Le guerre civili e gli effetti sulla natura

Le guerre civili hanno risvolti negativi non solo per gli umani ma anche per la natura che risiede nei luoghi dove avvengono questi conflitti.

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guerre civili

Nei paesi dove scoppiano le guerre civili a rimetterci non sono soltanto le persone. Anche la fauna selvatica risente dei conflitti e le conseguenze su di essa sono decisamente negative.

Studi diretti sulle popolazioni di animali in queste circostanze sono inesistenti a causa degli ovvi pericoli che ricercatori e studiosi potrebbero incorrere in quelle zone.

Ma un articolo pubblicato su Nature analizza la situazione degli animali in Angola, situata nell’Africa sud occidentale, prima, durante e dopo la guerra civile (1975-2002) basandosi sui racconti e le conoscenze naturali delle popolazioni locali.

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Effetti diretti e indiretti delle guerre civili

Le guerre civili, in aree particolarmente importanti per la biodiversità, possono incidere in diversi modi sulla fauna e anche sulla flora.

Quando sono gli stessi conflitti ad incidere sull’ambiente essi possono farlo sia direttamente che indirettamente.

In modo diretto, ad esempio, tramite la caccia (finalizzata al commercio della selvaggina per finanziare le milizie oppure per procurare cibo ai militari) e le armi usate in guerra (campi minati o sostanze chimiche).

In modo indiretto tramite le modifiche o le distruzioni di habitat, oppure quando i budget usati usualmente per la conservazione vengono invece destinati ai militari.

Cambiamenti socioeconomici

Inoltre anche i cambiamenti socioeconomici che caratterizzano le guerre civili, sia durante che dopo, agiscono a danno della conservazione della natura.

L’accesso da parte di quasi tutti i cittadini alle armi automatiche, l’assenza di leggi che governano le azioni di caccia, e il bracconaggio senza controllo hanno causato, nei paesi colpiti dai conflitti, lo sterminio di intere popolazioni animali con effetti a cascata anche su specie non interessate direttamente da tali azioni.

Il caso dell’Angola

Studiando nello specifico il caso della guerra in Angola, basandosi solo su testimonianze e racconti, ci si accorge come le abitudini e i luoghi tipici delle diverse specie abbiano influito sul loro andamento demografico durante i conflitti.

Infatti, i primi a far le spese, sono i grossi animali e in particolar modo quelli che vivono nelle savane aperte e con scarsa vegetazione.

Elefanti e ippopotami hanno visto decrescere enormemente i loro numeri.

Le dimensioni e la facile individuazione non hanno dato tregua a queste specie, massacrate senza problemi con l’uso delle armi automatiche.

Gli animali che vivevano nelle foreste, o che vi si sono spostati per sfuggire alla pressione venatoria, hanno avuto più chance. La maggiore copertura vegetativa, e il difficile accesso a questi luoghi con i veicoli, hanno giocato un ruolo chiave nella loro salvezza.

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