LE NOSTRE IDEE SONO DAVVERO NOSTRE?

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Il modo più semplice per dare una spiegazione ad un fenomeno è quello di ignorare la maggior parte delle diverse variabili che concorrono a determinarlo, colmando i vuoti con inferenze pregiudiziali.

Dare un giudizio senza avere informazioni adeguate

È quello che fanno tutti i tifosi che non sono d’accordo con la formazione messa in campo dall’allenatore: non assistono agli allenamenti, non sono esperti di tattica, non conoscono lo stato di forma dei giocatori e neppure il loro rapporto con il gruppo.

Ma contestano la scelta del mister che invece è un professionista e possiede tutte queste informazioni (anche se, naturalmente, può sbagliare).

Ille nihil dubitat qui nullam scientiam habet: l’ignorante non ha mai dubbi, perché i dubbi hanno bisogno di conoscenze per prendere forma.

Piegare la realtà al nostro modo di pensare

Non è un paradosso: meno cose si conoscono, più è semplice costruire una teoria o un nesso causa-effetto in grado di dare (apparente) conferma al proprio modo di pensare.

Se qualcosa o qualcuno non mi piace, è semplice individuare qualcosa in grado di confermare il nostro (pre)giudizio, persino rafforzarlo mescolando vero e verosimile.

Ma non posso non essere sempre colpito dall’arroganza con cui si parla di questioni complesse: la negoziazione del cambio lira/euro nel corso dell’introduzione della moneta unica; l’organizzazione dei servizi di welfare (rispetto alla quale moltissimi si pongono dalla parte di chi esige un servizio, non in quanto contribuenti).

Il piano urbanistico della città in cui si vive; la strategia di contrasto alla pandemia.

Una volta eravamo una nazione di commissari tecnici, oggi – grazie soprattutto alla Rete – passiamo da un ruolo esperto all’altro.

La critica non è nel merito, ma alla persona

Questo gioco al massacro (dove però, statisticamente, anche sparando a caso qualche volta colpiamo il centro del bersaglio), che realizza la deriva della rappresentanza individuale di interessi che invece dovrebbero essere tutelati in modo collettivo, si basa su una regola implicita, di cui però nessuno parla.

Poiché l’allenatore, l’economista, il medico, indicativamente hanno maggiori conoscenze nel loro lavoro di chi si occupa di altro, contestare le loro scelte può essere motivato solo da due ipotesi: la prima, è credere di saperne di più, e francamente mi pare un criterio adatto solo a pochissimi.

Ma se neghiamo l’evidenza di una competenza maggiore da parte degli esperti di ogni disciplina, non rimane altro che il dolo.

Ecco dunque emergere il vero livello della contrapposizione: non nel merito della questione, ma sulla base della presunta onestà intellettuale della controparte.

Contestare non significa che l’altro sbaglia, ma che lo fa apposta. E questo rende ancora più paradossale la situazione, trasformando tutto quanto in un gigantesco complotto.

Le fonti di cognizione

Ricorderete lo scandalo di Cambridge Analytica che chiamava in causa Facebook, uno dei principali veicoli di informazione degli ultimi anni:

https://www.theguardian.com/news/series/cambridge-analytica-files

Può apparire superfluo ribadire la necessità di selezionare e valutare l’attendibilità delle fonti da cui provengono le informazioni.

E anche che ciò che sta accadendo oggi non sarebbe stato possibile senza l’avvento dei social

Facebook

C’è un detto, perfetto per il mondo della Rete (ma non solo): se qualcosa è gratis, sei tu la merce. Il senso è chiaro: il servizio che viene concesso ha un costo occulto che paga quello che, in apparenza, è il cliente.

Nel caso Cambridge Analytica, Facebook è stato sanzionato perché ha condiviso (dietro un compenso milionario) i dati di milioni di utenti, permettendo così di ricostruire il loro profilo in termini di orientamenti politici, di consumo, sessuali. Predisponendo, così, campagne mirate di marketing a livello personalizzato.

Tutti coloro che usano i social, anche attraverso smartphone, hanno fatto esperienza di pubblicità mirata: cerco una auto usata in Rete, ecco che quando apro un altro sito mi appaiono nuovi annunci.

Oppure ho parlato al telefono con una persona, ed ecco che facebook me la suggerisce per chiedergli l’amicizia.

Ma i social operano ad un livello ancora più insidioso.

Rafforzare le proprie idee, non informarsi

I post che appaiono nella bacheca di ognuno sono il risultato di un algoritmo che li seleziona in modo mirato, riflettendo il profilo che risulta dalla navigazione, quindi: quelli delle persone con cui interagiamo, ma anche che trattano argomenti  verso i quali abbiamo mostrato interesse, e soprattutto che li trattano in un modo che condividiamo.

Questo significa che tutta l’informazione che ricaviamo dal social è modulata attorno a noi, con l’effetto di rafforzare le nostre opinioni, non di metterle in discussione.

Le accuse agli hacker russi di avere influenzato il voto nelle scorse presidenziali americane si basava su questo meccanismo (semplificando): dalle informazioni acquisite da facebook veniva individuato ogni potenziale elettore indeciso.

Quindi era preso di mira da una serie di messaggi che lo portavano ad orientare la sua scelta, anche attraverso fake news che però, nel contesto complessivo della campagna mirata, non apparivano tali.

È noto che anche in Italia molti leader politici acquistano inserzioni a pagamento che poi l’algoritmo di facebook diffonde in modo capillare a coloro i cui profili mostrano maggiore reattività a quel determinato messaggio.

Le nostre idee non sono nostre

Scambiando la propria bacheca social con un mezzo di informazione (al netto delle vere e proprie fake news), si ha l’errata impressione di assumere informazioni  – addirittura contro-informazioni – mentre in realtà è esattamente il contrario.

A chi ha mostrato interesse verso il tema della pericolosità dei vaccini, appaiono post e rimandi ad articoli che confermano questa tesi.

Viceversa, chi crede siano lo strumento migliore per affrontare la pandemia, viene rassicurato con studi e opinioni a sostegno di tale tesi.

In entrambi i casi, si tratta di due posizioni che derivano non dalle informazioni ricevute, ma da quelle negate.  Entrambe falsate, ma soprattutto eterodirette.

Rompere la spirale

Informarsi significa diversificare le fonti e valutarne l’attendibilità; ma soprattutto avere l’obiettivo di farlo veramente, andando oltre il riflesso dell’attenzione selettiva.

Attenzione selettiva che ci porta a cercare conferme di ciò che siamo portati a pensare o il conforto di aderire ad una opinione condivisa.

È qualcosa che ha a che fare non solo con i Massimi Sistemi: chi è abituato a ragionare in modo approssimativo sui grandi temi della società, lo fa anche per ciò che riguarda la sua vita e le persone vicine.

L’auspicio, è che possa provare a fare meglio, se non per tutti, almeno per sé e per i propri cari: il primo passo con cui comincia ogni viaggio, anche lunghissimo.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, ricercatore, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me Ein Anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" ( La Strada, 1998 - segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "La vita di Sherlock Holmes" (2021). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra le miei ultime monografie: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., Federsanità, 2018), “Di fronte alla pandemia” (et. al., Federsanità, 2021), “Un’emergenza non solo sanitaria” (et. al., Federsanità, 2021) . Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com - dal 2020 pubblicato su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.