Il mondo corre più veloce e l’uomo ha più fretta. Il tempo ormai è sempre meno o, forse, le cose da fare sono sempre di più. Lavoro, palestra, bambini, lavoro, pizza al volo con gli amici, calcetto, estetista, lavoro. La società sembra essere diventata pretenziosa e l’uomo per accontentarla corre, e forse arranca, ogni giorno di più.

Una delle 86 foglie con poesia
Una delle 86 foglie con poesia

Ma in mezzo al caos e alla frenesia esistono ancora poche persone capaci di fermarsi, fare un bel respiro e godersi il momento. In quel preciso istante, velocissimo un pensiero: “che tranquillità”. Allora decidono di dover rendere partecipi anche tutti gli altri della loro scoperta: la calma fugace. Una di loro è Elena Zaharova.

Il suo regalo è stato scrivere poesie sulle foglie cadute. La Zaharova ha sparso le foglie in cinque parchi diversi: quello a Washington Square, quello a Manhattan, quello a Union Square, quello a Bryant Park, quello alla Madison Square ed infine a quello di Tompinks Square. Si tratta di ottantasei foglie che recano i versi di poeti come Bukowski, Neruda e tanti altri.

Una foglia scritta in uno dei parchi
Una foglia scritta in uno dei parchi

“Quella settimana era stata super difficile” spiega Elena Zaharova. “Ero emotivamente esausta, come tutti in giro. L’apatia post-elettorale unita a poche decisioni personali che dovevo prendere. Quindi ho creato questo progetto: ottantasei foglie con citazioni scritte a mano di poesia. Le ho lasciate nei cinque parchi di New York. Scommetto che la maggior parte delle foglie non sono mai state notate, ma poche potrebbero far sorridere e pensare qualcuno. Tutti hanno bisogno di un modo per far fronte alle emozioni, specialmente quando non possono permettersi un terapeuta”.

Un progetto semplice ma capace di regalare quell’attimo fugace di calma e respiro.

Ma la Zaharova non ha inventato nulla di nuovo: ha rivisitato un’usanza indiana, adattandola ai giorni nostri.

L’india è stata la prima a capire il potere di una foglia “scritta”, già duemila anni fa circa.

I Naadi: le foglie del destino
I Naadi: le foglie del destino

La leggenda narra che migliaia di anni fa i Sapta Rishi, sette antichi saggi, ricevettero la capacità di canalizzare le conoscenze passate, presenti e future di moltissime vite umane. Ricevettero così i Naadi Shastra, trattati di energia canalizzata, che vennero trasmessi oralmente per più di quattromila anni. Poi vennero trascritti su foglie di palma, in sanscrito. Tali trattati rappresentano un sistema di predizione, una guida, si dice, per conoscere se stessi.

Più tardi il re Tanjore volle far tradurre i Naadi in lingua Tamil su nuove foglie di palma visto che quelle vecchie si stavano deperendo. Le predizioni vennero trascritte con una sorta di chiodo che incideva le foglie, dopodiché conservate con olio di pavone e riposte nella biblioteca Mahal Saravasti di Tanjore, nel sud dello stato indiano del Tamil Nadu.

La biblioteca Mahal Saravasti di Tanjore

La biblioteca Mahal Saravasti di Tanjore

Le previsioni dei Naadi sono espresse in forma di commenti e conversazioni tra il Dio Shiva e Parvati Mata. I contenuti delle foglie sono manoscritti suddivisi in sedici capitoli o kandams, che descrivono i vari aspetti della vita dei singoli individui.

Nell’antica India, come a New York oggi, le cose semplici sono le più apprezzate. Sapere che anche solo le foglie possono regalare o un momento di conforto è necessario per ricordarsi che fermarsi e respirare è importante.

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