Le dichiarazioni che avvelenano l’equilibrio della dialettica

La dialettica è uno sviluppo dello spirito di contraddizione, dato all'uomo affinché impari a riconoscere la differenza delle cose

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Un uomo molto più saggio di me disse: “le dichiarazioni che avvelenano la dialettica politica sono il pane della propaganda“. Le dichiarazioni fatte oggi dai vari schieramenti di destra confermano la solidità di quell’aforisma politico. Abbiamo sentito, dai leader della destra italiana, accuse verso il governo e le istituzioni per la “notte napoletana“. Fondamentalmente accuse legate ad un eventuale lockdown annunciato dal governo, che in realtà non ha mai annunciato.

Le dichiarazioni che avvelenano: propaganda o mancanza di struttura dialettica?

Cicerone diceva: “I saggi sono istruiti dalla ragione. Le menti comuni dall’esperienza. Gli stupidi dalla necessità e i bruti dall’istinto“. Nella notte i bruti hanno reagito di istinto, bruciando e attaccando chi non c’entrava nulla. Gli stupidi hanno reso omaggio alle loro necessità rifugiandosi nell’indifferenza. Le menti comuni si sono rese serve dell’elogiare la rivolta. Mentre la ragione faceva visita ai saggi che nell’ombra disegnavano piani più complessi. Le accuse verso chi non ha determinato la rivolta esprimo la mancanza di struttura dialettica. Non per niente menti più elevate, abituate a trattazioni molto più importanti hanno taciuto. La dialettica rispetta il concetto base del confronto su basi semantiche, mentre la propaganda la semantica dell’accusa. La differenza di queste due pratiche è nella “struttura dialettica“, di cui la destra ha dimostrato di essere sprovvista. Allora la lecita domanda è: la sinistra ha dimostrato struttura dialettica?

Ciò che manca è la mancanza delle basi della dialettica

Goethe diceva: “La dialettica è uno sviluppo dello spirito di contraddizione, dato all’uomo affinché impari a riconoscere la differenza delle cose“. Cosa ha imparato la sinistra oggi? Probabilmente il non accusare gli accusatori. Non abbiamo da parte del governo risposte dirette alla destra, ma una ferma opposizione alle azioni dei rivoltosi. La prova che le dichiarazioni che avvelenano la dialettica politica non costruiscono o cambiano gli eventi. Nelle dichiarazioni di Di Maio, troviamo una condanna forte alla rivolta di ieri sera. Di Maio non punta il dito sui responsabili, in quanto in una logica governativa ad ampio raggio, non c’è mancanza nel tentativo di “protezione“. Altrettanto Renzi, che non espone contraddittori verso la destra che accusa chi non è responsabile, ma rimane nell’analisi dei fatti.

Le dichiarazioni che avvelenano: come combattere chi combatte

È nella normalità dell’analisi politica esprimere ciò che più sembra logico. Lo scontro diventa lo specchietto per le allodole, nel quale tende a cadere chi vuole schierarsi senza una struttura forte del contesto in essere. Ieri sera, come oggi, il Governatore De Luca è stato vittima di un sabotaggio politico. Le dichiarazioni che avvelenano possono anche esser fatte di silenzio, omissioni e indifferenza. De Luca è personaggio scomodo sia per la destra che per la sinistra, e ad oggi il suo scomparire sarebbe gradito da chi non usa la logica del lancia fiamme. Un altro punto, che mi piace analizzare da ieri sera, è la figura di De Magistris. Lui, con De Luca fuori dai giochi, potrebbe essere l’uomo per tutte le stagioni: buono sia per la destra che per la sinistra. Il suo essere estraneo, mentre la città bruciava, garantisce ad entrambi gli schieramenti politici, un’apertura di dialogo futuro, per una reggenza contraddittoria sulla regione. La storia insegna che sono i complotti ad essere scoperti e non la dialettica del confronto.

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