Le donne continuano a non essere libere e sicure per strada

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Strada
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La strada continua ad essere uno spazio off limit per le donne che continuano ad adottare strategie di “sopravvivenza” di fronte alla società patriarcale che continua a vivere.

La soluzione tappabuchi dei Voucher taxi contro l’insicurezza per strada

Sono tante le donne che ammettono di allungare la strada per farla con le amiche e ritrovarsi il meno possibile da sole, tornano prima a casa o alla fine decidono di non uscire. Secondo il rapporto Istat 2018, il 36,6% delle donne intervistate ha detto di non uscire di sera per paura (gli uomini sono l’8,5%), e il 35,3% ha dichiarato che quando esce da sola di sera non si sente sicura. Nel vuoto di proposte da parte delle Istituzioni, chi si è mosso sono alcuni Comuni con iniziative sporadiche. Trento, Bologna e Ferrara sono alcune delle città che negli ultimi anni hanno avviato i Voucher taxi, cioè tariffe agevolate per alcune categorie di cittadini, tra cui proprio le donne che si spostano durante la notte, incentivate così a utilizzare le auto pubbliche piuttosto che camminare a piedi da sole.

Senza dati i problemi diventano invisibili

Ma siamo davvero sicuri che i taxi rappresentino un’opzione sicura? Se si googla “Molestie sui taxi” ci si renderà conto di quanto spesso siano avvenuti episodi di abusi sulle auto pubbliche. Tuttavia, se si volessero avere dei dati specifici relativi alla questione si incapperebbe in un altro problema: il Gender Data Gap. Con questo termine ci si riferisce al divario tra i dati che riguardano gli uomini e quelli che riguardano le donne. Quello che emerge prepotentemente da questo gap è che manca l’idea stessa che sia necessario raccogliere dati che riguardano le attività, i desideri, i bisogni delle donne. Una volta raccolti i dati per gli uomini, quelli vanno bene per tutti. A essere onesti bisognerebbe dire dati per gli uomini bianchi, eterosessuali, di classe sociale medio-alta. Anche se così facendo ci si dimentica di pensare a metà del genere umano. D’altronde, se non esistono dati che illustrano un problema, quest’ultimo diventa invisibile e, così, non sufficientemente importante da essere analizzato e risolto.

Preoccuparsi troppo è limitante e limitativo

L’intento di proposte sporadiche come quella dei Voucher taxi è di evitare alle donne di incappare nei problemi che il patriarcato presenta quotidianamente. Così facendo, però, si sta perpetuando lo stereotipo secondo il quale le donne devono essere “addestrate” a difendersi. Preoccuparsi è giusto, ma troppo è limitante e limitativo. Dopotutto, “le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”, ha spiegato Rosanna Bartolini, presidente della Casa delle donne contro la violenza di Modena. Secondo la presidente, questi servizi non aiutano ad andare alla radice del problema: “Le donne devono essere sempre sicure e libere di camminare ovunque. La soluzione non è vincolarle a dover essere accompagnate fin sotto casa”. Quello della sicurezza delle donne in strada e sui mezzi pubblici è un problema che non può essere risolto solo con maggiore sicurezza in strada, ma dovrebbe intervenire su una radicale trasformazione della cultura e dell’educazione.

Riappropriarsi della strada e della libertà

Essere sicure sui mezzi e per strada vorrebbe dire riappropriarsi di uno spazio che non è ancora delle donne. E riappropriarsi di un luogo pubblico vuol dire libertà. Gli stratagemmi per sentirsi più sicure, le telefonate, le app, pur essendo utili nel breve periodo, rafforzano l’immagine di spazi off limits per i corpi femminili e l’idea che le donne debbano auto-disciplinarsi regolando il proprio comportamento. La paura femminile, infatti, non è solo una naturale conseguenza della violenza di genere in luoghi pubblici, ma assume carattere normativo. “La funzione sociale della paura delle donne è il controllo delle donne”, scrive l’attivista femminista Leslie Kern nel libro Feminist City. “La paura limita la vita delle donne e funziona per sostenere un sistema capitalista eteropatriarcale in cui queste sono legate in maniera esclusiva allo spazio privato della casa”. Ecco che, quindi, le città non sono luoghi neutri ma, al contrario, sono attive nel mantenere e riprodurre ruoli e stereotipi di genere. Da qui la necessità di ripensare gli spazi pubblici per renderli più sicuri, vivibili ma, soprattutto, spazi da occupare e non da temere.