Sono Le improbabili storie di vita cantate dai Jamu protagoniste dell’intervista che state per leggere.

Per chi non li conoscesse, i Jamu sono una giovane band milanese d’importazione, essendo tutti i suoi membri di origine calabra. Nati artisticamente solo lo scorso anno, i Jamu sono quattro ragazzi tra i 23 e i 21 anni: Frank, chitarra ritmica e voci e anche autore dei testi; Matteo, batterista; Marco, Bassista e seconda voce del gruppo; e infine Riccardo, chitarra solista.

Come loro stessi si presentano, la loro musica è una calibrata sovrapposizione di sonorità indie rock, con delle influenze del mondo cantautorale passato molto vive che si possono sentire nella voce impostata e nei testi soprattutto.

Ciò che colpisce dei Jamu è sicuramente cosa trasmettono i loro pezzi: di facile comprensione, spesso trattano di tematiche sociali quanto personali, tenendo però sempre a mente come ”La musica dà al cuore la forza di battere più forte”.

Per questi motivi, ma soprattutto affinché possiate conoscere la loro storia e la loro musica di questa band che si è autoprodotta, ecco a voi l’intervista che i Jamu hanno rilasciato PeriodicoDaily.

Fateci sapere cosa ne pensate anche qui nei commenti!
Parliamo prima un po’ di voi: siete una band calabra. Cosa vi lega alla vostra terra natia?

La terra dove nasci ti resta sempre nel cuore; andare via fa sempre male. Quando parti lasci un pezzo di te vicino al mare e ripassi ogni anno ad assicurarti che il mare non lo abbia portato via. C’è un filo invisibile che ti riporta indietro, che ti porta qui a guardare un tramonto rosso fuoco, ma sempre con la consapevolezza che alla fine è solo per poco che ci resti; la vita è ormai altrove e a casa lasci la famiglia, gli amici più vecchi, i ricordi. Milano ci ha accolto a braccia aperte, dandoci la possibilità di realizzare un sogno, e non possiamo non essere felici, nostalgici del mare ma felicissimi di poter vivere in una delle città più belle e attive di Europa.

Siete una band indipendente, tanto che il vostro EP è stato prodotto grazie al Crowdfunding. Come vi siete trovati con questa strategia? Credete che “affiancarvi” ad una casa produttrice vi possa creare dei paletti?

Abbiamo trovato nel crowdfunding la soluzione migliore per chi come noi aveva la volontà di autoprodursi; volevamo provare a lanciarci in una avventura musicale ed alla fine si è rivelata una soluzione vincente: siamo riusciti a produrre il nostro progetto e siamo su tutte le piattaforme di distribuzione digitale e sul classico CD. Affiancarsi ad una casa discografica è un’esperienza che, al contrario di quello che si possa pensare, vorremmo provare a fare, quello con la casa di produzione è un sodalizio artistico che deve nascere da due volontà che vanno nella stessa direzione, altrimenti si rischia di vedersi limitati artisticamente; e per noi la musica non può essere solo un prodotto di consumo, la musica è un meraviglioso mezzo di comunicazione. Essa deve avere un messaggio altrimenti rimane un involucro senza contenuto: non puoi solo mettere insieme dei suoni ed un testo. Deve avere un fine. Deve comunicare. 

La vostra musica si propone con una sonorità rock importante e i testi che le affiancate sono molto profondi. Chi scrive i testi? E da dove nasce l’ispirazione?

Siamo sempre stati legati al rock, veniamo tutti da una tradizione musicale diversa, il rock però era il nostro punto di incontro. I testi vengono scritti da Frank, è lui l’autore. In ogni canzone viene raccontata una storia, si parla di quello che ti accade intorno. La vita ti scorre davanti, tu la guardi, la vivi, e la racconti, parli delle emozioni, dei sentimenti di quelle cose che ti scuotono l’anima. Canti dell’amore per una persona e della rabbia verso la società, delle bellezze e dei misteri delle città di notte, tutto ciò che vedi e che non ti lascia indifferente è degno di diventare fonte di ispirazione, basta lasciarsi trasportare.

Entrando nella canzone “Amico Mio”, il testo narra il ricordo di una persona, facendo sì che la musica completi il testo quando le parole sembrano mancare. Quale credete sia il valore comunicativo della musica? E a chi è rivolta la canzone?

La musica ha un valore comunicativo immenso: può svegliare le coscienze, scuotere gli animi, non è un semplice ascolto, è un mezzo di comunicazione che arriva fino nel profondo di ognuno. Ѐ il modo di comunicare più potente che esista, ti si lega al cuore, trasporta emozioni: molte volte se hai paura canti. La musica dà al cuore la forza di battere più forte. Amico Mio, è una canzone speciale: rappresenta l’inizio di tutto. Io ho ricominciato a suonare per mantenere una promessa fatta ad un amico che non c’è più, che purtroppo è andato via troppo presto, ma che mi aveva sempre incoraggiato a suonare e a cantare. Era la prima persona con la quale avevo fondato un piccolo gruppo e suonavamo spesso a casa sua. Amico mio è la mia “canzone contro la paura”, per citare Brunori Sas; è quella che mi ha aiutato a fare battere il cuore più forte. Se continuo a suonare è perché voglio portare la musica e il mio messaggio verso gli animi di più persone possibili. La musica non è un commercio non è un bene da vendita. Ѐ amore; ed è anche un modo eccellente per conservare e rendere eterno un ricordo, proprio come in questo caso.

I Jamu però non sono solo introspettivi come nella canzone di prima; ne è esempio la canzone “Inno Dissacrato”. In questa canzone prendete una chiara posizione sociale e politica. Pensate che la musica possa o debba influenzare gli ascoltatori anche su queste tematiche?

La musica può influenzare ma non deve imporre; chi ti ascolta deve conoscerti, deve anche poterti criticare se non condivide il tuo pensiero, ma deve avere una immagine vera dell’artista, della sua persona e del suo pensiero. È sbagliato nascondersi dietro un dito e creare un’immagine immacolata ma non veritiera. Siamo un gruppo che si schiera e non ha paura di cantare la realtà; non abbiamo paura perché la musica non ha padrone e l’unico nostra giudice è il pubblico, e se mai dovessero chiederci di smettere di suonare o di fare critica alla società allora prenderemo in considerazione la cosa.

Rimanendo sul sociale, ho letto che siete impegnati in diverse situazioni. Ditemi qualcosa in più.

Siamo coinvolti in diversi progetti attivi a livello sociale, sul territorio Milanese Frank e Marco hanno suonato spesso in acustico negli ospedali. Grazie all’iniziativa dei ragazzi di “Officine Buone” abbiamo avuto la possibilità di suonare in diversi reparti degli ospedali milanesi, avendo così contribuito a rendere meno complicata la permanenza in ospedale dei pazienti, spezzando un po’ la routine ospedaliera. Siamo inoltre coinvolti in un progetto che ci vede impegnati a promuovere la musica sul territorio calabro, e vorremmo riuscire a dare vita ad un movimento musicale che dia nuova linfa ai gruppi indipendenti in Calabria e a quei ragazzi che vorrebbero cimentarsi in avventure divertenti come la nostra.

Ora non resta quindi che rimanere aggiornati sulle loro prossime mosse che potete seguire sulle pagine ufficiali social.  

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