Pechino. Dovuto alle imperterrite violazioni dei diritti umani nello Xinjiang, ad Hong Kong e a Taiwan. Sia gli americani che i giapponesi non hanno inviato alcuna delegazione governativa ai Giochi. Mentre, i vecchi e nuovi alleati sono in prima fila a godersi l’esibizione di potenza cinese. In prima fila, c’è anche il leader russo, Putin, il quale a Pechino mostra la sua fiera calma prima della tempesta. Sebbene ci siano venti di guerra alle porte d’Europa ed un evidente caos nei rapporti diplomatici con mezzo mondo. Le Olimpiadi sono pur sempre simbolo di fratellanza, anche se solo di facciata.


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Liberi da vincoli

Il boicottaggio diplomatico, agli occhi della dirigenza comunista, non è altro che un minuscolo sassolino nella scarpa, seppur fastidioso. Il Partito è talmente forte che le tali pressioni internazionali, se non tramutate in concrete azioni o sanzioni, scalfiscono solo l’armatura del Dragone. Perciò, la Cina respinge le accuse di abusi nei confronti degli uiguri come: “la menzogna del secolo”. Ed afferma che le sue politiche hanno portato alla fine della violenza separatista. Mentre, i critici affermano che il risultato è stato una popolazione traumatizzata, dislocazione culturale e continui abusi.

Olimpiadi e uiguri: la scelta del tedoforo

La scelta di Pechino di issare a simbolo d’unità due rappresenti delle sue etnie contrapposte non è affatto casuale. Anzi, i due tedofori cinesi rappresentano il passato e il presente della società cinese. Gli uiguri e gli Han. Con un velo d’immaginazione si potrebbe pensare che i due sono il continuum uno dell’altro e nello stesso tempo l’opposto l’uno dell’altro. Lo Yin e lo Yang della società cinese. In quanto, gli Han, l’etnia principale, rappresentano la maggioranza “buona” della popolazione. Mentre, gli uiguri la minoranza “malevola”. Entrambi, però, sono lo specchio del forte etnicismo cinese da sempre presente nel paese asiatico. Infatti, una continua guerra fratricida si è perpetuata costantemente durante i millenni di storia dell’Impero tra le varie dinastie al fine di ottenere l’egemonia culturale e sociale. A discapito, però, delle minoranze che a furia di repressioni ed emigrazioni hanno assistito alla progressiva “hanizzazione” del territorio, anche periferico, della Cina. A partire dai mongoli, passando per i tibetani, sino ad arrivare agli uiguri.


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Le reazioni internazionali

Gli Usa, domenica, hanno criticato la scelta del tedoforo uiguro definendola come uno sforzo di Pechino per “distrarci” dai maltrattamenti della minoranza. Ma Haiyun, un esperto di Xinjiang e professore presso la Frostburg State University nel Maryland, ha detto che la selezione di Yilamujiang era destinata ad inviare un messaggio: “selezionando un atleta uiguro per accendere la torcia, la Cina sta cercando di affrontare le critiche dell’Occidente sul genocidio e la persecuzione degli uiguri, e sulla sinicizzazione delle minoranze etniche”. Ma, la spettacolarizzazione di un tale tema non potrà avere effetti reali, finché la Cina non deciderà di fermare i maltrattamenti e distruggere i centri di rieducazione ancora attivi. Finora, almeno un milione di uiguri sono stati incarcerati nei campi di rieducazione nello Xinjiang. Inoltre, le autorità cinesi sono state accusate di sterilizzazione forzata delle donne uigure e di genocidio di massa. Qualche giorno fa, gli uiguri ad Istanbul hanno manifestato per denunciare che le Olimpiandi di Pechino “non si svolgono sulla neve, ma sul sangue”. Intanto, la comunità internazionale dorme e the show must go on.