L’agenda delle priorità

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What to think about

Nel 1972, due sociologi americani, Maxwell E. McCombs e Donald Lewis Shaw, sviluppando il lavoro di Walter Lippman sulla formazione dell’opinione pubblica, introdussero nelle scienze sociali una teoria destinata a diventare un punto di riferimento negli anni a venire.

Erano anni nei quali cominciavano a prendere corpo i primi studi sugli effetti della televisione – in un Paese, gli Stati Uniti, che quaranta anni prima, aveva attribuito ai giornali un ruolo di primo piano nel coinvolgimento americano nella Prima Guerra Mondiale. Tv private, internet e social sarebbero venuti poi.

Il potere di agenda

L’ipotesi di McCombs è Shaw è piuttosto semplice nella sua definizione essenziale, e propone l’ipotesi per cui i mezzi di informazione, concentrandosi di più su certi eventi e argomenti e tralasciandone altri, trasferiscono al pubblico l’ordine del giorno della vita politica. La cosiddetta “agenda”, da cui il nome della teoria: “Agenda setting”.

La loro idea è che i media, influenzando l’ordine di rilevanza che il pubblico attribuisce alle informazioni trattate,  determina sia i temi sui quali  si concentra l’opinione pubblica (what to think about), ma anche il modo con cui vengono elaborati (what to think). In buona sostanza non solo su cosa pensare ma anche come farlo.

Cosa è importante e cosa no

Shot of a mother bonding with her two adorable little children outdoors

All’estremo di questa teoria ci sono, da un lato, le notizie che polarizzano l’attenzione (come nel corso del picco dell’epidemia), dall’altro, quelle che, oscurate, non sono percepite dal pubblico e quindi non entrano a far parte del processo di formazione delle opinioni: da poche settimane, ad esempio, si è tornati a parlare delle tragedie dei migranti, che, nel silenzio dei media e con buona pace delle nostre coscienza, hanno continuato a morire nel silenzio generale anche quando si parlava solo di coronavirus.

L’emergenza legata al COVID 19 – che è tutt’altro che conclusa – che per oltre tre mesi ha costituito il primo punto dell’agenda dei media, ha in queste settimane ceduto il passo ai temi dell’economia, inducendo irragionevoli (ma comprensibili, alla luce della teoria di McCombs e Shaw) prese di posizione da parte di molte persone che, purtroppo a torto , ritengono che questa difficile pagina della nostra vita sia definitivamente chiusa.

Negare l’evidenza

A livello politico, questa percezione è prontamente divenuta il cardine della battaglia negazionista intrapresa dalla destra italiana contro le restrizioni del governo finalizzate a contenere un’epidemia dagli esiti (purtroppo) tutt’altro che scontati.

Cercando di cavalcare l’errata impressione che l’emergenza sia terminata – prodotta, come detto, dalla minore rilevanza attribuita al tema dai media – l’opposizione guidata da Salvini e Meloni ha cercato di approfittarne per intercettare consensi.

Il messaggio è semplice quanto pericoloso, e assimila le prescrizioni sanitarie (distanza sociale, mascherina protettiva) a vere e proprie limitazioni della libertà individuale, a loro dire ingiustificate dato il disconoscimento dell’emergenza sanitaria, nonostante il parere di scienziati di tutto il mondo.

L’economia prima della salute?

L'inquinamento nelle città europee

I consensi raccolti da questa irragionevole presa di posizione sarebbero molti meno se i media mantenessero desta l’attenzione del pubblico sulla pericolosità del virus che, nonostante i numeri resi noti, è ben presente e minaccia una recrudescenza con l’arrivo dell’autunno. Ma la loro agenda relativa ai temi trattati vede saldamente ai primi posti l’economia, e, esattamente come previsto da McCombs e Shaw, il pubblico è indotto a considerarla la priorità del momento – sino al paradosso di posporre ad essa la salute individuale e collettiva.

Il dibattito sull’influenza dei mezzi di comunicazione nella determinazione di opinioni, atteggiamenti e comportamenti ha quasi un secolo di vita, e risente anch’esso – oltre che dei diversi orientamenti delle scuole di pensiero – degli interessi in gioco. Non è un caso se il controllo dell’informazione è da sempre considerato un cardine della gestione del potere.

Democrazia formale e sostanziale

elezioni posticipate ovunque tranne in Polonia

Emerge, per l’ennesima volta, la debolezza del presupposto fondante la democrazia, e cioè che i cittadini siano in grado di esercitare il diritto di voto con consapevolezza – capaci cioè di orientare le loro scelte secondo informazioni adeguate, rispetto dei valori fondanti la società, sensibilità per l’interesse collettivo e non solo personale. Almeno questo.

Il potere di agenda dei media, insomma, è tale solo perché il pubblico non è in grado di opporre una griglia di valori e conoscenze in grado di definirla a sua volta. L’ennesima conferma che la causa dei nostri guai – individuali e collettivi – deve essere cercata innanzi tutto dentro di noi prima ancora che fuori.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 52 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me ein anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.